30/11/2024
SILENZIO
🤐Definizione:
Il silenzio è un’ esperienza umana comune, descritta e percepita differentemente in base al contesto, culturale, sociale, storico, nel quale compare.
Chi lavora nel campo delle professioni sanitarie e terapeutiche, può definirsi come parte dei “professionisti del silenzio”: il silenzio può essere vissuto all’interno del mondo psicoterapeutico un tempo morto, un ostacolo, oppure al contrario, un momento intenso e carico di significato, senza il quale l’ascolto della parola non è possibile, come del resto la maggior parte degli autori, anche analisti, concordano.
🛠️Funzione:
Il silenzio è ritenuto dagli addetti al lavoro psicoterapeutico uno strumento piuttosto potente, che se usato in maniera corretta può facilitare il progresso terapeutico, aumentando la fiducia e solidificando l’alleanza terapeutica, ma se mal dosato, potrebbe essere vissuto come un abbandono, un insulto o una critica, un evento particolarmente stressante e imbarazzante.
✅Classificazione:
I silenzi produttivi sono associati a evoluzioni positive della terapia e sono riconducibili alle pause emotive, alle pause espressive e alle pause riflessive. Queste tre tipologie indicano rispettivamente una connessione introspettiva con le proprie emozioni, una ricerca della parola più appropriata per esprimere un concetto inconscio, una rielaborazione e messa in discussione delle proprie percezioni e rappresentazioni.
I silenzi neutri sono le pause mnemoniche, utilizzate per ricordare un evento o un elemento, e le pause associative, per passare da un argomento ad un altro. Questi evidenziano momenti di particolare concentrazione da parte del paziente.
I silenzi ostruttivi minacciano il progresso della terapia, ma se visti per tempo e analizzati adeguatamente dal terapeuta possono costituire elementi centrali alla scoperta di temi salienti. Sono le pause di disimpegno e le pause interattive.