Dott. Carlo D'Angelo

Dott. Carlo D'Angelo “L’importante è che tu sia in armonia con ciò che senti e pensi.E che io sia in armonia con tutto ciò che ho scritto, sento, vivo e penso.
(1)

Non serve altro.” Carlo D’Angelo

03/01/2026

La verità non guida: espone

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Quella frase di Jiddu Krishnamurti è radicale perché toglie ogni appiglio, anche quelli che di solito usiamo per sentirci al sicuro.

“La verità è una terra senza sentieri.”
Vuol dire che non esiste una strada già tracciata, un metodo da seguire, un’autorità a cui delegare il cammino. Nessuno può portarti lì senza tradirla. Appena diventa percorso, sistema, dottrina o tecnica, non è più verità: è rassicurazione.

“Un lavoro senza riguardo alcuno.”
Qui Krishnamurti è ancora più netto: la verità non ha riguardo per l’ego, per le nostre ferite, per le nostre identità, per ciò che vorremmo salvare. Non consola. Non accarezza. Non protegge. Fa cadere ciò che non è vero, anche se ci tenevamo.

È una frase scomoda perché dice questo:
la verità non si cerca per stare meglio,
ma per smettere di mentirsi.

E vale in psicologia, nella spiritualità, nelle relazioni: finché chiediamo alla verità di guarirci, confermarci o giustificarci, non la stiamo incontrando. La stiamo usando.
La verità non promette salvezza.
Promette solo libertà.
E la libertà, spesso, arriva dopo una perdita.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Incontro sulla sogliaQuando un narcisista incontra un evitante✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle SoglieNon si incontrano...
03/01/2026

Incontro sulla soglia

Quando un narcisista incontra un evitante

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Non si incontrano davvero.
Si sfiorano su una soglia che nessuno dei due riesce ad abitare. Il narcisista chiede presenza totale. Non perché ama troppo, ma perché senza lo sguardo dell’altro non si sente esistere. L’evitante chiede spazio.
Non perché ama poco, ma perché nell’esposizione perde sé stesso. Uno invade per non crollare. L’altro si ritira per non sparire. Il narcisista vive la relazione come uno specchio: se l’altro non riflette, si sente annientato. L’evitante vive la relazione come un esame: se l’altro preme, si sente smascherato. Così il primo aumenta la pressione, il secondo aumenta la distanza. Non per cattiveria. Per sopravvivenza psichica.
Questo incontro non fallisce perché manca l’amore, ma perché entrambi chiedono all’altro ciò che non hanno potuto costruire dentro.
La soglia resta lì: tra bisogno e presenza, tra controllo e ritiro. E quando nessuno riesce a fermarsi su quella soglia, la relazione non diventa cura, diventa campo di battaglia.

(Un narcisista e un evitante nello stesso spazio relazionale)

Narcisista
(entra occupando lo spazio)
«All’inizio ero io a tenerci insieme. Senza di me questa relazione non avrebbe avuto direzione. Ho dato molto. Forse troppo.»

(Sottotesto: esisto se sono centrale. Se non brillo, crollo.)

Evitante
(resta leggermente indietro, misura le parole)
«Io… non volevo creare problemi. Pensavo che se mi adattavo, se non chiedevo troppo, le cose sarebbero state più semplici.»

(Sottotesto: esisto se non disturbo. Se chiedo, perdo.)

Narcisista
«Ma tu non c’eri mai davvero. Sempre vago. Sempre a metà. Come si fa ad amare qualcuno che non si espone?»

(Accusa che maschera una richiesta: dimmi che sono importante.)

Evitante
«Quando mi avvicinavo sentivo che dovevo diventare altro. Più forte. Più sicuro. Più… come te. E allora mi ritraevo.»

(La soglia della vergogna.)

Narcisista
(irritato)
«Vedi? Questo è il problema. Ti tiri indietro e poi mi fai passare per quello che controlla.»

(Difesa: se l’altro si ritira, io devo occupare.)

Evitante
(più basso)
«Io non mi tiravo indietro per punirti. Mi tiravo indietro per non sparire.»

(Qui emerge la verità.)

Punto cieco dell’incontro

Il narcisista vive la relazione come specchio:
se l’altro non riflette, si sente annientato.

L’evitante vive la relazione come esposizione:
se l’altro invade, si sente dissolvere.

Uno chiede presenza totale.
L’altro chiede spazio vitale.

Nessuno dei due mente.
Ma parlano lingue incompatibili.

Escalation tipica

Narcisista
«Se mi amassi davvero, saresti qui. Senza riserve.»

Evitante
(si chiude)
«Non so più chi devo essere per non sbagliare.»

Il primo aumenta la pressione.
Il secondo aumenta la distanza.

Non per cattiveria.
Per sopravvivenza psichica.

Sulla soglia (ciò che non avviene quasi mai)

Se potessero fermarsi — cosa rara senza un terzo che tenga lo spazio — accadrebbe questo:
Il narcisista dovrebbe incontrare una verità intollerabile:
l’altro non è lì per reggerlo.
L’evitante dovrebbe attraversarne un’altra, altrettanto dolorosa:
l’altro non può essere tenuto a distanza senza conseguenze.

