31/12/2025
Un proposito per l'anno che sta per arrivare ce lo fornisce Byung-Chul Han (1959), filosofo coreano di lingua tedesca, che studia come il controllo non agisca più soltanto dall’esterno, ma venga interiorizzato, fino a trasformarsi in auto-sfruttamento.
Nel suo testo "La società della stanchezza" scrive che l’“eccesso di positività” non ha nulla a che fare con l’ottimismo. È il linguaggio del puoi sempre fare di più, puoi migliorarti, puoi riuscire. Se un tempo il potere si esprimeva attraverso il divieto, il “non puoi”, oggi si presenta come incoraggiamento. E proprio per questo diventa più efficace.
Nella società della prestazione non c’è un oppressore evidente contro cui ribellarsi. Ognuno diventa imprenditore di se stesso, responsabile del proprio successo e, di conseguenza, del proprio fallimento. La pressione non viene più dall’esterno: si interiorizza, si normalizza, si rivolge contro di noi.
Il risultato non è la rivolta, ma la stanchezza. Non il conflitto, ma il burnout. Ansia, depressione, senso di inadeguatezza non sono deviazioni individuali: sono i sintomi di un sistema che chiede sempre di più, senza mai autorizzare il limite.