Associazione Kalyanamitta - APS

Associazione Kalyanamitta - APS Associazione di promozione sociale per la meditazione e lo studio del Buddhismo, per tutti, dovunque siano, on-line e in presenza.

In un racconto Jātaka*, un uomo ricco ma ingenuo decide di seppellire tutto il suo oro nell’eremo di un asceta che ospit...
12/04/2026

In un racconto Jātaka*, un uomo ricco ma ingenuo decide di seppellire tutto il suo oro nell’eremo di un asceta che ospita e venera. Ma l’asceta è corrotto, dissotterra l’oro e lo seppellisce in un altro posto. Il giorno seguente prende congedo dal suo benefattore, spiegando che restare troppo a lungo in un posto è un ostacolo al non-attaccamento. Mentre si allontana, l’asceta comincia a preoccuparsi che, quando il furto verrà scoperto, lui sarà sospettato. Perciò torna dal benefattore e indica alcuni fili di paglia che gli sono rimasti impigliati nei capelli. Devono provenire dal tetto della casa ed è tornato - dice - per restituirli. I suoi precetti non gli consentono di prendere nulla che non sia stato dato liberamente, nemmeno un filo di paglia. Come sperava, l’uomo rimane profondamente colpito dalla sua scrupolosità ma, al contrario, un amico del benefattore si insospettisce subito, ed esorta l’uomo a controllare il suo oro. Com'era prevedibile, è scomparso. Così, inseguono l’asceta e lo costringono a confessare dove lo ha nascosto.
Il Buddha disse che alcune persone sono attratte dagli insegnanti spirituali per il loro aspetto fisico, altre per il suono della voce o per la buona reputazione. Altre ancora sono ispirate dalla severità e dall’ascetismo. Nessuno di questi è un indicatore affidabile di integrità. Persino i poteri psichici possono essere simulati. L’unico criterio davvero affidabile è se l’insegnante si applica veramente alla pratica di sīla, samādhi e paññā.

Ajahn Jayasāro, 11 aprile 2026

*Raccolta di racconti delle vite precedenti del Buddha (NdT)

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟'𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗦𝗢𝗟𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗘́ 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗜Il Buddha racconta di un'epoca in cui gli uomini vivono solo dieci anni e per...
11/04/2026

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟'𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗦𝗢𝗟𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗘́ 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗜
Il Buddha racconta di un'epoca in cui gli uomini vivono solo dieci anni e per sette giorni si vedono come bestie, uccidendosi a vicenda. Alcuni si nascondono, e quando escono dai rifugi si abbracciano come "cari nemici ancora vivi". È da quel riconoscimento che ricomincia la moralità. L'aggressione non è nella nostra vera natura: per colpire l'altro bisogna prima sminuirlo. Il lavoro parte da noi, dalle piccole parole dette e da quelle non dette. Diventare isola di sé stessi è anche diventare lampada per gli altri.

Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 10 aprile 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Riflessioni sull'essere isola di sé stessi: il Buddha, il periodo della spada e l'invito a diventare lampada di noi stessi e degli altri.

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗔𝗣𝗔𝗡𝗔𝗦𝗔𝗧𝗜 𝗘 𝗞𝗔𝗥𝗨𝗡𝗔Una pratica in due tempi: prima stabilizziamo il corpo e la mente con la consapevolezza ...
11/04/2026

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗔𝗣𝗔𝗡𝗔𝗦𝗔𝗧𝗜 𝗘 𝗞𝗔𝗥𝗨𝗡𝗔
Una pratica in due tempi: prima stabilizziamo il corpo e la mente con la consapevolezza del respiro, lasciando emergere un senso di quieta felicità. Poi, ben radicati in questo benessere, apriamo il cuore verso chi in questo momento attraversa sofferenza, conflitti o guerre. Non per assorbire il loro dolore, ma per offrire riconoscimento e stabilità. Un modo concreto per imparare a stare accanto alla sofferenza del mondo senza esserne travolti.

Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 10 aprile 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Meditazione anapanasati e karuna: uniamo la consapevolezza del respiro all'apertura compassionevole verso chi vive sofferenza e conflitti.

A posteriori, sembriamo essere tutti più saggi. E se non proprio più saggi, almeno più saggi di prima. O forse così semb...
08/04/2026

A posteriori, sembriamo essere tutti più saggi. E se non proprio più saggi, almeno più saggi di prima. O forse così sembra. All’improvviso riusciamo a vedere tutte le cose che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto, che non abbiamo fatto e avremmo dovuto fare; tutte le cose che avremmo dovuto dire e non abbiamo detto, o che non avremmo dovuto dire ma abbiamo detto comunque. Questa saggezza a posteriori appare particolarmente persuasiva dopo la separazione da una persona amata. Dimentichiamo che spesso, per così dire, stavamo vagando senza mappa in una valle nebbiosa. Pensiamo che avremmo dovuto fare di meglio.
Il Buddha ci insegna a riconoscere che molti fattori complessi e difficilmente valutabili influenzano le nostre vite. Non possiamo mai essere completamente sicuri che le nostre decisioni, per quanto ben ponderate, avranno un buon risultato. Troviamo rifugio nella sincerità con cui le abbiamo prese, non nel loro esito.
Ci saranno state sicuramente occasioni in cui non abbiamo agito o parlato nel miglior modo possibile. Le contaminazioni giocano un ruolo costante nelle nostre vite. Ma rimproverarci per aver agito in modo confuso è assurdo quanto dire che in passato avremmo dovuto essere persone diverse, più pure. È così che eravamo allora ma non come siamo condannati a essere per sempre.
Quando una persona cara viene a mancare, non lasciate che il senso di colpa, i rimpianti e la falsa saggezza del senno di poi vi privino dei ricordi positivi che altrimenti potrebbero esservi di conforto.
Ogni volta che riaffiora un pensiero della persona cara, non reprimetelo e non abbandonatevi ad esso. Conservate l'immagine nella mente, e inviate pensieri di mettā: “Che tu stia bene!”, “Che tu sia felice!”.

Ajahn Jayasāro, 7 aprile 2026

Aprile è il mese in cui, in Thailandia, maturano i manghi. Se ripenso ai miei primi anni qui, il gusto fresco e dolce de...
07/04/2026

Aprile è il mese in cui, in Thailandia, maturano i manghi. Se ripenso ai miei primi anni qui, il gusto fresco e dolce dei manghi "Okrong" e il caldo che dà alla testa nel mese più torrido dell’anno sono ricordi indissolubilmente legati. Tetti di lamiera roventi e il sudore che non dava tregua: bei tempi!
Gli insegnamenti di Ajahn Chah sono ricchi di riferimenti ai manghi. Amava raccontare la storia Jātaka* di un re che vede in un parco un albero di mango carico di frutti e decide di tornare a mangiarne qualcuno dopo aver concluso i suoi affari. Tuttavia, al suo ritorno, scopre che il suo seguito di attendenti ha già spogliato l’albero: ci sono rami spezzati sparsi sul terreno. Osservando un albero vicino, rimasto intatto, il re capisce che è stato risparmiato perché non porta frutti. Nella sua mente nasce allora l’idea che lui è come il grande albero di mango, continuamente oppresso a causa del suo potere e della sua ricchezza, con la mente piena di preoccupazioni e affanni. Alla fine decide di prendere l’albero intatto come suo maestro, lasciarsi il palazzo alle spalle e diventare monaco. Scopre la gioia dell’indipendenza, di non essere nessuno di speciale.
Ajahn Chah insegnava anche che, quando la consapevolezza raggiunge la stabilità del samādhi, è in grado di discernere la natura dei fenomeni in modo molto naturale e senza sforzo. Diceva che è come stare comodamente seduti all’ombra di un albero di mango, mentre qualcun altro, salitoci sopra, ne fa cadere i frutti. Non dobbiamo arrampicarci noi stessi: basta raccogliere i frutti maturi che cadono davanti a noi e ignorare quelli marci.

Ajahn Jayasāro, 4 aprile 2026

*Jātaka: le vite anteriori del Buddha (NdT)

Sono online le registrazioni dei foglietti gialli di Ottobre / Novembre / Dicembre  2025.Si possono ascoltare alla nostr...
05/04/2026

Sono online le registrazioni dei foglietti gialli di Ottobre / Novembre / Dicembre 2025.
Si possono ascoltare alla nostra pagina
https://kalyanamitta.it/podcast-kalyanamitta/

e sulle piattaforme.
Buon ascolto e dateci un feedback se volete sulla loro utilità!
🙏🏼

Qui è possibile trovare le registrazioni audio del Podcast Kalyanamitta: meditazioni, discussioni sul Dharma, corsi

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗜Quando diciamo "che tutti gli esseri possano essere felici", cosa stiamo auguran...
04/04/2026

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗜

Quando diciamo "che tutti gli esseri possano essere felici", cosa stiamo augurando esattamente? Il Buddha distingue una felicità che dipende dai sensi, e che cade quando il piacere viene meno, da una felicità più stabile che non ha bisogno di condizioni esterne. Conoscere questa distinzione cambia il senso del nostro augurio e lo rende più efficace.

Un piccolo esperimento: chiudiamo gli occhi, prendiamo un respiro e auguriamo a tutti gli esseri di essere felici. Già semplicemente pensarlo ci calma, ci ferma. E le persone vicine a noi reagiranno a questa tranquillità, come se avessimo portato una piccola boccata di pace.
Possiamo anche chiederci, nella vita di tutti i giorni: questa cosa che sto pensando, dicendo, facendo, mi farà bene o mi farà male? Farà bene o male agli altri?

Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 3 aprile 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Riflessioni sulla felicità degli esseri: quale felicità auguriamo quando diciamo "che tutti gli esseri possano essere felici"?

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗜Dal respiro consapevole all'apertura del cuore: in questa meditazione guidata co...
04/04/2026

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗜

Dal respiro consapevole all'apertura del cuore: in questa meditazione guidata coltiviamo la gioia interiore e la trasformiamo in un augurio di felicità per tutti gli esseri, senza distinzione. Attraverso la progressione classica della consapevolezza del respiro arriviamo alla mettā, la gentilezza amorevole, lasciando che dal cuore parta l'augurio "sabbe sattā bhavantu sukhitattā", che tutti gli esseri possano essere felici.

Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 3 aprile 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Meditazione sulla felicità degli esseri: dal respiro consapevole all'apertura del cuore verso tutti gli esseri con la pratica di mettā

I cinici adottano spesso un tono di superiorità nelle loro sentenze, del tipo: “Dai, siamo onesti su quello che sta real...
02/04/2026

I cinici adottano spesso un tono di superiorità nelle loro sentenze, del tipo: “Dai, siamo onesti su quello che sta realmente succedendo”. Il filosofo olandese del Seicento Bernard de Mandeville, ad esempio, affermava: “L’uomo più umile al mondo deve ammettere che la ricompensa di un'azione virtuosa... consiste in un certo piacere che si procura contemplando il proprio valore”.
In sostanza, secondo questa visione, le persone compiono buone azioni principalmente per le sensazioni piacevoli che ne ricavano. Una cosiddetta azione virtuosa, dunque, non sarebbe poi così diversa da quelle considerate non virtuose (comprese, forse, certe azioni care al signor de Mandeville). La convinzione alla base di questa visione è che dovremmo accettare l'umiliante verità che siamo tutti, sempre e inevitabilmente, mossi dall'interesse personale.
Un paio di osservazioni: in primo luogo, il fatto che il ricordo di un'azione virtuosa procuri gioia alla mente non dimostra che quella gioia debba necessariamente essere lo scopo o la ricompensa attesa di quell’atto. Non si può liquidare con tanta disinvoltura il desiderio di rendere il mondo un posto migliore, di fare la differenza, di contribuire a ridurre la sofferenza. Accanto all'amore per il piacere e per sé stessi, l'amore per il bene e per la verità ha avuto un ruolo innegabile nella storia dell'umanità.
Inoltre, dal punto di vista buddhista, un atto compiuto allo scopo di procurarsi il piacere di contemplare il proprio valore non è per nulla, in realtà, un’azione virtuosa: è una transazione.

