03/01/2026
Contro il determinismo psicologico della causa e dell’effetto - PROCESSO INTENZIONALE -
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie
Viviamo in un tempo che ha imparato a spiegare tutto.
La psicologia moderna ha dato voce alle cause, ai traumi, agli effetti, agli automatismi interiori che ci abitano.
Sappiamo da dove veniamo, ma non sappiamo più dove vogliamo andare.
Ogni gesto è letto come conseguenza:
“Se sei così, è per ciò che hai vissuto.”
“Se ami in questo modo, è per come sei stato amato.”
“Se fallisci, è per il tuo trauma originario.”
Eppure, dentro questa trama di spiegazioni, l’uomo smarrisce il suo centro: la libertà di essere intenzione, non semplice reazione.
Gesù, nella sua radicalità umana e divina, è il più profondo antidoto al determinismo.
In Lui l’essere umano non è più prigioniero del passato, ma chiamato a un atto di coscienza: scegliere, orientarsi, volere.
Ogni incontro evangelico, se lo si guarda davvero, è una frattura del destino.
Il paralitico non cammina solo perché “guarito”, ma perché vuole alzarsi.
La peccatrice non è perdonata per la sua colpa, ma perché ama molto.
Zaccheo non cambia per un miracolo subito, ma per una decisione presa: scendere.
La libertà, in Gesù, non è un concetto astratto: è un movimento interiore che si oppone alla catena delle cause e degli effetti.
Ogni guarigione è preceduta da un atto di volontà.
Ogni perdono nasce da un’intenzione nuova.
Il determinismo della psiche
La psiche, da sola, tende a spiegare la vita con la necessità.
Chi è stato ferito, ferirà; chi è stato abbandonato, abbandonerà; chi è stato non visto, cercherà di farsi vedere.
È il linguaggio del “non potevo fare altrimenti”.
Un linguaggio che, pur vero sul piano delle origini, diventa sterile se dimentica la possibilità della trasformazione. La fede non nega la psiche, ma la trasfigura: non elimina la causa, ma la attraversa;
non nega il dolore, ma lo redime attraverso il senso.
Gesù non spiega mai il male: lo trasforma.
Non chiede al cieco perché è cieco;
chiede soltanto: “Vuoi vedere?”
E in quella domanda si apre tutto il mistero dell’intenzionalità.
L’intenzione come nascita
Ogni processo intenzionale è una rinascita.
Là dove il determinismo psicologico dice: “Non potevi scegliere”,
Gesù dice: “Puoi scegliere adesso”.
È il linguaggio della responsabilità spirituale: non colpevolizza, ma libera.
Il male non viene negato, viene assunto dentro una direzione. L’intenzione, come atto spirituale, è l’unica forza capace di trasformare l’energia del trauma in consapevolezza.
È ciò che fa passare l’uomo dal “mi è successo” al “ora so cosa farne”.
La fede autentica è un atto intenzionale, non una conseguenza emotiva.
Credere non è reagire a un bisogno, è scegliere di appartenere al senso.
Per questo Gesù non impone mai: invita.
Non manipola: chiama.
La sua parola non ipnotizza, ma desta.
Il mistero della libertà
Nel Vangelo la libertà non è negazione del destino, ma la sua riscrittura.
Gesù non distrugge la storia dell’uomo: la riconduce a sé.
Ogni guarigione, ogni resurrezione, ogni perdono è una riscrittura della storia personale.
L’intenzione è, in fondo, l’atto con cui l’uomo si riallinea alla propria origine divina.
È il “sì” che interrompe il “perché”.
È la differenza tra chi resta nel trauma e chi, attraverso il trauma, scopre la grazia.
Quando Gesù dice “Seguimi”, non impone un destino: apre una possibilità.
Chi risponde compie il primo vero atto di libertà della propria esistenza.
Contro la catena delle cause
L’umanità contemporanea vive ancora prigioniera del determinismo:
psicologico, sociale, economico, affettivo.
Abbiamo imparato a comprendere tutto, ma non a trasformarlo.
Possediamo il linguaggio della ferita, ma non quello della guarigione.
Gesù è il punto di rottura di questo sistema.
La sua presenza introduce il processo intenzionale:
non quello che spiega, ma quello che libera.
Perché solo chi sceglie di amare, di perdonare, di rialzarsi
spezza la catena invisibile del destino.
La libertà che guarisce. La fede, nel suo nucleo più profondo, è l’atto intenzionale di chi può dire:
“Io non sono la somma delle mie ferite.”
Ogni volta che un uomo o una donna smettono di essere vittime del proprio passato e diventano autori della propria vita,
il Vangelo si compie di nuovo.
Il processo intenzionale non è contro la psicologia, ma contro la sua riduzione meccanica.
È il passaggio dall’“io reagisco” all’“io scelgo”.
È l’anima che prende parola dentro la mente.
E in questo, Gesù resta il più grande terapeuta della libertà:
colui che non guarisce spiegando,
ma chiama ogni uomo a guarire scegliendo.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie