Psicologa Francesca Chianello

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Questa frase mi riporta ad una decina di anni fa, all’inizio del mio tirocinio. Ricordo una paziente che stava attravers...
17/04/2026

Questa frase mi riporta ad una decina di anni fa, all’inizio del mio tirocinio. Ricordo una paziente che stava attraversando un momento profondamente doloroso, una situazione che sembrava senza via d’uscita. In quella stanza c’era un silenzio carico, quasi sospeso. A un certo punto, la terapeuta la guardò e le disse proprio così. All’inizio mi colpì la semplicità di quelle parole, quasi disarmante rispetto alla complessità del dolore che avevamo davanti. Ma col tempo ho capito quanto fossero profonde. Cadere non è solo perdere equilibrio, è anche interrompere un modo di stare nel mondo che non funziona più. È un momento di verità, in cui qualcosa si rompe… ma proprio per questo può trasformarsi!!

Quella scena mi ha insegnato che anche nei momenti più bui può esistere uno spazio di ricostruzione. Che il dolore, se accolto, può diventare direzione. E che il nostro compito non è evitare le cadute, ma aiutare a dar loro senso.♥️

E forse è stato lì che ho iniziato a capire davvero questo lavoro. Non perché avessi già tutte le risposte, anzi, ma perché ho imparato ad ascoltare, a fidarmi dei processi. E sì, anche a riconoscere, piano piano, che sono capace di farlo.

L’amore, l’amore quello vero, quello duraturo, quello che va oltre i film… non dovrebbe portare a modificare la propria ...
08/04/2026

L’amore, l’amore quello vero, quello duraturo, quello che va oltre i film… non dovrebbe portare a modificare la propria persona per paura di perdere l’altro. Si, proprio così. Quando in una relazione si inizia a pensare “se dico quello che provo mi lascerà” oppure “devo adattarmi altrimenti cosa penserà?”, si entra in schemi disfunzionali fatti di paura, insicurezza e credenze negative sulla propria persona.

Questi pensieri portano, nel tempo, a mettere da parte bisogni, emozioni e confini. Ed è lì che ci si perde!

Una relazione sana, invece, si costruisce su:
• pensieri più realistici (“posso essere me stess* e restare in relazione”);
• comportamenti assertivi (esprimere bisogni, dire no, comunicare);
• rispetto reciproco dei confini.

“Restare interi” significa proprio questo: non rinunciare a sé per essere amati, ma portare completamente la propria persona nella relazione. Ricorda: non è l’adattamento forzato che crea legame, ma la possibilità di essere, di sentirsi, di dire, di fare… senza paura.

💬 Ti riconosci più nel bisogno di adattarti o nella libertà di essere te?

Il rapporto con il cibo non parla quasi mai solo di cibo. Parla di emozioni non espresse, di vuoti che cercano di essere...
31/03/2026

Il rapporto con il cibo non parla quasi mai solo di cibo. Parla di emozioni non espresse, di vuoti che cercano di essere riempiti, di bisogni che non hanno trovato parole… Parla di controllo, quando dentro ci sentiamo in balia di tutto. Parla di conforto, quando qualcosa fa troppo male. Parla di abitudine, quando smettiamo di ascoltarci davvero.
Mangiare, non mangiare, perdere il controllo, trattenerlo: sono spesso tentativi (profondamente umani) di regolare ciò che dentro è difficile da sostenere.
Per questo non è mai “solo” una questione di dieta, di disciplina o di forza di volontà! È molto, molto di più!

È una questione di ascolto.
Di consapevolezza.
Di relazione con sé stessi.

Imparare a guardare il proprio rapporto con il cibo
con occhi meno giudicanti e più curiosi è uno dei primi passi per mangiare e vivere bene, perché, quando inizi a chiederti e capire davvero cosa provi, non hai più bisogno di usare il cibo per dirlo al posto tuo.

Oggi ero al parco con mio figlio. All’altalena, poco distante da noi, c’era un ragazzino di circa dodici anni. Parlava d...
24/03/2026

Oggi ero al parco con mio figlio. All’altalena, poco distante da noi, c’era un ragazzino di circa dodici anni. Parlava da solo, o forse con un amico immaginario, e raccontava che aveva chiuso i genitori in stanze separate, il padre in bagno, la madre in camera sua, perché litigano sempre. Diceva che non riesce più a sentirli, che spera si lascino presto.

Mi si è aperto un vuoto nello stomaco.

Durante tutto il tragitto di ritorno ho continuato a pensare a lui. A quel bambino che, invece di essere contenuto, contiene. Che, invece di essere protetto, prova a proteggersi da ciò che lo ferisce. Ho pensato ai suoi genitori, forse convinti di restare insieme “per il suo bene”. E a lui, che proprio per questo resta intrappolato nel loro dolore. C’è una forma di solitudine che non ha a che fare con l’assenza, ma con la presenza che ferisce. Con parole che diventano rumore, con tensioni che saturano l’aria, con emozioni che i bambini non hanno ancora gli strumenti per nominare, ma che sentono, tutte! I figli non chiedono famiglie perfette. Chiedono verità, coerenza emotiva, spazi in cui non doversi adattare al caos degli adulti.

A volte separarsi è un atto di rottura. Altre volte, è un atto di cura. E mi chiedo quanto spesso i bambini paghino il prezzo di decisioni prese “per loro”, senza davvero ascoltarli.

Quanto può essere dura la vita, quando si è troppo piccoli per reggerla — e troppo grandi per non accorgersene? Quanto?

Molto spesso il cibo diventa un mediatore delle nostre emozioni: un modo per entrare in contatto con ciò che proviamo, o...
09/03/2026

Molto spesso il cibo diventa un mediatore delle nostre emozioni: un modo per entrare in contatto con ciò che proviamo, o per allontanarci da emozioni che fanno fatica a trovare spazio. Stress, ansia, rabbia, ma anche noia o bisogno di conforto possono attivare pensieri automatici che ci spingono a mangiare anche quando il corpo non ha davvero fame. A volte quella sensazione sembra proprio fame, ma se ci fermiamo un attimo ad ascoltarci possiamo accorgerci che il “pulsante” che attiva il pasto è qualcos’altro.

Non è semplicemente una questione di forza di volontà: è il modo in cui, nel tempo, abbiamo imparato a gestire ciò che proviamo.

🧠Riconoscere il legame tra pensieri, emozioni e comportamenti può diventare il primo passo per costruire un rapporto con il cibo più consapevole, gentile e libero.

Quante volte apri i social senza nemmeno accorgertene, quasi in automatico, per concederti una pausa… ma alla fine ti se...
06/03/2026

Quante volte apri i social senza nemmeno accorgertene, quasi in automatico, per concederti una pausa… ma alla fine ti senti più stanc* e confus* di prima? Quando la mente è sovraccarica, il cervello cerca un sollievo immediato. Scrollare app come Instagram può diventare un piccolo rifugio: un modo per allontanare temporaneamente la tensione e il flusso continuo di pensieri. Ma questa “pausa facile” spesso non ci rigenera davvero. Al contrario, può lasciarci più distratti, più agitati e con la sensazione di non aver mai davvero fermato la mente.

Il sovraccarico cognitivo ed emotivo a volte si manifesta proprio così: nella ricerca di un sollievo rapido, invece che di una pausa reale. Ese provassimo a riconoscerlo?
Fermarsi un attimo, portare attenzione al respiro, fare due passi, scrivere qualche pensiero su un foglio… anche solo per un minuto. A volte bastano piccoli gesti di consapevolezza per aiutare la mente a ritrovare un po’ di equilibrio.

Oggi ti invito a osservarti: che tipo di pausa ti stai concedendo davvero? Quello che fai, ti fa stare bene?

Molti pazienti chiedono: “Ma cosa posso fare? Cosa devo fare?”E ogni volta la risposta è la stessa: prima di chiederti c...
19/02/2026

Molti pazienti chiedono: “Ma cosa posso fare? Cosa devo fare?”
E ogni volta la risposta è la stessa: prima di chiederti cosa fare, chiediti cosa senti. La risposta non è fuori, non è negli altri, non è nelle regole. È dentro. Sempre!!!
“Lo lascio o non lo lascio?”
Se lo ami davvero, lo sai solo tu.
E soprattutto sai come ti fa sentire restare.
“Sto sbagliando o sto esagerando?”
Solo tu sai se quella situazione ti fa sentire serena o costantemente in allarme.
“Devo accettare questo lavoro o rifiutarlo?”
Solo tu sai se è entusiasmo quello che provi… o è paura di deludere qualcuno.
“È solo un momento no o non sono più felice?”
Solo tu puoi sentire se è stanchezza passeggera o se qualcosa dentro si è spento.
“Sto chiedendo troppo o mi sto accontentando?”
Il tuo corpo, prima ancora della mente, sa quando ti stai tradendo.
Non sempre è facile ascoltarsi. A volte il rumore fuori è più forte della nostra voce interiore. Ma imparare a riconoscere ciò che senti è il primo atto di responsabilità verso te stess*. Perché le scelte giuste non sono quelle perfette, sono quelle coerenti con ciò che senti! 🌿

Questa riflessione nasce dalla lettura di un post di Laura Legrenzi, profondo e super attuale: abbiamo più strumenti che...
11/02/2026

Questa riflessione nasce dalla lettura di un post di Laura Legrenzi, profondo e super attuale: abbiamo più strumenti che mai per risparmiare tempo eppure, non siamo mai stati così di corsa. È un paradosso che racconta molto del tempo in cui viviamo.

Mi é venuto automatico pensare alle generazioni precedenti, alle nostre nonne ad esempio: senza lavatrice, lavastoviglie, senza app e automazioni, riuscivano più di noi a ritagliarsi tempo per stare insieme, per parlare, per coltivare relazioni, per una quotidianità condivisa, per esserci!