Ajahn Jayasāro, 31 marzo 2026

30/03/2026

Tre giorni di silenzio, meditazione e presenza condivisa 🌿

Kalyanamitta APS è un’associazione che promuove la meditazione e lo studio della filosofia buddhista. Ogni settimana ci incontriamo online (incontri aperti a tutti) e organizziamo ritiri in presenza.
Se senti che questo fa per te, seguici 👆

29/03/2026

Un esploratore si ritrova sottoterra, in una grotta nera come la pece, senza alcuna luce che lo guidi. Sente salire il panico, perciò fa alcuni respiri profondi e inizia a rilassarsi. Il panico si placa. Rimane fermo e vigile. Gradualmente, i suoi occhi si abituano all’oscurità. Vede che non è uniforme. Ci sono molte sfumature diverse dell’oscurità. Una trama nelle tonalità più chiare gli suggerisce l’esistenza di una fonte di luce esterna.
Restando in silenzio, riesce a sentire un suono flebile e lontano di uccelli che cantano. Percepisce un lieve soffio di aria fresca che gli accarezza la guancia. Ora lo sa: “Se sono arrivato fin qui, saprò anche come uscirne.”
Sprofondato nell’oscurità della mente, l’esploratore interiore non va nel panico. Calma il respiro, rilassa il corpo. Rassicura la mente e osserva. Dopo un po’ si rende conto che l’oscurità non è totale, non ha una densità uniforme. Nel buio ci sono variazioni e trame significative. Percepisce, per così dire, una fonte di luce, un tenue canto di uccelli, un lieve soffio sulla guancia. Ora lo sa: “Se sono arrivato fin qui, saprò anche come uscirne.
Ajahn Jayasãro, 1° luglio 2025

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢𝗦𝗔Il Buddha dice che la mente è radiosa per natura, ma viene contaminata da impurità passeg...
28/03/2026

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢𝗦𝗔

Il Buddha dice che la mente è radiosa per natura, ma viene contaminata da impurità passeggere.

AN 1.49�«Questa mente, o mendicanti, è radiosa.�Ma è contaminata da corruzioni passeggere.»
AN 1.50�«Questa mente, o mendicanti, è radiosa.�Ed è libera dalle corruzioni passeggere.»

Quali sono queste impurità? Ce lo dice il Buddha nel sutta MN 7: rabbia, rancore, invidia, avarizia, presunzione, negligenza... La lista è lunga, e la vera sfida non è conoscerla ma essere onesti con noi stessi. È come andare in giro con una camicia macchiata senza accorgersene: finché non vediamo la macchia, non possiamo pulirla. In meditazione possiamo fare un esercizio semplice e potente: chiederci con calma "in questo momento, nella mia mente c'è malevolenza? c'è rabbia? c'è rancore?" Senza giudizio, solo con onestà. Ogni macchia che riconosciamo è già una macchia che inizia a dissolversi. E sotto le macchie, la mente radiosa è lì.

Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 27 marzo 2025.�
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

Buddhismo

Riflessioni sulla mente radiosa: riconoscere e abbandonare le impurità che offuscano la luminosità naturale della mente

Indirizzo

Via Tor Paluzzi , 85
Albano Laziale
00041

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