11/01/2026
Tecnologie digitali e cura, la review sull’empatia artificiale in sanità
Una review su Cyborg and Bionic Systems analizza giochi multiplayer, robot sociali e agenti virtuali per simulare interazioni empatiche in sanità
Una revisione scientifica pubblicata sulla rivista Cyborg and Bionic Systems analizza l’evoluzione delle tecnologie digitali in sanità verso la cosiddetta “empatia artificiale”, intesa come la capacità delle macchine di percepire, interpretare e simulare risposte empatiche nell’interazione uomo-macchina. L’analisi prende in esame tre famiglie tecnologiche – giochi multiplayer, robot sociali e agenti virtuali – e il loro possibile impiego nei contesti di cura.
Gli autori collegano lo sviluppo di queste soluzioni al peggioramento della carenza di personale sanitario a livello globale, che rende sempre più difficile garantire in modo continuativo un’interazione empatica di qualità. Gran parte della ricerca, osservano, si è finora concentrata sul supporto funzionale ai compiti, trascurando il contributo emotivo che caratterizza la relazione di cura. In ambiti come la riabilitazione, i robot possono assicurare training altamente ripetibili e standardizzati, ma restano insufficienti rispetto al beneficio affettivo dell’interazione interpersonale, che influisce su soddisfazione, fiducia, aderenza ai trattamenti e risultati clinici.
Secondo Tianyu Jia, ricercatore dell’Imperial College London e autore della review, l’“empatia artificiale” si basa su meccanismi di riconoscimento e risposta di tipo algoritmico, non su un’esperienza affettiva reale. La revisione analizza come le diverse piattaforme integrino elementi di interazione per favorire coinvolgimento ed engagement nei percorsi terapeutici e assistenziali.
I giochi multiplayer vengono descritti come strumenti in grado di portare l’interazione tra persone nei contesti digitali di riabilitazione e training, con effetti potenziali su motivazione e partecipazione, a condizione di un’adeguata progettazione e personalizzazione. I robot sociali sfruttano segnali sociali multimodali – come sguardo, postura, espressione facciale, linguaggio e tatto – e mostrano una crescente integrazione di modelli linguistici di grandi dimensioni per migliorare la generazione e la personalizzazione del dialogo. Gli agenti virtuali puntano invece su scalabilità e riduzione dei costi, attraverso interazioni mediate da schermi o ambienti di realtà estesa, con possibili integrazioni di dispositivi indossabili.
La review evidenzia tuttavia numerosi limiti. Il riconoscimento delle emozioni fatica a generalizzare tra contesti culturali differenti e manca di modelli quantitativi affidabili e in tempo reale per variabili come fiducia, coinvolgimento e qualità della relazione. La validazione clinica è ancora limitata e molti studi si basano su campioni ridotti, interventi di breve durata e misure eterogenee, rendendo necessari framework di valutazione più uniformi e studi longitudinali.
Per ottenere forme di empatia artificiale più robuste, gli autori indicano la necessità di sistemi capaci di stimare in tempo reale gli stati cognitivi e affettivi degli utenti, integrando segnali comportamentali e fisiologici e adottando modelli di interazione a circuito chiuso. Viene inoltre sottolineata l’importanza di una personalizzazione sostenuta nel tempo, basata sulla memoria delle interazioni, delle routine e delle preferenze degli utenti.
Restano infine le criticità etiche. Un uso eccessivo di forme di “pseudo-empatia” potrebbe favorire un falso attaccamento e un impiego improprio delle tecnologie, mentre le possibili allucinazioni dei sistemi di intelligenza artificiale rappresentano un rischio in ambiti sanitari sensibili. Secondo gli autori, l’empatia artificiale dovrebbe quindi rimanere un complemento e non un sostituto della comunicazione interpersonale.