Nel lavoro clinico emerge spesso che non è tanto il tempo a mancare, quanto il valore che gli attribuiamo. Il tempo che non produce, che non rende, che non è misurabile in risultati lo mettiamo facilmente da parte. E con lui finiscono spesso anche le relazioni, l’ascolto, la presenza emotiva. Ti ritrovi?

Forse la domanda non è: come recuperare tempo ma, per cosa scegliamo di usarlo? E cosa stiamo perdendo, mentre cerchiamo di non sprecarlo?!

Questa riflessione nasce dalla lettura di un post di Laura Legrenzi, in cui evidenzia un paradosso molto attuale: oggi a...
04/02/2026

Questa riflessione nasce dalla lettura di un post di Laura Legrenzi, in cui evidenzia un paradosso molto attuale: oggi abbiamo più strumenti che mai per risparmiare tempo, per semplificare, ottimizzare, eppure, il tempo per vivere sembra sempre meno.

Mi é venuto automatico pensare alle generazioni precedenti, alle nostre nonne ad esempio: senza lavatrice, asciugatrice, lavastoviglie, senza app e automazioni, riuscivano più di noi a ritagliarsi tempo per stare insieme, per parlare, per coltivare relazioni, per una quotidianità condivisa, per esserci!

Nel lavoro clinico emerge spesso che non è tanto il tempo a mancare, quanto il valore che gli attribuiamo. Il tempo che non produce, che non rende, che non è misurabile in risultati lo mettiamo facilmente da parte. E con lui finiscono spesso anche le relazioni, l’ascolto, la presenza emotiva. Ti ritrovi?

Viviamo in una cultura della produttività che tende a spostare in secondo (ultimo) piano ciò che non è immediatamente utile, e così il legame con gli altri – e con noi stessi – diventa, purtroppo, altamente sacrificabile.

Forse la domanda non è: come recuperare tempo ma, per cosa scegliamo di usarlo? E cosa stiamo perdendo, mentre cerchiamo di non sprecarlo?!

Ti capita a volte di sentire l’ansia arrivare e di reagire facendo di tutto per tenerla lontana? Ti distrai, ti occupi, ...
26/01/2026

Ti capita a volte di sentire l’ansia arrivare e di reagire facendo di tutto per tenerla lontana? Ti distrai, ti occupi, controlli, anticipi… pur di non sentirla davvero, pur di provare ad evitarla.

Sai, l’ansia spesso corre proprio lì: dove non ci concediamo di fermarci, di fare silenzio, di ascoltare cosa succede nel corpo, nel cuore e nei pensieri.

Stare non significa bloccarsi o arrendersi, anzi! Significa creare uno spazio interno in cui poter stare e restare presenti, stare senza giudicare ciò che emerge, stare senza la pretesa di “dover stare bene”.

A volte basta davvero poco: un respiro in più, un momento di attenzione, una scelta gentile verso se stessi…

💭 Ti è mai capitato di notare cosa cambia quando provi a restare, anche solo per qualche istante?
💬 Cosa succede dentro di te quando l’ansia arriva?

Negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto, durante i mesi di gravidanza, non nasca solo un bambino, ma anche una ma...
14/01/2026

Negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto, durante i mesi di gravidanza, non nasca solo un bambino, ma anche una madre: nasce una nuova relazione, una nuova famiglia, un nuovo equilibrio. È una nascita sotto molteplici punti di vista.

In particolare, mentre il corpo della donna cambia, anche la sua mente attraversa una profonda trasformazione: si riorganizzano l’identità, i ruoli, i confini emotivi. Dal punto di vista clinico, la maternità rappresenta una vera e propria rinascita psichica.

È uno spazio di passaggio delicato e complesso, in cui possono emergere emozioni intense, ambivalenze e memorie profonde.
Uno spazio che merita tempo, ascolto e cura.

La donna rinasce insieme a suo figlio:
lui, come diceva Piaget, è una tabula rasa;
lei è la donna di ieri,
più tutto ciò che, dentro di sé, è fiorito in questi nove mesi.

L’inizio dell’anno è spesso accompagnato da un aumento delle aspettative personali e sociali, insieme alla pressione di ...
07/01/2026

L’inizio dell’anno è spesso accompagnato da un aumento delle aspettative personali e sociali, insieme alla pressione di definire obiettivi chiari e immediatamente raggiungibili.
Questo può attivare ansia, senso di inadeguatezza o la percezione di “dover fare di più”.

Dal punto di vista psicologico, è importante ricordare che gli obiettivi sono strumenti di orientamento, non parametri di valore personale!!
Il benessere non nasce dalla prestazione costante, ma dalla capacità di scegliere con consapevolezza (!) come investire tempo ed energie, rispettando i propri ritmi e i propri limiti.

È proprio in questo spazio di equilibrio e rispetto che diventa possibile stare bene con se stessi, con ciò che si fa e nelle relazioni con gli altri. Tienilo in mente, per tutto il 2026, buon inizio ♥️

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