08/03/2026
Ci sono parole che diventano "balsamo" di umanità, si offrono come senso, uno squarcio di speranza.
Parole poetiche per un oggi tanto incomprensibile e f***e.
Parole che ispirano gesti, gesti concreti.
“Eppure” di Mariangela Gualtieri
Era quel tempo in cui
ogni speranza era indecente
un tacito divieto imponeva
d’essere ripetenti nel dolore
disordinare ogni cosa fino a
rovinarne la radice. Eppure.
La parola “eppure” risuonava.
Perché una bellezza latrava
le sue bande da quell’aprile.
Che aprile apriva
milioni di gemme le trasformava
in foglie d’un verde piccolo.
Eppure. Ogni bambino
ogni bambina rideva ancora.
Non era un incidente quella
bellezza diffusa, intelligente.
Quella bellezza c’era. Era lì
sotto casa impiantata e strillante
dentro tutte le piante. Nelle
sempre stupefacenti nuvole. C’era.
Dilatava il soffio respirante. E stava lì.
C’era e forse. Si nascondeva.
A noi. Ancora il capriolo appariva
tagliandoci la strada. Il tasso
col suo muso ancora scavava buche
il picchio picchiettava. Il cardellino
sul davanzale, stava lì
con brevi scatti stava. Eppure.
Tutto. Era fatto di splendore. Solo
per noi non splendeva. Ma posso assicurare
che c’era splendore e che splendeva.
Ogni giorno. Ogni ora. In ogni dove.
Sì. Lo posso giurare davanti al tribunale
intero. La bellezza ancora. C’era.