Celiachia Afragola Farmacia Sant'Elena

Celiachia Afragola Farmacia Sant'Elena Pagina Facebook collegata al sito internet per celiaci e intolleranti al lattosio http://www.celiachiaafragola.com/

23/05/2026

C'è un colesterolo che 1 persona su 5 porta nel sangue senza saperlo.

Non è l'LDL classico. Non è quello che scende con la dieta mediterranea o con la corsa al parco. Questo è un'altra cosa.

Si chiama lipoproteina(a) — Lp(a) — ed è scritto nel DNA prima ancora che tu nasca.

Non vive nello stile di vita. Non risponde alla palestra, non si abbassa con l'olio d'oliva, non se ne va con i farmaci che conosci. Il 70–90% del suo valore è genetico e rimane stabile per tutta la vita adulta. Puoi mangiare perfettamente, allenarti ogni giorno, avere tutto sotto controllo — e averla alta lo stesso.

Chi supera i 50 mg/dL entra già in una zona di rischio cardiovascolare clinicamente rilevante. Chi arriva a 180 mg/dL — circa 430 nmol/L — ha un rischio di infarto fino a 4 volte superiore alla norma. Le linee guida ESC del 2019 equiparano quel livello a una mutazione genetica per ipercolesterolemia familiare.

Aspetta. Perché nessuno ne parla?

Per decenni il ragionamento era questo: tanto non c'è niente da fare, quindi non ha senso misurarlo. Non è cinismo — era quasi logica clinica. Se non hai la terapia, a che serve la diagnosi.

Spoiler: quel ragionamento ha lasciato milioni di persone con un fattore di rischio cardiaco sconosciuto nel sangue.

Solo nel 2018 l'ACC/AHA — le principali società americane di cardiologia — hanno inserito la Lp(a) tra i fattori che devono orientare la gestione del colesterolo. Nel 2019, le linee guida europee ESC/EAS hanno formalizzato la raccomandazione: almeno una misurazione nella vita per ogni adulto a rischio cardiovascolare. Una volta basta — il valore non cambia.

In Italia si stima che tra i 12 e i 18 milioni di persone abbiano livelli elevati di Lp(a), usando la soglia di 50 mg/dL. La maggior parte non lo sa. Il test non viene prescritto di routine.

Una molecola che non dipende da nessuna scelta che hai fatto. Che puoi avere alta anche se fai tutto bene. E che per decenni i medici non cercavano perché tanto non c'era nulla da fare.

In breve:
La lipoproteina(a) è un fattore di rischio cardiovascolare genetico che colpisce circa 1 persona su 5
Non dipende da dieta o esercizio fisico: il 70–90% del valore è scritto nel DNA
Livelli ≥180 mg/dL quadruplicano il rischio di infarto rispetto alla norma
Solo nel 2018–2019 ACC/AHA ed ESC hanno raccomandato almeno una misurazione nella vita

19/05/2026
19/05/2026

“Dottore… ma com’è possibile che io abbia l’ alta?”

Me lo ha chiesto un mio paziente qualche giorno fa in studio.

Uno di quelli che, quando lo guardi, pensi:
“Qui troverò esami perfetti.”

Mangia equilibrato.
Sta attentissimo alla qualità del cibo… forse perfino in modo quasi maniacale.
Si allena 4 volte a settimana.
Fa una vita attiva.
Non fuma.
Non beve alcol.
Non ha familiarità importante per patologie cardiovascolari o metaboliche.
Dorme abbastanza bene.
Controlla gli ingredienti di tutto quello che compra.

Eppure dagli esami compare lei:
omocisteina aumentata.

Ed è qui che molte persone vanno in confusione.

Perché siamo stati abituati a pensare che salute significhi soltanto:
mangiare bene + fare sport = esami perfetti.

Ma il corpo umano non è una formula matematica.
È un sistema biologico adattativo estremamente complesso.

E infatti la domanda che gli ho fatto subito è stata:
“Come stai vivendo questo periodo?”

