Velia Tigano - Professional Counsellor & Coach

Velia Tigano - Professional Counsellor & Coach With this page I want to share my professional activities and posts or articles, that I find inspirational, related to wellbeing, interesting or useful.

I offer individual sessions, process groups and workshops, both in English and Italian. Visit my website www.veliatigano.com and learn about body-oriented counselling, Core Energetics and BioGestalt approaches.

A qualcuno che era molto arrabbiato, disse una volta un vecchio saggio: “Pensi che la mancanza di rispetto sia un insult...
02/11/2025

A qualcuno che era molto arrabbiato, disse una volta un vecchio saggio:
“Pensi che la mancanza di rispetto sia un insulto. Non lo è. È un’informazione.
Ti dice che la persona davanti a te non ha carattere, non ha giudizio, o è profondamente insicura. Ti dice che non è dei tuoi. Ti dice che devi andare oltre.
Un leone non si arrabbia quando una pecora disapprova il suo ruggito, semplicemente continua a camminare.
Tratta la mancanza di rispetto non come una ferita ma come una bussola, che ti orienta via dalle persone sbagliate.”

Lentezza e velocità…
31/10/2025

Lentezza e velocità…

𝐓𝐢𝐟𝐨𝐧𝐞: 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞
Zeus sta perdendo. Veramente non "ha perso." Ma sta perdendo, che è peggio.
Ok, sono in confusione perché vorrei fare post più brevi, ma se non spiego bene, poi non riesco a descrivere quello che vorrei raccontare.
Tifone, mostro con cento teste di serpente, ali che oscurano il cielo, voce che tuona in tutte le lingue degli animali, ha appena affrontato il re degli dèi.
Sì ma… Zeus?
Zeus ha fatto quello che ha sempre fatto: ha colpito con la folgore, ha tagliato con la falce d'acciaio, ha combattuto come si combatte da sempre.
Stavolta non è bastato.
Tifone lo blocca. Gli strappa di mano la falce. E poi fa qualcosa che nessun nemico aveva mai fatto prima: gli taglia i tendini di mani e piedi. Uno per uno.
Il suo è un disegno crudele: non lo uccide, lo lascia vivo. Immobile; imprigionato in una grotta; avvolto in una pelle d'orso, con la mente lucida e il corpo inerte.
Questo è il punto più interessante di questa storia: Tifone non distrugge Zeus. Lo paralizza, gli toglie l'uso del corpo conservando quello della testa.
Il re degli dèi può pensare, può vedere, può capire cosa sta succedendo, ma non può muovere un dito, non può parlare tantomeno comandare. Insomma, non può agire.
È la forma peggiore del disastro, quella che ti lascia cosciente mentre guardi il corpo che non risponde.
Tifone affida i tendini a Delfine, una donna drago, che custodisce la sua tana, e poi esce a devastare il mondo.
Gli dèi dell'Olimpo fuggono in Egitto, trasformati in animali per paura.
Solo Atena resta. Non combatte, non può, ma non fugge. Resta ai margini, sprona, tiene. Ma questo non basta.
Intanto le Moire, le tre dee del destino, si avvicinano a Tifone. Gli offrono frutti. "Mangiali," dicono. "Ti daranno forza. Sono frutti effimeri, cibo degli dèi destinati a chi dominerà il mondo."
Tifone li mangia, anche perché sembrano premi, ma sono veleno.
Non lo uccidono, ma intanto lo indeboliscono rendendolo lento, confuso, un po’ euforico, ma svuotato.
È il momento in cui entra Pan. Il dio dei pastori, mezzo capra, quello della paura irrazionale (qua ci faremo un post) da cui "panico."
Non è un guerriero, non ha folgori, ha solo un flauto e lo suona. Un suono acuto, penetrante, disturbante.
Tifone si volta, si distrae e per un attimo perde il filo.
Pan non lo sconfigge lo tiene occupato e guadagna tempo.
Ed è in quei frangenti che Ermes agisce.
Non combatte Tifone, sappiamo che non è nel suo stile, e stavolta non tiene neanche discorsi.
Va nella tana di Delfine, la inganna, recupera i tendini, torna nella grotta e li riattacca a Zeus, tendine per tendine. Silenzioso, tecnico, invisibile.
Zeus si alza, combatte di nuovo ma questa volta vince e schiaccia Tifone sotto il Monte Etna.
Ma Tifone non muore. Rimane sepolto, vivo sotto la montagna.
Ogni tanto sbuffa. Ogni tanto il vulcano erutta. Ogni tanto la terra trema.
Il mostro è contenuto, non cancellato.
𝐃𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐭𝐮𝐨𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐢𝐧𝐢
Chiunque abbia attraversato un serio momento “no” lo sa.
Quello è il momento in cui capisci esattamente cosa dovresti fare: alzarti, lavarti, rispondere al telefono…..ma il corpo non risponde.
La testa funziona. Anzi, funziona troppo bene. Ma tra il "so cosa fare" e il "farlo" c'è un abisso.
I collegamenti sono tagliati. 𝐒𝐞𝐢 𝐙𝐞𝐮𝐬 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐨𝐭𝐭𝐚.
Ricorda che stavolta le Moire possono offrire anche a te frutti: le distrazioni che sembrano premi, le scorciatoie che promettono sollievo ma ti svuotano.
L'alcol che "aiuta a dormire." Il lavoro compulsivo che "ti tiene occupato." Una relazione che riempie il vuoto ma non guarisce la ferita.
𝐒𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐮𝐟𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚.
Ma c'è anche sempre un Pan.
Qualcuno che non risolve, ma distrae il mostro abbastanza da farti respirare.
L'amico che ti fa ridere quando non dovresti. Il rituale stupido che ti tiene ancorato a qualcosa. La canzone che spezza il loop mentale.
Nessuna di queste ti salva, ma ti tengono in vita mentre qualcun altro recupera i tendini.
E allora c'è un Ermes o una Atena. Non i salvatori eroici da grandi discorsi, ma quelli che, silenziosi, fedeli, sanno riconnettere quello che si è spezzato. L'amico che ti porta la spesa quando non esci da giorni. Il terapeuta che ti aiuta a rimettere insieme i pezzi. Il familiare che resta quando tutti si sono stancati di aspettare.
Il mito ti dice: quando sei paralizzato servono tre cose. Chi resta anche se non può vincere (Atena). Chi guadagna tempo anche se non può salvare (Pan). Chi riattacca i tendini anche se nessuno lo vedrà (Ermes). Non ti serve uno solo. Ti servono tutti e tre, in momenti diversi.
Poi c'è l'ultima lezione, quella più difficile da accettare: Tifone non sparisce. È sotto l'Etna. Ribolle.
La maturità non è vivere senza Tifone. È saperlo tenere sotto una montagna abbastanza pesante.
Non esiste vittoria che cancella il rischio o un controllo che lo contiene.
Se oggi ti senti lucido e immobile, se la testa funziona e il corpo no, sei nella grotta.
La domanda non è "come sconfiggo Tifone."
La domanda è: dove sono i miei tendini, chi può recuperarli, chi mi guadagna tempo, e cosa sto mangiando che sembra premio ma è veleno?
Perché quando sei paralizzato, non ti serve una folgore. Ti servono i nervi. Il resto verrà dopo, e forse alla fine, non servirà.
Salvatore Barbato ©

