04/01/2026
"Sei felice?"
"Non sto cercando la felicità, sto cercando la pace. Se c'è felicità c'è tristezza, se qualcosa arriva in alto, cadrà. Se miri a ottenere qualcosa, avrai qualcosa da perdere."
Essere felici viene posta nella vita quasi come una responsabilità, un obiettivo, un qualcosa che ci spetta e che abbiamo tutto il diritto di cercare di ottenere, forse addirittura con ogni mezzo.
La felicità è stata vista come la soluzione a tutte le cose: se sei felice non stai male, non soffri.
Perché dovrei voler soffrire?
Sembra logico e giusto ma qualcosa non quadra.
Credo che il vocabolario italiano di uso comune si sia impoverito di parole e ora non sappia più dare il giusto nome alla sensazione provata.
La felicità è un attimo, un'esplosione di belle sensazioni che ti sequestra e ti porta lontano dalla realtà.
Un viaggio meraviglioso da godere tutto, finché c'è, perché quando finirà resterà una scia e un bel ricordo.
Anche il dolore è un attimo, da vivere tutto, non si scappa.
Passa? Cambia, lascia una scia e un buio ricordo.
Il dolore però può anche inghiottire, trasformarsi in un buco dal quale non si ha la forza o la volontà di uscire.
La felicità può diventare malattia? Può essere talmente tanta da fare ve**re meno il giudizio, il buonsenso, la lucidità mentale?
L'ho visto nei bipolari: oscillazioni ampie ma nette tra depressione ed euforia.
Allora forse è vero che in noi abitano altre sensazioni positive, che forse chiamiamo, sbagliando, tutte con lo stesso nome di felicità.
La pace è una di queste sensazioni.
La sento come uno stato di quiete eternamente presente, vissuto nel presente, l'unico tempo di cui si può fare esperienza tangibile.
La sento come quel lasciarsi esistere così come si è: con il passato nel cuore, gli insegnamenti acquisiti, la giusta accettazione e la consapevolezza che nulla è per sempre.
La pace forse non ha nulla a che fare né con la felicità né con la tristezza, forse è quel qualcosa che si erge nonostante tutte queste cose.
Forse ha a che fare con lo smettere di combattere contro l'imbattibile, contro ciò che avverrà indipendentemente da noi.
Forse è il poter convivere col senso di impotenza che ci perseguita quando il dolore e la fatica sono troppo grandi.
Il poter accettare che su questo mondo siamo creature e non re, non divinità.
La pace forse è quel sospiro rilassato che apre un sorriso discreto:
stare bene dove si è, con la vita che si fa, che si ha scelto, nonostante tutto.
Guardarsi da lontano e vedersi come un essere umano tra gli umani, tra i tanti e non voler essere alcun altro.
Forse davvero è il caso di esplorare i vari sentimenti che ci abitano per imparare a distinguerli, a dare loro ognuno il proprio sapore, dare loro il giusto nome e capire qual è per noi la sensazione delle sensazioni.
Pace, serenità, leggerezza, armonia, quiete...
Cosa sento in questi momenti?
Riesco a dare un nome?
Ha un nome?
È qualcosa che resiste nonostante tutto?