Silenzio.

Poi mi ha detto:
“Dottore… sono sempre sotto pressione.”

Ed è qui che il discorso cambia completamente.

Perché l’omocisteina non è soltanto un parametro cardiovascolare.
È anche una molecola molto sensibile allo stress e alla risposta neuroendocrina del nostro organismo.

Molte persone non sanno che lo stress cronico può aumentare il consumo di vitamine del gruppo B, soprattutto folati, vitamina B6 e vitamina B12, cioè proprio quei nutrienti necessari per metabolizzare correttamente l’omocisteina.

In pratica il corpo, quando vive in allerta continua, accelera tantissime reazioni biochimiche. ⚙️

E se questa situazione dura settimane o mesi, alcune vie metaboliche iniziano a rallentare o a diventare meno efficienti.

Una delle più importanti è la metilazione.

La metilazione è un processo fondamentale per:
✔️ produzione di neurotrasmettitori
✔️ detossificazione
✔️ equilibrio dell’umore
✔️ regolazione genetica
✔️ metabolismo energetico
✔️ controllo dell’infiammazione

Ed è proprio qui che entra in gioco l’omocisteina.

Perché quando il ciclo della metilazione fatica, l’omocisteina può accumularsi.

E attenzione:
non servono valori “altissimi” per iniziare a riflettere.

Anche valori borderline possono raccontarci che il corpo sta vivendo una fase di sovraccarico.

Una curiosità scientifica molto interessante riguarda il cortisolo. 🧠

Lo stress cronico attiva continuamente l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e modifica profondamente metabolismo, infiammazione e consumo micronutrizionale.

Alcuni studi suggeriscono che elevati livelli di stress ossidativo e cortisolo possano interferire indirettamente con il metabolismo dell’omocisteina e con l’equilibrio redox cellulare.

Ed ecco il punto che spesso sfugge.

Non esiste solo il “mangiare bene”.

Esiste anche:
come assorbiamo,
come recuperiamo,
quanto siamo infiammati,
quanto stress accumuliamo,
quanto tempo il sistema nervoso resta in allerta.

Perché potete avere una dieta teoricamente impeccabile…
ma vivere continuamente in uno stato di “lotta o fuga”, come se il cervello percepisse un pericolo costante. ⚠️

E sapete una cosa interessante?

L’omocisteina viene spesso associata soltanto al cuore e ai vasi sanguigni. ❤️

In realtà oggi sappiamo che valori alterati possono associarsi anche a:
🧠 neuroinfiammazione
🧠 stanchezza mentale
🧠 peggior recupero
🧠 aumento dello stress ossidativo
🧠 alterazioni cognitive nel lungo periodo

Ecco perché guardare un esame senza guardare la persona ha poco senso.

A volte il corpo non sta chiedendo solo più vitamine.
Sta chiedendo meno allarme biologico.

Ed è qui che entrano in gioco recupero, respirazione, gestione dello stress, equilibrio del carico allenante e nutrizione realmente personalizzata.

👉Perché la salute non è vivere sempre “in performance”.
È riuscire ad adattarsi senza consumarsi lentamente.

👨‍⚕️ Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche ed in Scienze della Nutrizione
Divulgatore scientifico e autore
Sleep Coach

📚 Bibliografia essenziale

* Smith AD, Refsum H. Homocysteine and cardiovascular disease: an overview. J Intern Med. 2021.
* Selhub J. Homocysteine metabolism. Annu Rev Nutr. 1999.
* Morris MS. Homocysteine and neurological function. Nutr Clin Care. 2003.
* McCully KS. Homocysteine and vascular disease. Nat Med. 1996.
* Zappacosta B et al. Stress, cortisol and homocysteine metabolism. Clin Chem Lab Med.
* Mattson MP, Shea TB. Folate and homocysteine metabolism in neural plasticity and neurodegenerative disorders. Trends Neurosci.

