06/03/2026
Il tema delle emozioni è un tema centrale e articolato, che necessita di essere snellito per divenire pratico e fruibile in allenamento e in gara.
Non a caso, uno dei primi argomenti di cui inizio a parlare con i miei atleti è proprio la gestione emotiva e, nello specifico, di due emozioni spesso difficili da utilizzare a vantaggio della prestazione: ansia e rabbia.
L’ansia, in realtà, è un’emozione utilissima: può aiutare l’atleta a tenere alta l’attenzione, riducendo i tempi di reazione, migliorando l’esecuzione motoria e i processi decisionali.
Se non adeguatamente gestita, invece, può indurre l’atleta ad elaborare pensieri e immaginare scenari futuri spesso catastrofici che, il più delle volte, non si presenteranno.
Pure la rabbia può essere un’emozione vantaggiosa: saperla trasformare in grinta, aiuta a tirar fuori energia utile a svolgere un’azione importante o a finalizzare.
Anche in questo caso, il rischio di una gestione emotiva inefficace può indurre l’atleta a rimuginare su pensieri macchinosi o fatti che ormai non possiamo più cambiare, come gli errori commessi durante la prestazione sportiva anche mentre quest’ultima è ancora in corso, finendo per creare uno spiacevole effetto domino.
Le rimuginazioni che la mente produce, quindi, orientano spesso l’attenzione dell’atleta essenzialmente su due tempi, passato e futuro, prosciugandone le energie mentali e allontanandolo dall’unico tempo in cui può ancora produrre un cambiamento utile: il presente.
Le tecniche di meditazione e di respirazione divengono, pertanto, alcuni tra gli strumenti essenziali che ogni atleta dovrebbe conoscere, acquisire e padroneggiare per far fronte alla sfera emotiva e gestire il senso di sopraffazione che spesso compromette irrimediabilmente la prestazione, procurando frustrazione e sconforto.
Costruire un atleta consapevole di sé stesso e dei propri mezzi significa, quindi, permettergli di affrontare le sfide con maggiore fiducia ed entusiasmo e, in questo, la preparazione mentale fa sempre la differenza.