Dott.ssa Laura Mazzarella Psicologa

Dott.ssa Laura Mazzarella Psicologa Psicologa Clinica, iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Siciliana num. 6414 Sez. A

27/02/2026

Si vive bene senza giudicare,
senza umiliare,
senza sparare sentenze.

Si vive bene pensando alla propria vita
e a migliorare se stessi/e.

Si vive benissimo senza far del male al prossimo.

Perché quando si vive per costruirsi al meglio
e per creare qualcosa di bello
non si hanno né tempo né voglia per la cattiveria
da rivolgere agli altri.

Impariamo a fare silenzio
su tutto quel che non conosciamo
e che a malapena vediamo.

Impariamo a Rispettare.
Ad abbracciare.

(Natascja Di Berardino)

24/02/2026

Il seguente articolo di 𝐐𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 affronta il tema degli episodi di violenza nelle scuole italiane, sempre più presenti nel dibattito pubblico degli ultimi mesi, e per approfondire la questione ha intervistato la presidente del Cnop, Maria Antonietta Gulino.

«Paura e confusione non sono difetti né colpe. Sono emozioni che possono essere comprese, attraversate, trasformate. Possono diventare parole invece che gesti, scelte invece che reazioni, legami invece che fratture. E soprattutto chiedere aiuto non è debolezza, è una competenza relazionale. Se il messaggio implicito è: ti controllo perché non mi fido di te, si genera distanza. Se invece offro ascolto, costruisco responsabilità. L’obiettivo non è formare cittadini obbedienti, ma persone consapevoli, capaci di abitare la complessità», ha dichiarato Maria Antonietta Gulino.

«Non servono misure straordinarie o emergenziali: serve una scuola che faccia della dimensione relazionale la propria architrave quotidiana, a beneficio di studenti, docenti e di tutto il personale. La prima vera urgenza è investire in educazione emotiva, relazionale e affettiva fin dall’infanzia. Non come progetto accessorio, ma come fondamento del sistema scolastico. Dare spazio alla parola, al conflitto elaborato, all’ascolto. È lì che si costruisce la convivenza. Investire nella qualità delle relazioni è la prevenzione più solida e lungimirante contro la violenza», ha concluso la Presidente del Cnop.

Per l’articolo completo 👇
https://www.quotidiano.net/luce/attualita/giovani-violenza-scuole-italiane-2769c24c

24/02/2026

I ragazzi online sembrano sempre in compagnia.
Ma non è così e l'apparente socialità online inganna molto gli adulti.

Vedono i ragazzi "insieme", ma non è una relazione, è una finzione di relazione. L'interazione digitale non richiede presenza corporea, non richiede capacità di gestione dei conflitti, non richiede nemmeno la fatica del confronto. È un contesto che rassicura perché evita il rischio dell'incontro reale.

In questo senso i social, paradossalmente, producono isolamento: offrono una compagnia che non educa alla relazione. I ragazzi sembrano connessi, ma non stanno costruendo competenze sociali. La vera amicizia nasce dalla condivisione concreta, dal litigio, dal mettersi d'accordo, dal guardarsi negli occhi.

Quando l'online sostituisce tutto questo, i ragazzi si ritrovano più fragili e più soli, anche se passano ore a "stare insieme" sullo schermo.

Assolutamente deleterio...se solo si potesse, personalmente proporrei di tornare al registro cartaceo!!!
11/02/2026

Assolutamente deleterio...se solo si potesse, personalmente proporrei di tornare al registro cartaceo!!!

Cosa ne pensate del registro elettronico?

Io mi domando il senso di uno strumento che permette ai genitori di conoscere i voti dei figli prima di loro. In pratica è come se a scuola non ci fossero solo i bambini o i ragazzi ma anche i loro papà e le loro mamme. Non mi stancherò mai di ripetere agli insegnanti di considerare che oggi i genitori sono lì, c’è l’ombra del genitore dietro ad ogni alunno.

È un’ombra che peraltro durante il Covid è stata anche enfatizzata: la DAD l’hanno fatta i genitori, non l’hanno fatta i ragazzi. In questo senso occorre stabilire dei confini chiari, che non sono semplicemente confini logistici, come ad esempio mettere il campanello fuori dalla scuola o altro, ma un confine relativamente ai ruoli.