19/05/2026

Un semplice test del sangue può prevedere il rischio di infarto e ictus nelle donne con 30 anni di anticipo, agendo su tre marcatori chiave. La scoperta↓

18/05/2026

📘 AIFA pubblica una guida per l’uso consapevole dei nuovi per il e l’ .

Obesità e diabete rappresentano una sfida sanitaria sempre più rilevante, in Italia e nel mondo. I nuovi medicinali disponibili hanno rivoluzionato l’approccio terapeutico a queste patologie, ma è fondamentale utilizzarli in modo corretto e sicuro.

👉 I farmaci analoghi del GLP-1 (liraglutide, dulaglutide e semaglutide), gli agonisti del recettore GLP-1 (exenatide) e gli agonisti dei recettori GIP/GLP-1 (tirzepatide) sono un’importante opzione di trattamento, ma non sono una “scorciatoia miracolosa”. Devono essere inseriti in un percorso di cura più ampio e strutturato, con supervisione medica continua e un impegno a lungo termine.

La guida spiega:
✔️ le terapie disponibili in Italia e i meccanismi di azione
✔️ come usarle correttamente
✔️ gli effetti indesiderati e le precauzioni
✔️ le possibili interazioni con farmaci e alimenti
✔️ i rischi dell’acquisto fuori dai canali autorizzati

⚠️ Questi medicinali richiedono prescrizione medica e non possono essere acquistati online. Attenzione ai prodotti contraffatti venduti sul web e sui social, che possono esporre a gravi rischi per la .

❌ Evita il “fai da te”
✅ Acquista solo in farmacia
✅ Usali solo se prescritti dal medico
✅ Segui sempre le indicazioni terapeutiche e le modalità raccomandate dal medico

📩 Per segnalare siti o offerte sospette: medicrime@aifa.gov.it 💻 Per segnalare le sospette reazioni avverse: https://servizionline.aifa.gov.it/schedasegnalazioni/
🔗 Per approfondire:
https://www.aifa.gov.it/-/nuovi-farmaci-diabete-obesita-guida-aifa

27/04/2026

STATINE: il protettore silenzioso del tuo cuore

Il colesterolo alto non fa male... Finché non lo farà. ⚠️
Ecco dove intervengono le statine.

🔬 Funzionano bloccando l'enzima HMG-CoA reduttasi nel fegato → riducendo la produzione di colesterolo.
❤️ Risultato? Abbassamento LDL (colesterolo "cattivo") e ridotto rischio di infarto e ictus.

✨ Benefici chiave:
• ↓ colesterolo LDL
• ↑ HDL (leggermente)
• Stabilizzare le placche aterosclerotiche
• Prevenire eventi cardiovascolari

⚠️ Guarda gli effetti collaterali:
• Dolori muscolari (miopatia)
• Elevati enzimi epatici
• Raro: Rabdomiolisi


23/04/2026

Ti è mai capitato di fermarti un attimo e pensare:
👉 “Ma perché oggi le malattie autoimmuni sono così diffuse?”
Tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, psoriasi, celiachia…

Organi diversi.
Sintomi diversi.

Eppure, quando ascolto i pazienti in studio, c’è qualcosa che ritorna quasi sempre.

Gonfiore.
Digestione difficile.
Intestino “che non funziona come dovrebbe”.

E lì capisci che forse il problema non è dove pensiamo.

👉 Ma parte da più lontano.

👉 Parte dall’intestino.

C’è una parola che negli ultimi anni è diventata centrale.

👉 Disbiosi.

Ma attenzione, non significa solo “batteri cattivi”.

👉 Significa perdita di equilibrio.

Meno diversità, meno batteri utili, più specie pro-infiammatorie.

E questo cambia completamente il comportamento del sistema immunitario.

Perché qui arriva il punto chiave.

👉 Il sistema immunitario vive in gran parte nell’intestino.

Non è un dettaglio.

È una rivoluzione nel modo di vedere le cose.

Quando questo equilibrio si rompe, succede qualcosa di molto interessante.

L’intestino perde la sua funzione di filtro.

