31/12/2025
Abbiamo accolto con grande piacere l'opportunità di raccontare dell'evento organizzato a teatro con Laura La Daphne Marziali e C’è Tempo OdV 🩷.
Buona lettura!
📄 Dal numero 20 di INSIEME, foglio politico cittadino a cura di Insieme per Alberobello > IN VETRINA
𝐀 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚
𝐼𝑙 29 𝑛𝑜𝑣𝑒𝑚𝑏𝑟𝑒 𝑎𝑑 𝐴𝑙𝑏𝑒𝑟𝑜𝑏𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑠𝑐𝑒𝑛𝑎 𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑐𝑜𝑙𝑜 “𝐶’𝑒̀ 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑜 - 𝑇𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎”, 𝑢𝑛’𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑡𝑒𝑎𝑡𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑝𝑟𝑒𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐿𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑀𝑎𝑟𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑎 𝑜𝑛𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎, 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑢 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑠𝑡𝑖𝑔𝑚𝑎 𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖. 𝐴 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑟𝑙𝑜, 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑑𝑒𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝐷𝑒𝑏𝑜𝑟𝑎 𝑃𝑒𝑛𝑡𝑎𝑠𝑠𝑢𝑔𝑙𝑖𝑎, 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑜𝑡𝑒𝑟𝑎𝑝𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑟𝑖𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜𝑛𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑚𝑢𝑠𝑐𝑜𝑙𝑜-𝑠𝑐ℎ𝑒𝑙𝑒𝑡𝑟𝑖𝑐𝑖. 𝐷𝑜𝑐𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑙’𝑈𝑛𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝐿𝑎 𝑆𝑎𝑝𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 (𝑀𝑎𝑠𝑡𝑒𝑟 𝑖𝑛 𝑅𝑖𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑢𝑠𝑐𝑜𝑙𝑜-𝑠𝑐ℎ𝑒𝑙𝑒𝑡𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑟𝑒𝑢𝑚𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎) 𝑒 𝐴.𝐼.𝐷.𝑀.𝑂.𝑉. 𝐴𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝐷𝑟𝑒𝑛𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝐿𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑀𝑎𝑛𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑂𝑟𝑖𝑔𝑖𝑛𝑎𝑙 𝑀𝑒𝑡ℎ𝑜𝑑𝑒 𝑉𝑜𝑑𝑑𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑑𝑒 𝑎 𝑀𝑜𝑟𝑔𝑒𝑠 (𝑆𝑣𝑖𝑧𝑧𝑒𝑟𝑎). 𝐻𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑜 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑎𝑑 𝐴𝑙𝑏𝑒𝑟𝑜𝑏𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗲̀ 𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗹’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝗼𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼 “𝗖’𝗲̀ 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗼”?
Il 28 novembre ho festeggiato i dieci anni dall’apertura del mio ambulatorio medico ad Alberobello e ci tenevo a fare qualcosa di grande. Mi occupo da 15 anni di riabilitazione oncologica e quando ho conosciuto Laura Marziali e il suo spettacolo “C’è Tempo” è nata una sfida con me stessa... Mi sono chiesta “ce la fai a portarlo nel tuo paesello?”
È stato un modo per celebrare in silenzio ma con gran voce l’amore per il mio lavoro.
𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗶 𝗵𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗟𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗠𝗮𝗿𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶?
Quello che mi ha colpito è la sua scelta di raccontare al mondo intero il suo percorso oncologico regalandoci le confessioni più intime e il suo sguardo che, pur incrinato, brilla di audacia. La maggior parte dei pazienti oncologici non trova la maniera per parlare di sé... come se l’unica cosa che importi sia sopravvivere... come se non fosse lecito nutrire questa vita di qualità.
La malattia spesso viene vissuta in solitudine. La scelta di Laura è coraggiosa e dà voce alla storia di tanti, e infonde coraggio e luce nel futuro. Ricordo le parole di Laura... La sua promessa a se stessa di fronte al dolore e alla solitudine: “Che il cancro non sia passato invano in questo corpo”.
Non possiamo scegliere la maggior parte delle cose che accadono, ma possiamo scegliere come reagire... è qui la differenza, la bellezza di un uomo o di una donna che scelgono di fare la differenza.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗹’𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼?
È stato difficile e stavo per abbandonare l’’idea perché nonostante si trattasse di volontariato oncologico nessuno mi è venuto incontro. Questo fino a che ho pensato di condividere il mio progetto con una delle realtà più sensibili del nostro territorio: la Banca di Credito Cooperativo di Alberobello, Sammichele e Monopoli. Ho chiesto un appuntamento con il Presidente Cosimo Palasciano e ho presentato “C’è Tempo Tour”, spiegando quanto potesse essere complessa e delicata la storia di una paziente oncologica di 28 anni... E quanto potesse essere prezioso regalare al paese questa opportunità. Mi sono sentita accolta.
Mi è stato chiesto quindi di fare un elenco di tutte le spese necessarie e dopo qualche settimana ho ricevuto la bellissima notizia: il Consiglio di Amministrazione della Banca sceglie di organizzare l’evento per i propri Soci e Clienti, sostenendo appieno tutte le spese necessarie.
Ho chiamato Laura e la collega Rachele Zeppilli e abbiamo festeggiato!
𝗤𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗿𝗲𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗵𝗮𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗲𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮?
È come se avessi lanciato un boomerang. Ho ricevuto tanta energia, tanti ringraziamenti, tanti sorrisi e tanta emozione... Talmente tanta bellezza che di fronte alle piccole avversità faccio spallucce e sorrido. Ho visto il papà commosso di una mia paziente oncologica abbracciare Laura a fine spettacolo... come se in quel momento fossimo tutti uguali nel tempo e nello spazio: è stato bellissimo! Mi ritornavano quelle parole di Laura “non lo lascerò passare invano dal mio corpo”.
𝗗𝗮 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝘀𝘁𝗮, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶? 𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 (𝗼 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼) 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗼𝗻𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶?
Io credo non si possa scindere la professionalità dall’umanità nelle cure per tutti i pazienti. L’oncologia mi ha insegnato a creare una scala di valori: io posso fare qualcosa per alleviare, aiutare, trattare o curare? Allora ne vale la pena sempre. Di fronte alla vita nulla è troppo difficile, se ho la possibilità di respirare allora devo farlo.
Posso salutarvi con una frase che da sabato è diventata il mio mantra? “C’è tempo solo se non lo perdi”.