Agli insegnanti suggerisco sempre di fare una riunione con i genitori all’inizio dell’anno scolastico, in modo da spiegare qual è il loro ruolo, ad esempio che devono far dormire i propri figli in modo che non arrivino a scuola ancora addormentati, che devono fare la colazione, che devono ridurre il carico neuro-mentale dei videoschermi durante la giornata non scolastica, che gli eventuali compiti, che dovrebbero essere il meno possibile, devono riguardare gli alunni e non i genitori.

Il genitore ha un ruolo di supervisione, un ruolo esterno, non può sedersi lì con il figlio a fare i compiti, per cui se poi l’insegnante ha qualcosa da ridire sui compiti salta fuori che ha qualcosa da ridire sulla famiglia stessa.

07/02/2026
Molti credono che criticare gli altri e rimarcarne i difetti sia un segno di superiorità; così facendo pensano di essere...
23/01/2026

Molti credono che criticare gli altri e rimarcarne i difetti sia un segno di superiorità; così facendo pensano di essere lucidi e perspicaci.
Sì, è possibile che lo siano, ma ciò che non sanno è che l’abitudine di criticare gli altri e di sottolinearne le debolezze e le lacune li impoverisce.
Quando si mantiene l'attenzione costantemente fissa su comportamenti disonesti o stupidi, è come se ci si nutrisse di sporcizie, e dentro di sé qualcosa va in rovina.
Se volete sapere come mai gli Iniziati sono tanto ricchi, vi dirò che è perché si occupano di tutto ciò che vi è di più bello negli esseri umani: la loro anima e il loro spirito, ai quali vogliono dare la possibilità di manifestarsi.
Ecco il segreto della ricchezza degli Iniziati. Anche se vedono gli errori e i crimini degli umani, continuano a focalizzare il proprio interesse su quanto di meglio esiste in loro.
È così che li aiutano, e contemporaneamente si arricchiscono.

(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

Immagine: Opera di Rafael López

23/01/2026

Secondo voi, quando un ragazzo o una ragazza è davvero pronto ad affrontare i social senza esserne travolto?

Qui parliamo di fasi evolutive precise. Prima dei 14–16 anni la corteccia prefrontale non ha ancora sviluppato pienamente le funzioni che permettono la gestione dell'impulsività, del confronto sociale, dell'autoregolazione. I social sono costruiti per generare dipendenza: richiedono una maturità che i ragazzi più piccoli non possiedono.

A 14 anni il cervello emotivo dei minori è molto vulnerabile all'ingaggio dopaminergico dei social media e dei videogiochi.

A 16 inizia invece a esserci un'identità più definita. Prima, i ragazzi sono troppo vulnerabili: rischiano di essere travolti da dinamiche di gruppo e algoritmi che non sanno interpretare.

Mettere un limite non è proibizionismo: è protezione educativa. Esattamente come per l'alcol o per il tabacco, serve un contesto normativo che aiuti gli adulti e non li lasci soli in un confronto impari con colossi digitali potentissimi. Avere un'età minima significa dare ai ragazzi il tempo di crescere prima di confrontarsi con uno strumento che richiede competenze adulte

21/01/2026

Le nostre braccia hanno il potere di creare un cerchio potentissimo. E in questo cerchio si forma un vero e proprio mondo a sé: è il mondo dell'abbraccio!

10/11/2025

Quando sento nel mio studio qualche genitore che dice: “Voglio avere un bel rapporto con mio figlio adolescente”, faccio subito presente che a 17 anni è impossibile. L’adolescente “normale” è agitato, c’è niente da fare.

L’adolescente “anomalo” è quello che si isola nella cameretta. Bisogna proccuparsi per gli adolescenti che sono troppo tranquilli, perché sotto l’apparenza può esserci qualche nodo da affrontare perché è normale, alla loro età, essere ribelli e provocatori.

Molti adulti continuano però volere dei ragazzi che stiano “zitti e buoni”.

Ma l’atteggiamento remissivo è abbastanza anomalo per un adolescente. mentre l’imprevedibilità è la norma, ed è pure un bene che sia così, perché questo valorizza la plasticità neurocerebrale.

La società contemporanea sta sprecando questo aspetto: da sempre i ragazzi sono stati i motori del cambiamento. Il fatto che i giovani non vadano più a votare è una tragedia, non è astensionismo. Significa che la società non si rinnova. Le rivoluzioni storicamente le facevano gli adolescenti, compresa la Resistenza. Oggi invece si ritirano. Le loro emozioni si concentrano sulla refrattarietà, sulla riluttanza.

A mio giudizio questo è un problema più serio del calo demografico, perché si crea un buco generazionale.

27/09/2025

Indirizzo

Agrigento
92100

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