Le giunzioni si allentano.
La barriera diventa più permeabile.

👉 E passano sostanze che non dovrebbero passare.

Il sistema immunitario le vede.

E reagisce.

Curiosità scientifica molto affascinante:

👉 Esiste un fenomeno chiamato mimetismo molecolare.

Alcune strutture esterne somigliano a quelle del nostro corpo.

👉 Il sistema immunitario si attiva… e può iniziare a confondersi.

E poi c’è il microbiota.

Non è un semplice “ospite”.

👉 È un vero organo metabolico e immunitario.

Produce molecole fondamentali.

Come il butirrato.

Curiosità scientifica:

👉 Il butirrato:
• nutre l’intestino
• riduce l’infiammazione
• attiva i Treg (le cellule che “calmano” il sistema immunitario)

Quando questo sistema funziona bene…

👉 l’immunità è regolata.

Quando si perde…

👉 diventa reattiva.

E allora inizi a vedere le cose in modo diverso.

L’autoimmunità non è solo un attacco.

👉 È una perdita di equilibrio.

E qui cambia anche il modo di intervenire.

Non si tratta solo di “bloccare”.

👉 Si tratta di riequilibrare.

Nella pratica, cosa significa davvero?

Significa iniziare da piccoli cambiamenti, ma fatti con consapevolezza.

Non serve stravolgere tutto.

Serve lavorare bene sulle basi.

👉 Prima cosa: varietà alimentare

Mangiare sempre le stesse cose impoverisce il microbiota.

👉 Più colori, più fibre, più biodiversità intestinale.

👉 Seconda cosa: ritmo dei pasti

Mangiare continuamente durante la giornata non aiuta l’intestino.

👉 Ha bisogno anche di pause per rigenerarsi.

👉 Terza cosa: masticazione e digestione

Mangiare velocemente altera tutto il processo digestivo.

👉 E quello che non viene digerito bene… arriva all’intestino in modo “problematico”.

👉 Quarta cosa: attenzione agli eccessi “invisibili”

Dolcificanti, additivi, cibi ultra-processati.

👉 Possono alterare il microbiota più di quanto pensiamo.

👉 Quinta cosa: gestione dello stress

Non è un consiglio generico.

👉 È fisiologia.

Lo stress modifica la permeabilità intestinale e il microbiota.

👉 Sesta cosa: movimento

Non solo per il corpo.

👉 Anche il microbiota risponde all’attività fisica.

👉 Settima cosa: sonno

Poco considerato, ma fondamentale.

👉 Il microbiota segue ritmi circadiani.

Dormire male altera anche l’intestino.

👉 Ottava cosa: ascolto del corpo

Gonfiore, stanchezza, irregolarità…

👉 sono segnali, non disturbi casuali.

👉 Il punto è questo.

L’intestino non è solo digestione.

👉 È un centro di regolazione immunitaria.

E quando perde equilibrio…

👉 il sistema immunitario perde la sua capacità di “riconoscere”.

👉 Per questo la domanda più importante non è:

“Che malattia autoimmune ho?”

Ma:

👉 “In che stato è il mio intestino?”

Perché molto spesso…

👉 è proprio da lì che parte tutto.

✍️ Dott. Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista – Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche ed in Scienze della Nutrizione
Sleep coach
Divulgatore scientifico e autore

📚 Bibliografia essenziale
• Belkaid Y., Hand T.W. (2014). Role of the microbiota in immunity. Cell
• Fasano A. (2012). Leaky gut and autoimmunity. Clin Rev Allergy Immunol
• Arpaia N. et al. (2013). Microbial metabolites and Treg cells. Nature
• Honda K., Littman D.R. (2016). Microbiota and adaptive immunity. Annu Rev Immunol
• Round J.L., Mazmanian S.K. (2009). Gut microbiota and immune system. Nat Rev Immunol

04/04/2026

IL FEGATO GRASSO NON È UNA MALATTlA DEL FEGATO

(Di Patrizia Coffaro)

Per chi si fosse perso questo post, lo ripropongo. C’è una forte convinzione, che il fegato grasso sia una questione epatica. Come se il problema fosse lì, confinato sotto le costole, e bastasse dargli una ripulita ogni tanto. La steatosi epatica è l’espressione visibile di una disfunzione metabolica profonda, che coinvolge intestino, sistema immunitario, ormoni, mitocondri, sistema nervoso e ambiente.