Ma spesso nessuno dei due è pronto.

Chiusura – Voce delle Soglie

Questo incontro non fallisce perché manca l’amore. Fallisce perché entrambi chiedono all’altro ciò che non hanno potuto costruire dentro. Uno chiede conferma. L’altro chiede protezione. E la soglia, non attraversata, diventa campo di battaglia.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

03/01/2026
“Non credo di poterti amare nel modo in cui vuoi”✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle SoglieÈ una frase apparentemente gen...
03/01/2026

“Non credo di poterti amare nel modo in cui vuoi”

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

È una frase apparentemente gentile, ma psicologicamente molto densa.
Non parla di assenza di sentimento. Parla di asimmetria.
Chi la pronuncia non dice: “non ti amo”,
ma nemmeno dice: “voglio provare a incontrarti”.
Dice: “tra ciò che tu desideri e ciò che io posso offrire c’è uno scarto che non intendo attraversare”. Il centro della frase non è l’altro.
È il limite di chi parla.
“Non credo” introduce una distanza emotiva:
non è una scelta chiara, è una presa di posizione protettiva.
Lascia aperta una possibilità teorica, ma chiude quella reale.
“Poterti amare” sposta il focus:
l’amore non è vissuto come relazione, ma come prestazione attesa.
Non è chi sono io con te, ma cosa ti aspetti da me.
“Nel modo in cui vuoi” è il punto più delicato:
trasforma il desiderio dell’altro in una richiesta eccessiva, senza mai nominarla davvero.
Così chi parla si sottrae senza assumersi pienamente la responsabilità del ritiro.
Questa frase compare spesso in relazioni dove: uno dei due desidera presenza, continuità, progettualità, l’altro teme il coinvolgimento, la dipendenza, la perdita di controllo. Non è una frase crudele. È una frase difensiva. Protegge chi la pronuncia dall’angoscia di non essere all’altezza, ma lascia chi la riceve sospeso tra speranza e frustrazione. Clinicamente, è una frase tipica di: attaccamento evitante, relazioni non reciproche, legami in cui il desiderio dell’altro viene tollerato, ma non accolto Il rischio per chi ascolta è grave: iniziare a ridimensionare se stesso per rientrare in un “modo” che l’altro possa sostenere. Ma l’amore non chiede di essere adattati. Chiede di essere incontrati. Quando qualcuno dice: “ Non credo di poterti amare nel modo in cui vuoi”, la domanda vera non è quanto amore prova, ma quanto spazio ha dentro di sé per l’altro. E spesso, la risposta è già tutta lì. Forse l’evitamento non è solo paura dell’altro, ma timore di abitare fino in fondo il proprio volto quando viene alla luce.
Sulla soglia dell’incontro, l’anima esitante non chiede garanzie di amore, chiede di non essere smascherata. Eppure ogni vita, per diventare vivibile, deve attraversare almeno una volta quel punto fragile in cui non si è più protetti, ma presenti. Non tutto va esposto.
Ma ciò che non viene mai consegnato resta sospeso, non salvato. La soglia non chiede eroismi. Chiede un passo. E qualcuno disposto a restare quando quel passo trema.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Contro il determinismo psicologico della causa e dell’effetto - PROCESSO INTENZIONALE - ✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce del...
03/01/2026

Contro il determinismo psicologico della causa e dell’effetto - PROCESSO INTENZIONALE -

✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

Viviamo in un tempo che ha imparato a spiegare tutto.
La psicologia moderna ha dato voce alle cause, ai traumi, agli effetti, agli automatismi interiori che ci abitano.
Sappiamo da dove veniamo, ma non sappiamo più dove vogliamo andare.
Ogni gesto è letto come conseguenza:
“Se sei così, è per ciò che hai vissuto.”
“Se ami in questo modo, è per come sei stato amato.”
“Se fallisci, è per il tuo trauma originario.”

Eppure, dentro questa trama di spiegazioni, l’uomo smarrisce il suo centro: la libertà di essere intenzione, non semplice reazione.

Gesù, nella sua radicalità umana e divina, è il più profondo antidoto al determinismo.
In Lui l’essere umano non è più prigioniero del passato, ma chiamato a un atto di coscienza: scegliere, orientarsi, volere.
Ogni incontro evangelico, se lo si guarda davvero, è una frattura del destino.

Il paralitico non cammina solo perché “guarito”, ma perché vuole alzarsi.
La peccatrice non è perdonata per la sua colpa, ma perché ama molto.
Zaccheo non cambia per un miracolo subito, ma per una decisione presa: scendere.
La libertà, in Gesù, non è un concetto astratto: è un movimento interiore che si oppone alla catena delle cause e degli effetti.
Ogni guarigione è preceduta da un atto di volontà.
Ogni perdono nasce da un’intenzione nuova.

Il determinismo della psiche
La psiche, da sola, tende a spiegare la vita con la necessità.
Chi è stato ferito, ferirà; chi è stato abbandonato, abbandonerà; chi è stato non visto, cercherà di farsi vedere.
È il linguaggio del “non potevo fare altrimenti”.

