12/04/2026
In un racconto Jātaka*, un uomo ricco ma ingenuo decide di seppellire tutto il suo oro nell’eremo di un asceta che ospita e venera. Ma l’asceta è corrotto, dissotterra l’oro e lo seppellisce in un altro posto. Il giorno seguente prende congedo dal suo benefattore, spiegando che restare troppo a lungo in un posto è un ostacolo al non-attaccamento. Mentre si allontana, l’asceta comincia a preoccuparsi che, quando il furto verrà scoperto, lui sarà sospettato. Perciò torna dal benefattore e indica alcuni fili di paglia che gli sono rimasti impigliati nei capelli. Devono provenire dal tetto della casa ed è tornato - dice - per restituirli. I suoi precetti non gli consentono di prendere nulla che non sia stato dato liberamente, nemmeno un filo di paglia. Come sperava, l’uomo rimane profondamente colpito dalla sua scrupolosità ma, al contrario, un amico del benefattore si insospettisce subito, ed esorta l’uomo a controllare il suo oro. Com'era prevedibile, è scomparso. Così, inseguono l’asceta e lo costringono a confessare dove lo ha nascosto.
Il Buddha disse che alcune persone sono attratte dagli insegnanti spirituali per il loro aspetto fisico, altre per il suono della voce o per la buona reputazione. Altre ancora sono ispirate dalla severità e dall’ascetismo. Nessuno di questi è un indicatore affidabile di integrità. Persino i poteri psichici possono essere simulati. L’unico criterio davvero affidabile è se l’insegnante si applica veramente alla pratica di sīla, samādhi e paññā.
Ajahn Jayasāro, 11 aprile 2026
*Raccolta di racconti delle vite precedenti del Buddha (NdT)