Dott.ssa Marianna Nuccio - Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa

Dott.ssa Marianna Nuccio - Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa Servizio di ascolto e sostegno psicologico. Psicoterapia individuale e di gruppo. Consulenze tecniche di Parte
Online e in presenza di Barcellona P.G.

Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo rogersiano, Specializzata in Criminologia e Scienze Forensi presso l'Università degli Studi di Messina e Operatrice di Training Autogeno. Il mio numero di iscrizione all'albo professionale degli psicologi è A - 7645. La mia esperienza si basa su un anno di tirocinio post laurea presso l'ex O.P.G. (ME), a conclusione del quale ho iniziato a prestare servizio come psicologa volontaria (art. 17), successivamente all'abilitazione. Sono psicologa volontaria, anche, in un'associazione che si occupa di vittime di violenza, violenza di genere, mobbing, stalking, abusi,maltrattamenti e anche di violenza assistita da parte dei minori. Consulente Tecnico d’Ufficio presso il Tribunale di Patti (Me). Psicologa nel reparto pneumologia covid del policlinico di Messina. Sono una professionista empatica ed accogliente, con buone capacità di ascolto attivo. La base per attivare un processo di cambiamento positivo è stabilire una buona relazione medico - paziente, e questo non può che essere creato attraverso il colloquio.

Quando hai guardato il telefono l’ultima volta davanti a tuo figlio?Noi genitori siamo preoccupati per quello che fanno ...
10/03/2026

Quando hai guardato il telefono l’ultima volta davanti a tuo figlio?

Noi genitori siamo preoccupati per quello che fanno i nostri figli sui social.
Ma raramente ci guardiamo allo specchio.

Noi che fotografiamo i nostri figli e li mettiamo online senza chiederci se vogliono diventare contenuto.
Noi che partecipamo alle challenge con loro, ridendo, come se fosse tutto uno scherzo.
Noi che curiamo le nostre storie come influencer, ogni giorno, davanti ai loro occhi.

I figli non ascoltano quello che diciamo.
Osservano quello che facciamo.

E noi stiamo insegnando loro che la vita vale quanto i like che riceve.

Il cambiamento non parte dai figli.
Parte da noi.

Tu ci hai mai pensato?

Oggi mimose, brindisi e post pieni di cuori.Domani, tutto come prima.L'8 marzo mi mette a disagio.Non perché non ami le ...
08/03/2026

Oggi mimose, brindisi e post pieni di cuori.
Domani, tutto come prima.

L'8 marzo mi mette a disagio.
Non perché non ami le donne — le amo profondamente.
Ma perché una festa non cambia nulla, se dura un giorno.

Mentre festeggiamo, c'è una donna che stasera torna a casa e ha paura.
C'è una donna che lavora quanto il suo collega e viene pagata di meno.
C'è una donna che dopo l'ufficio cucina, pulisce, accudisce — e nessuno che collabora.
C'è una donna che ha imparato a rimpicciolirsi per non dare fastidio.

L'8 marzo dovrebbe essere scomodo.
Dovrebbe farci arrabbiare, non solo commuovere.

Perché i diritti non si festeggiano con le mimose.
Si conquistano il 9 marzo. E il 10. E tutti i giorni dopo.

Buona festa, davvero.
Ma che sia una festa che brucia un po'.

C'è un momento, nelle coppie, che passa quasi inosservato.Non è una lite.Non è una parola sbagliata.Non è nemmeno un tra...
06/03/2026

C'è un momento, nelle coppie, che passa quasi inosservato.

Non è una lite.
Non è una parola sbagliata.
Non è nemmeno un tradimento.

È quando ci si accorge di non sentire più il bisogno di stare vicini.

Sul divano, ognuno dal suo lato.
A letto, senza cercarsi.
In macchina, in silenzio — e quel silenzio non pesa più.

Non fa male. Ed è proprio questo che dovrebbe farci riflettere.

Perché quando la distanza smette di fare male, vuol dire che ci siamo già abituati a lei.

E l'abitudine, nelle relazioni, è spesso più pericolosa di un conflitto.

Tu ci hai mai fatto caso?

Oggi sono stata a un incontro con la Polizia a scuola sui rischi dei social.Sono uscita con lo stomaco chiuso.Non perché...
04/03/2026

Oggi sono stata a un incontro con la Polizia a scuola sui rischi dei social.

Sono uscita con lo stomaco chiuso.

Non perché non sapessi.
Ma perché quando certe cose le senti raccontare con casi reali, numeri veri, storie vere… non restano teoria.

Restano addosso.

La velocità con cui i ragazzi entrano in dinamiche pericolose online è impressionante.
La normalità con cui certe cose accadono è impressionante.
Il silenzio che spesso le accompagna è impressionante.