People wonder about the meaning of life. What’s it all about? What justifies suffering and misery? Making things better....
01/10/2024

People wonder about the meaning of life. What’s it all about? What justifies suffering and misery? Making things better. Making a difference. That’s what justifies it. With all that is pushing against you, ask yourself how much you can push back. Can you move the horror an inch back with all the strength you have at your disposal? The answer to that is: Yes, you can. Doing so makes you better with regard to yourself, but it also makes the world a better place.

-- J. Peterson

Feel the feeling but don’t become the emotion. Witness it. Allow it. Release it.
18/08/2024

Feel the feeling but don’t become the emotion. Witness it. Allow it. Release it.

24/05/2024

«Even after we “know”, we are all impelled to know more and more...
This process has been phrased by some, as the search of meaning. We shall then postulate a desire to understand, to
systemize, to organize, to analyze, to look for relations and meanings, to construct a system of values.»

«It seems quite clear that the need to know, if we are to understand it well, must be integrated with fear of knowing,
with anxiety, with need for safety and security. All those psychological and social factors that increase fear will cut
our impulse to know... The cognitive needs show themselves most clearly in safe and non-anxious situations.»

Abraham Maslow

Do not be dismayed by the brokennes of the world. All things break. And all things can be amended. Not with time, as the...
10/04/2024

Do not be dismayed by the brokennes of the world. All things break. And all things can be amended. Not with time, as they say, but with intention.
So go, love intentionally, extravagantly, unconditionally.
The broken world waits in darkness for the light that is in you.

— L. R. Knost

05/04/2024
03/04/2024

There is a special quality of stillness in a person who encounters the shadow wholeheartedly.
Your body may relax in their company because it understands, in the subtle communications of their presence, that nothing is excluded in themselves, therefore nothing in you can be rejected.
Such a person, who has given up guarding against the shadow, who has come to wear their scars with dignity, no longer squirms from discomfort or bristles at suffering. They no longer brace in avoidance of conflict. They carry a deep willingness to dance with the inconstancy of life.
They've given up distancing as a strategy, and made vulnerability their ally.

(Toko-pa Turner)

07/03/2024

Remove Resentment.

People struggle to give praise in relationships because of underlying resentment. If you resent someone and they do something good, you opt out of praising them because you don't want to reward them in any shape or form. In the process, you've just punished them for doing what you want.

(J. Peterson)

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Westbury Road
London
W52LF

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