30/03/2026
Come psicologa, vedo ogni giorno quanto il rapporto con il cibo racconti molto più di ciò che mangiamo.
Spesso parla di emozioni non ascoltate,
di bisogni silenziosi,
di strategie che il nostro corpo ha inventato per aiutarci a stare meglio.
Non tutti sviluppiamo lo stesso rapporto con il cibo.
E non è un caso.
Spesso quel legame nasce nel “là e allora”,
nelle prime esperienze relazionali.
Da bambini, il cibo non è solo nutrimento.
È anche contatto, risposta ai bisogni, regolazione emotiva.
Quando alcuni bisogni non trovano spazio o riconoscimento,
impariamo ad adattarci.
E in quell’adattamento possono nascere strategie:
mangiare per calmarsi,
controllare per sentirsi al sicuro,
ignorare i segnali del corpo per essere “come si deve”.
Non tutti le sviluppiamo allo stesso modo,
perché non tutti abbiamo ricevuto le stesse risposte.
Quel rapporto con il cibo che oggi ti crea fatica
forse, un tempo, è stato una soluzione.
In terapia, il lavoro non è sul controllo del cibo, ma sulla comprensione del suo significato.
Comprendere questo passaggio è fondamentale:
perché sposta lo sguardo dal giudizio alla complessità.
🌷🫂