E mi sono chiesta:
quanto siamo davvero dentro il loro mondo?

Non basta dire “stai attento”.
Non basta controllare.
Non basta vietare.

Serve relazione.
Serve dialogo vero.
Serve che i ragazzi sentano che possono raccontare anche l’errore senza paura di essere distrutti.

Il digitale non è il nemico.
L’isolamento sì. Non è il “mondo di merda”.
È un mondo potente, senza filtri, senza pause, senza supervisione costante.

E i nostri figli ci entrano ogni giorno.

Il punto non è demonizzare i social.
Il punto è non delegare l’educazione digitale al caso.

Parliamo con loro.
Non solo dei pericoli.
Ma di cosa cercano online.
Di cosa li incuriosisce.
Di cosa li fa sentire esclusi.

La sicurezza non nasce dal controllo totale.
Nasce dalla relazione.

Oggi torno a casa più consapevole, più preoccupata, ma anche più convinta di una cosa:
la prevenzione inizia dalle conversazioni scomode. presenzaadulta consapevolezza legalità

E noi adulti dobbiamo avere il coraggio di farle.

Ci sono momenti in cui non serve aggiungere parole.Serve fermarsi.Fermarsi ad ascoltare quello che si muove dentro,prima...
10/02/2026

Ci sono momenti in cui non serve aggiungere parole.
Serve fermarsi.

Fermarsi ad ascoltare quello che si muove dentro,
prima di dargli un nome,
prima di spiegarlo.

Succede spesso anche in terapia:
il cambiamento inizia quando qualcosa viene sentito
ancora prima di essere capito.

E non è un vuoto.
È uno spazio.

Il gaslighting non è una lite.Non è un malinteso.E non è “essere troppo sensibili”.È quando qualcuno, nel tempo, ti port...
03/02/2026

Il gaslighting non è una lite.
Non è un malinteso.
E non è “essere troppo sensibili”.

È quando qualcuno, nel tempo, ti porta a dubitare di ciò che senti, pensi o ricordi.

Frasi come:
“Te lo stai immaginando”
“Esageri sempre”
“Non è andata così”
“Sei troppo emotivo/a”

Dette una volta possono sembrare nulla.
Ripetute nel tempo, iniziano a fare un lavoro silenzioso:
ti allontanano dalla fiducia in te stesso.

Chi subisce gaslighting spesso smette di chiedersi
“cosa sento?”
e inizia a chiedersi
“forse il problema sono io”.

Il risultato è confusione, senso di colpa, insicurezza.
E una fatica costante nel prendere posizione, nel dire “no”, nel fidarsi delle proprie percezioni.

Riconoscere il gaslighting non serve a trovare un colpevole.
Serve a tornare in contatto con la propria realtà interna.

Perché le emozioni non vanno dimostrate.
Vanno ascoltate.




Quando un figlio dice qualcosa che ci fa salire la rabbia,spesso il problema non è la rabbia.È cosa facciamo in quel sec...
30/01/2026

Quando un figlio dice qualcosa che ci fa salire la rabbia,
spesso il problema non è la rabbia.
È cosa facciamo in quel secondo.

Dire “mi hai fatto arrabbiare”
sposta tutto sull’altro.
Come se il figlio fosse responsabile della nostra esplosione.

Dire invece “mi sto per arrabbiare”
fa una cosa diversa:
ci rimette al centro.

Significa riconoscere quello che sta succedendo dentro di noi,
prima che la rabbia prenda il comando.

A volte basta questo:
– dirlo ad alta voce
– fare un passo indietro
– cambiare stanza per un minuto

Un minuto non per scappare,
ma per respirare,
sentire il corpo,
lasciare che l’ondata passi.

La rabbia può essere legittima.
Va riconosciuta, non esplosa.

Quando torni, puoi dire quello che senti
senza ferire,
senza urlare,
senza lasciare macerie emotive.

Questo non è autocontrollo forzato.
È regolazione emotiva.
Ed è uno degli insegnamenti più potenti che possiamo dare ai figli:
mostrare che le emozioni si possono sentire, nominare e gestire.



Il modo in cui parliamo a noi stessi conta.Conta più di quanto immaginiamo.Quel dialogo silenzioso che accompagna le nos...
28/01/2026

Il modo in cui parliamo a noi stessi conta.
Conta più di quanto immaginiamo.

Quel dialogo silenzioso che accompagna le nostre giornate
può essere una guida che sostiene
oppure una voce che giudica, svaluta, mette fretta.

Molte persone non si rendono conto di quanto siano dure con sé stesse.
Direbbero mai a un amico le stesse parole che rivolgono a sé?
Probabilmente no.

