17/03/2026
La guerra in Medio Oriente, così come l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, sta facendo emergere un aspetto spesso trascurato: le energie pulite sono anche sinonimo di indipendenza da dinamiche geopolitiche imprevedibili.
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia dell’energia globale, ha innescato una rapida crescita dei prezzi del petrolio e del gas. È un problema anche per l’Italia, che acquista più del 20% del suo gas naturale liquefatto (il GNL) dal Qatar, più volte bombardato dall’Iran. Il Paese del Golfo ha interrotto temporaneamente la sua produzione di GNL, creando scompiglio nei mercati e preoccupazioni tra i cittadini.
È un film, in parte, già visto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Italia ha sostituito il gas (via tubo) della Russia con il GNL di USA e Qatar, trovandosi nuovamente in una condizione di vulnerabilità energetica. Non a caso, siamo il Paese UE che produce più elettricità con il gas. E il nucleare, nonostante gli annunci del Governo, è per noi una prospettiva ancora molto lontana.
L’Italia ha un potenziale enorme a livello di energia pulita, ma - secondo il think tank Ember - nel 2025 generava solo il 25% della sua elettricità grazie al solare e all’eolico (49% se consideriamo anche le altre rinnovabili). Per quanto riguarda eolico e solare, la media UE si aggira intorno al 30%, ma ci sono Stati come la Spagna che hanno quote di eolico e fotovoltaico superiori al 40%.
Negli anni successivi allo scoppio della guerra in Ucraina avremmo potuto accelerare nelle energie pulite, ma siamo stati troppo timidi. Secondo il think tank Ecco, dal 2021 al 2024 l’Italia ha installato 15 GW complessivi di nuova capacità rinnovabile: molto meno dei 9 GW annui previsti dal PNIEC, lo strumento che definisce le nostre misure climatiche. Queste politiche rischiano di avere ripercussioni problematiche. Perché chi non punta su rinnovabili, elettrificazione ed efficienza è più esposto alle fluttuazioni dei prezzi dell’energia.