13/03/2026
Qualcosa sta cambiando nel modo in cui le istituzioni italiane guardano all'arte.
Il 5 febbraio 2026, i Ministeri della Cultura e della Salute hanno firmato un Protocollo d'intesa sulla prescrizione dell'arte: un riconoscimento formale che l'arte, non solo praticata in prima persona ma anche fruita come spettatori, contribuisce al benessere, all'inclusione, alla relazione.
Non è un'idea nuova. Da tempo cito la scoping review dell'OMS del 2019 che documenta con centinaia di ricerche quanto le arti incidano sulla salute mentale e fisica. In Italia ci sono state esperienze significative, ma isolate, difficili da replicare e sostenere nel tempo.
Questo protocollo crea finalmente le condizioni perché ciò che esiste possa diventare sistema.
Chi come me lavora con il processo creativo come strumento di cura e conoscenza di sé, sa bene che il gesto, il simbolo, la forma accedono a strati dell'esperienza che le sole parole non raggiungono. Lo confermano le ricerche, ma anche le esperienze personali.
Prova a ripensare all'ultimo anno: quali mostre, concerti, spettacoli o esperienze culturali ti hanno lasciato qualcosa? Sollievo, energia ritrovata, un nuovo sguardo...
Condivido 2 mie esperienze significative:
🎼 il concerto di Vinicio Capossela "Ad Mortem Festinamus": un rito collettivo intorno alla memoria di chi non c'è più, che celebrava la vita proprio attraverso il contatto con la perdita... Da lì, aspetto il giorno dei morti con uno sguardo e un'emozione nuova.
🎈 la mostra di Banksy, in cui l'arte diventa denuncia e richiama al senso di umanità condivisa... Da lì, trovo nell'arte un rifugio dagli orrori contemporanei, che antepongono interessi di altra natura a principi per me fondamentali di sacralità per la vita e dignità umana.
Queste esperienze mi aiutano a sentirmi meno sola di fronte a emozioni a volte troppo difficili da vivere profondamente.
Se vuoi condividere una tua esperienza significativa di arte come cura, scrivi qui o in privato!