Un dialogo interiore gentile e compassionevole
non significa smettere di vedere gli errori,
ma scegliere di guardarli senza umiliazione.

È dirsi: “È stato difficile”
invece di “Sono sbagliato”.
È riconoscere la fatica
prima di chiedere un cambiamento.

Nel tempo, il modo in cui ci parliamo
diventa il modo in cui ci trattiamo.
E da lì nasce — o si indebolisce — l’autostima.

Imparare a coltivare una voce interna più rispettosa
è un lavoro profondo.
E spesso è uno dei passaggi più trasformativi in psicoterapia



La psicoterapia non è un percorso comodo.E non è nemmeno lineare.A un certo punto inizi a vedere cose che prima evitavi,...
26/01/2026

La psicoterapia non è un percorso comodo.
E non è nemmeno lineare.

A un certo punto inizi a vedere cose che prima evitavi,
dinamiche che avevi normalizzato,
modi di stare al mondo che ti hanno protetto… ma che ora iniziano a stare stretti.

E no, non è sempre una sensazione piacevole.
A volte è destabilizzante.
A volte fa ve**re voglia di tornare indietro, a quando non ci si faceva troppe domande.

Ma c’è un punto, in terapia, in cui non si torna più indietro.
Non perché tutto diventi facile,
ma perché ciò che hai visto non puoi più fingere di non saperlo.

Da lì in poi, il cambiamento non è una rivoluzione improvvisa.
È un lavoro lento, fatto di piccoli spostamenti interni,
di nuove scelte, di confini più chiari,
di una relazione diversa con te stesso e con gli altri.

La terapia non ti cambia la vita in modo magico.
Ti cambia il modo in cui la vivi.

Ed è proprio questo che, alla lunga, fa la differenza.




salutementale
psicologia

✨ Accettarsi non significa stare sempre bene.Significa restare con sé stessi anche nei momenti meno belli.Quando emergon...
21/01/2026

✨ Accettarsi non significa stare sempre bene.

Significa restare con sé stessi anche nei momenti meno belli.
Quando emergono fragilità, incoerenze, parti che non ci piacciono o che vorremmo nascondere.

L’accettazione di sé non è rassegnazione né compiacenza.
È la capacità di riconoscere ciò che c’è, senza giudizio, senza lotta continua.
Solo ciò che viene accolto può trasformarsi.

Nei momenti difficili, il modo in cui ci parliamo fa la differenza:
possiamo aggiungere durezza al dolore… oppure comprensione.

Accettarsi significa dire a sé stessi:
“In questo momento faccio fatica, e va bene così. Posso prendermi cura di me anche da qui.”

✨ Parlare non basta: i figli leggono tuttoNon è solo cosa dici a tuo figlio, ma come lo dici.Il tono della voce, la post...
19/01/2026

✨ Parlare non basta: i figli leggono tutto

Non è solo cosa dici a tuo figlio, ma come lo dici.
Il tono della voce, la postura, lo sguardo… sono segnali silenziosi che trasmettono sicurezza, accoglienza o tensione.

Se dici “Calmati” con voce alta o braccia conserte, il messaggio reale che il bambino percepisce è spesso: “C’è tensione, non mi sento sicuro”.
Se invece mantieni un tono calmo, corpo rilassato e sguardo aperto, stai comunicando: “Ti vedo, ti ascolto, possiamo affrontarlo insieme”.

La metacomunicazione – ciò che il corpo e la voce trasmettono oltre le parole – influisce profondamente su come il bambino percepisce il genitore e, di conseguenza, su come risponde: con chiusura, rabbia, paura… oppure con fiducia, ascolto e collaborazione.

📌 Piccolo esercizio pratico:
Prova a ripetere la frase “Andiamo a fare i compiti” prima con voce tesa e braccia conserte, poi con tono calmo e postura rilassata. Nota la differenza nella reazione del bambino.

👪 Essere consapevoli della metacomunicazione è un passo concreto per costruire relazioni più serene e sicure.

L’adolescenza e l’età adulta hanno qualcosa in comune:i momenti di cambiamento possono creare disorientamento.A 15, 25 o...
16/01/2026

L’adolescenza e l’età adulta hanno qualcosa in comune:
i momenti di cambiamento possono creare disorientamento.

A 15, 25 o 45 anni, può emergere la stessa domanda:
“Cosa mi sta succedendo?”

Il supporto psicologico offre uno spazio in cui fermarsi, dare parole all’esperienza e trovare nuove prospettive.

I colloqui sono rivolti ad adolescenti e adulti, in presenza o online.

Indirizzo

Ricca Salerno, 114
Acque Dolci
98070

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 12:00
Giovedì 09:00 - 12:00

Telefono

+393205661032

Sito Web

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