Un linguaggio che, pur vero sul piano delle origini, diventa sterile se dimentica la possibilità della trasformazione. La fede non nega la psiche, ma la trasfigura: non elimina la causa, ma la attraversa;
non nega il dolore, ma lo redime attraverso il senso.

Gesù non spiega mai il male: lo trasforma.
Non chiede al cieco perché è cieco;
chiede soltanto: “Vuoi vedere?”

E in quella domanda si apre tutto il mistero dell’intenzionalità.

L’intenzione come nascita
Ogni processo intenzionale è una rinascita.
Là dove il determinismo psicologico dice: “Non potevi scegliere”,
Gesù dice: “Puoi scegliere adesso”.

È il linguaggio della responsabilità spirituale: non colpevolizza, ma libera.

Il male non viene negato, viene assunto dentro una direzione. L’intenzione, come atto spirituale, è l’unica forza capace di trasformare l’energia del trauma in consapevolezza.
È ciò che fa passare l’uomo dal “mi è successo” al “ora so cosa farne”.

La fede autentica è un atto intenzionale, non una conseguenza emotiva.
Credere non è reagire a un bisogno, è scegliere di appartenere al senso.

Per questo Gesù non impone mai: invita.
Non manipola: chiama.
La sua parola non ipnotizza, ma desta.

Il mistero della libertà

Nel Vangelo la libertà non è negazione del destino, ma la sua riscrittura.
Gesù non distrugge la storia dell’uomo: la riconduce a sé.
Ogni guarigione, ogni resurrezione, ogni perdono è una riscrittura della storia personale.

L’intenzione è, in fondo, l’atto con cui l’uomo si riallinea alla propria origine divina.
È il “sì” che interrompe il “perché”.
È la differenza tra chi resta nel trauma e chi, attraverso il trauma, scopre la grazia.

Quando Gesù dice “Seguimi”, non impone un destino: apre una possibilità.
Chi risponde compie il primo vero atto di libertà della propria esistenza.

Contro la catena delle cause

L’umanità contemporanea vive ancora prigioniera del determinismo:
psicologico, sociale, economico, affettivo.
Abbiamo imparato a comprendere tutto, ma non a trasformarlo.
Possediamo il linguaggio della ferita, ma non quello della guarigione.

Gesù è il punto di rottura di questo sistema.
La sua presenza introduce il processo intenzionale:
non quello che spiega, ma quello che libera.

Perché solo chi sceglie di amare, di perdonare, di rialzarsi
spezza la catena invisibile del destino.
La libertà che guarisce. La fede, nel suo nucleo più profondo, è l’atto intenzionale di chi può dire:
“Io non sono la somma delle mie ferite.”
Ogni volta che un uomo o una donna smettono di essere vittime del proprio passato e diventano autori della propria vita,
il Vangelo si compie di nuovo.
Il processo intenzionale non è contro la psicologia, ma contro la sua riduzione meccanica.
È il passaggio dall’“io reagisco” all’“io scelgo”.
È l’anima che prende parola dentro la mente.
E in questo, Gesù resta il più grande terapeuta della libertà:
colui che non guarisce spiegando,
ma chiama ogni uomo a guarire scegliendo.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

03/01/2026

La POSTURA
interiore della PERSONALITÀ’ EVITANTE
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

non è semplice timidezza.
È un assetto profondo della coscienza che organizza il Sé attorno a un’urgenza silenziosa: ridurre l’esposizione.
Non evitare gli altri, ma evitare quell’esperienza di sé che nasce quando si è visti.
Dentro non c’è un io che abita il mondo con naturalezza, ma un io “in prova”.
Ogni incontro è percepito come esame.
Il giudizio temuto non è solo esterno: è già attivo dentro, come un tribunale preventivo.
Per questo l’identità non si sente data, ma condizionale:
non sono, ma forse sarò accettabile se…
Il paradosso è che l’evitante desidera profondamente vicinanza e riconoscimento.
Ma il desiderio passa attraverso una dogana interna:
ti lascio entrare solo se posso controllare la probabilità di vergogna.
Così ci si presenta più piccoli, più neutri, più protetti.
Non per falsità, ma per sopravvivenza.
La vergogna, qui, non è un’emozione episodica, ma un clima.
Ogni segnale ambiguo diventa indizio di svalutazione.
La distanza allora appare come dignità, il controllo come forma di integrità.
Il costo è una vita laterale: si osserva molto, si partecipa poco.
Si perde non per mancanza di amore, ma per rinuncia preventiva:
mi tolgo io prima che tu mi tolga.
La trasformazione non nasce dal coraggio eroico, ma da un cambio di statuto del Sé:
dal dover risultare accettabile
al poter restare vivibile, anche quando non si è perfetti.
La soglia non chiede esposizioni totali.
Chiede un passo.
E qualcuno disposto a restare
quando quel passo trema.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

03/01/2026

Non siamo ferite che ricordano,
ma libertà che imparano a dire sì

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

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Giuseppe Di Vittorio 20
Acerra
80011

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