Il fegato, in questa storia, non è il colpevole. È il contenitore finale di ciò che il corpo non riesce più a gestire. Un quarto della popolazione mondiale ha fegato grasso. Un numero enorme. E la maggior parte di queste persone sta bene. Nessun dolore, nessun sintomo eclatante. Esami quasi normali.

Poi, lentamente, in silenzio, il tessuto epatico inizia a cambiare. Prima grasso, poi infiammazione, poi fibrosi. E quando la fibrosi diventa visibile, il tempo per tornare indietro si è già ridotto. Il problema non è che il fegato grasso sia difficile da trattare. Il problema è che viene trattato tardi e nel modo sbagliato.

Curare il fegato da solo é come asciugare l'acqua senza chiudere il rubinetto. Dieta ipocalorica, qualche integratore epatico. Farmaci che migliorano i parametri ma non il terreno biologico. Funziona? A volte sì. Guarisce? Quasi mai. Perché si sta intervenendo sul risultato finale, non sui meccanismi che lo generano.

Il fegato accumula grasso quando il metabolismo è in overflow. Quando arrivano più segnali, più nutrienti, più tossine, più stimoli infiammatori di quanti il sistema riesca a processare. E qui arriviamo al punto che quasi nessuno affronta realmente. La steatosi non ha una causa, ne ha molte e agiscono insieme. Non esiste “il” fattore scatenante. Esiste una convergenza di disfunzioni, spesso silenziose, che si alimentano a vicenda. Eccone alcune, quelle piú frequenti.

1. Insulino-resistenza: anche senza diabete. Puoi avere glicemia normale e fegato grasso avanzato. Quando le cellule non rispondono più bene all’insulina, il fegato diventa un deposito forzato di grassi. Non per eccesso calorico, ma per incapacità di smaltimento.

2. Disfunzione mitocondriale: Il fegato è una centrale energetica. Se i mitocondri sono lenti, infiammati o danneggiati da tossine, farmaci, stress ossidativo o carenze nutrizionali, i grassi non vengono ossidati. Si accumulano.

3. Infiammazione cronica a bassa intensità: Non quella che fa febbre. Quella che altera i segnali cellulari giorno dopo giorno. Il fegato infiammato cambia metabolismo, produce meno bile funzionale, gestisce peggio glucosio e lipidi.

4. Intestino permeabile e disbiosi: Qui si gioca una partita enorme. Endotossine batteriche che arrivano al fegato attraverso la vena porta, attivando cellule immunitarie epatiche e mantenendo uno stato infiammatorio costante. Il fegato grasso spesso nasce nell’intestino, non nel piatto.

5. Sovraccarico tossico ambientale: Solventi, pesticidi, plastiche, metalli, farmaci, cosmetici, inquinanti domestici. Il fegato è il principale organo di detossificazione. Quando il carico supera la capacità, il grasso diventa una strategia di difesa, un modo per sequ3strare sostanze lipofile.

6. Squilibri ormonali e segnale dello stress: Cortisolo alto, ritmi circadiani sballati, sonno frammentato. Il fegato lavora in sincronia con l’orologio biologico. Quando il sistema nervoso è in allerta cronica, il metabolismo epatico cambia direzione... accumula invece di rigenerare.

