31/10/2025
Lentezza e velocità…
𝐓𝐢𝐟𝐨𝐧𝐞: 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞
Zeus sta perdendo. Veramente non "ha perso." Ma sta perdendo, che è peggio.
Ok, sono in confusione perché vorrei fare post più brevi, ma se non spiego bene, poi non riesco a descrivere quello che vorrei raccontare.
Tifone, mostro con cento teste di serpente, ali che oscurano il cielo, voce che tuona in tutte le lingue degli animali, ha appena affrontato il re degli dèi.
Sì ma… Zeus?
Zeus ha fatto quello che ha sempre fatto: ha colpito con la folgore, ha tagliato con la falce d'acciaio, ha combattuto come si combatte da sempre.
Stavolta non è bastato.
Tifone lo blocca. Gli strappa di mano la falce. E poi fa qualcosa che nessun nemico aveva mai fatto prima: gli taglia i tendini di mani e piedi. Uno per uno.
Il suo è un disegno crudele: non lo uccide, lo lascia vivo. Immobile; imprigionato in una grotta; avvolto in una pelle d'orso, con la mente lucida e il corpo inerte.
Questo è il punto più interessante di questa storia: Tifone non distrugge Zeus. Lo paralizza, gli toglie l'uso del corpo conservando quello della testa.
Il re degli dèi può pensare, può vedere, può capire cosa sta succedendo, ma non può muovere un dito, non può parlare tantomeno comandare. Insomma, non può agire.
È la forma peggiore del disastro, quella che ti lascia cosciente mentre guardi il corpo che non risponde.
Tifone affida i tendini a Delfine, una donna drago, che custodisce la sua tana, e poi esce a devastare il mondo.
Gli dèi dell'Olimpo fuggono in Egitto, trasformati in animali per paura.
Solo Atena resta. Non combatte, non può, ma non fugge. Resta ai margini, sprona, tiene. Ma questo non basta.
Intanto le Moire, le tre dee del destino, si avvicinano a Tifone. Gli offrono frutti. "Mangiali," dicono. "Ti daranno forza. Sono frutti effimeri, cibo degli dèi destinati a chi dominerà il mondo."
Tifone li mangia, anche perché sembrano premi, ma sono veleno.
Non lo uccidono, ma intanto lo indeboliscono rendendolo lento, confuso, un po’ euforico, ma svuotato.
È il momento in cui entra Pan. Il dio dei pastori, mezzo capra, quello della paura irrazionale (qua ci faremo un post) da cui "panico."
Non è un guerriero, non ha folgori, ha solo un flauto e lo suona. Un suono acuto, penetrante, disturbante.
Tifone si volta, si distrae e per un attimo perde il filo.
Pan non lo sconfigge lo tiene occupato e guadagna tempo.
Ed è in quei frangenti che Ermes agisce.
Non combatte Tifone, sappiamo che non è nel suo stile, e stavolta non tiene neanche discorsi.
Va nella tana di Delfine, la inganna, recupera i tendini, torna nella grotta e li riattacca a Zeus, tendine per tendine. Silenzioso, tecnico, invisibile.
Zeus si alza, combatte di nuovo ma questa volta vince e schiaccia Tifone sotto il Monte Etna.
Ma Tifone non muore. Rimane sepolto, vivo sotto la montagna.
Ogni tanto sbuffa. Ogni tanto il vulcano erutta. Ogni tanto la terra trema.
Il mostro è contenuto, non cancellato.
𝐃𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐭𝐮𝐨𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐢𝐧𝐢
Chiunque abbia attraversato un serio momento “no” lo sa.
Quello è il momento in cui capisci esattamente cosa dovresti fare: alzarti, lavarti, rispondere al telefono…..ma il corpo non risponde.
La testa funziona. Anzi, funziona troppo bene. Ma tra il "so cosa fare" e il "farlo" c'è un abisso.
I collegamenti sono tagliati. 𝐒𝐞𝐢 𝐙𝐞𝐮𝐬 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐨𝐭𝐭𝐚.
Ricorda che stavolta le Moire possono offrire anche a te frutti: le distrazioni che sembrano premi, le scorciatoie che promettono sollievo ma ti svuotano.
L'alcol che "aiuta a dormire." Il lavoro compulsivo che "ti tiene occupato." Una relazione che riempie il vuoto ma non guarisce la ferita.
𝐒𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐮𝐟𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚.
Ma c'è anche sempre un Pan.
Qualcuno che non risolve, ma distrae il mostro abbastanza da farti respirare.
L'amico che ti fa ridere quando non dovresti. Il rituale stupido che ti tiene ancorato a qualcosa. La canzone che spezza il loop mentale.
Nessuna di queste ti salva, ma ti tengono in vita mentre qualcun altro recupera i tendini.
E allora c'è un Ermes o una Atena. Non i salvatori eroici da grandi discorsi, ma quelli che, silenziosi, fedeli, sanno riconnettere quello che si è spezzato. L'amico che ti porta la spesa quando non esci da giorni. Il terapeuta che ti aiuta a rimettere insieme i pezzi. Il familiare che resta quando tutti si sono stancati di aspettare.
Il mito ti dice: quando sei paralizzato servono tre cose. Chi resta anche se non può vincere (Atena). Chi guadagna tempo anche se non può salvare (Pan). Chi riattacca i tendini anche se nessuno lo vedrà (Ermes). Non ti serve uno solo. Ti servono tutti e tre, in momenti diversi.
Poi c'è l'ultima lezione, quella più difficile da accettare: Tifone non sparisce. È sotto l'Etna. Ribolle.
La maturità non è vivere senza Tifone. È saperlo tenere sotto una montagna abbastanza pesante.
Non esiste vittoria che cancella il rischio o un controllo che lo contiene.
Se oggi ti senti lucido e immobile, se la testa funziona e il corpo no, sei nella grotta.
La domanda non è "come sconfiggo Tifone."
La domanda è: dove sono i miei tendini, chi può recuperarli, chi mi guadagna tempo, e cosa sto mangiando che sembra premio ma è veleno?
Perché quando sei paralizzato, non ti serve una folgore. Ti servono i nervi. Il resto verrà dopo, e forse alla fine, non servirà.
Salvatore Barbato ©