7. Carenze nutrizionali funzionali: Qui non si parla di fame. Si parla di mancanza di quei cofattori che permettono al fegato di lavorare seriamente. Per bruciare i grassi servono vitamine del gruppo B, magnesio, carnitina. Se mancano, il grasso entra nel fegato ma non viene ossidato. Per smaltire correttamente lipidi, ormoni e tossine servono colina, betaina, folati attivi, B12. Se la metilazione rallenta, il fegato accumula. Per produrre una bile fluida ed efficace servono fosfatidilcolina, taurina, glicina e zinco. Senza bile che scorre, il grasso resta fermo. E per difendersi dallo stress ossidativo servono glutatione, selenio e zinco. Se questa protezione manca, il fegato si spegne a metà.

In assenza di questi mattoni, il fegato non è pigro né malato. È semplicemente costretto a lavorare con il freno tirato.
Il fegato è resiliente, non manda segnali subito. Si adatta, compensa, regge. Le transaminasi possono essere normali, l’ecografia può sottostimare, la persona può sentirsi solo un po’ stanca, gonfia, con difficoltà a dimagrire o con digestione lenta.
Ma sotto la superficie, la struttura del tessuto sta cambiando. E quando compare la fibrosi, non è un evento improvviso. È il risultato di anni di adattamenti metabolici forzati.

Perché le strategie standard falliscono nel lungo periodo? Perché si concentrano su un solo asse... peso, calorie, farmaco. Ma il fegato grasso non è una malattia di peso, è una malattia di segnale. Di informazione cellulare distorta. Puoi dimagrire e avere ancora steatosi. Puoi migliorare i numeri e peggiorare la qualità del tessuto.

La vera inversione avviene quando si ripristina la comunicazione metabolica, non quando si forza il corpo a obbedire. Cosa serve per invertite la rotta Non scorciatoie, non pulizie miracolose. Ma un lavoro sistemico, progressivo, intelligente. Serve:

- Ridare flessibilità metabolica
- Ridurre il carico infiammatorio reale
- Riparare l’asse intestino–fegato
- Riattivare i mitocondri
- Rispettare i ritmi biologici
- Alleggerire il carico tossico
- Sostenere, non forzare, la funzione epatica

Il fegato guarisce quando il contesto biologico torna favorevole. Il fegato grasso non è un errore del corpo. È una strategia di sopravvivenza. Un tentativo intelligente, anche se costoso, di adattarsi a un ambiente interno ed esterno diventato ostile. E finché non si cambia quell’ambiente, il fegato continuerà a fare il suo lavoro... proteggerti come può.

Gestire significa tenere a bada, capire, invece, significa cambiare direzione. E il fegato, quando lo smettiamo di trattare come un colpevole e iniziamo a leggerlo come un messaggero, spesso risponde molto meglio di quanto immaginiamo.

Il fegato grasso non chiede punizioni, chiede ascolto, contesto e coerenza. E soprattutto chiede una cosa che manca quasi sempre... una visione che vada oltre il fegato stesso.

Se devo indicare un integratore di base che abbia un senso fisiologico nella steatosi epatica, suggerisco la colina. Perché aiuta il fegato a fare una cosa fondamentale: smaltire i grassi, non trattenerli. Detto questo, va chiarita una cosa che spesso viene ignorata. In chi ha problemi intestinali importanti, disbiosi marcata, gonfiore, fermentazioni, alito pesante o una storia di intestino molto reattivo, non tutte le forme di colina sono uguali. In questi casi è meglio preferire forme più gentili, come:

- Fosfatidilcolina, che lavora anche sulla bile e sulle membrane
- CDP-colina, se c’è anche affaticamento mentale o nebbia cerebrale

Alcune forme di colina più semplici possono aumentare fermentazioni, dare nausea, peggiorare gonfiore o fastidi intestinali.
Non perché la colina faccia male, ma perché passa da un intestino che non è ancora pronto... questo è il punto chiave... prima si rispetta l’intestino, poi si chiede al fegato di lavorare meglio.

XO - Patrizia Coffaro

02/04/2026

S’adda sape fa🔥

Indirizzo

Via Pietro Nenni, 126 Angolo Via San Marco
Afragola
80021

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Martedì 08:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 08:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 08:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Venerdì 08:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:30

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