18/08/2021
È sempre triste leggere queste notizie.
Un ragazzo, allergico come me, morto così da un giorno all'altro a 19 anni, per shock anafilattico, dopo aver ingerito involontariamente l'alimento a cui era allergico al ristorante.
I sentimenti che mi assalgono alla lettura di queste notizie sono due: tristezza e rabbia.
Tristezza per ovvi motivi, non può un ragazzo di 19 anni morire così.
In più c'è anche il pensiero che al posto suo, poteva succedere a me, avendo la sua stessa patologia.
Rabbia perché NON DOVREBBE succedere un fatto del genere.
Ora non so come è avvenuto, questo lo sa solo lui e le persone al suo fianco, ma posso testimoniare io per prima, essendo allergica, che ancora c'è veramente tanta ignoranza su queste malattie.
I più pensano che allergie ed intolleranze siano la stessa cosa: "giusto un po' di prurito o diarrea e fine".
Invece la differenza è netta perché DI ALLERGIE SI PUÒ MORIRE.
Per questo siamo così pignoli al ristorante che chiediamo ogni dettaglio di un piatto, che al primo segnale di indecisione del cameriere entriamo in allarme e in paranoia.
Tu, voi che non siete allergici, non vi rendete conto di cosa significhi per noi ogni giorno scegliere, per vivere una vita sociale, di affidarsi e affidare la propria vita, la propria salute, ad altre persone.
Basta poco, basta semplicemente un errore, una dimenticanza, una distrazione di un cameriere o di un cuoco a provocare la nostra morte.
È veramente questione di un attimo.
Tu penserai: "ma allora chi te lo fa fare di andare a mangiare fuori casa?ma stattene a casa almeno non rischi e non metti in croce gli altri".
E io ti rispondo: "ma tu rinunceresti a vivere?"
Sì perché la vita è fatta anche di convivialità, e non si può rinunciare sempre a questi momenti.
È risaputo ormai che cibo e vita sociale sono a braccetto.
Lo sa bene chi è a dieta per esempio e ha sensi di colpa a mangiare il week end fuori casa cibi "anti dieta" (che in realtà neanche esistono se assunti nelle giuste frequenze, e lo dico da nutrizionista!).
Solo che in questo caso, i sensi di colpa e i pensieri di troppo non dovrebbero esserci, perché non è una cena a settimana a rovinare il lavoro fatto fino a quel momento.
Mentre nel caso dell'allergia, quella cena potrebbe essere letale.
Eppure come chi è a dieta, quel senso di privazione della libertà di vivere una serata con gli amici, pesa.
Sai che prima o poi devi allentare i freni dell'autocontrollo ossessivo e cedere a quei momenti di socialità e spensieratezza.
Anche a costo di rischiare la vita, anche a costo di sentirti dire per l'ennesima volta da conoscenti a cena con te, ignoranti in materia, che secondo loro sei esagerata a essere così rigida e non sarai mica così grave, come invece lo sei, ma lasci correre.
Non puoi rovinarti la serata a spiegare loro la dura realtà, che fatichi anche tu stessa ad accettare.
Figurati, è già una rottura spiegare alle persone che non vuoi scegliere quel piatto perché sei a dieta e subito stanno lì a dirti quello che devi o non devi fare, immagina se sputassero sentenze sulla tua condizione di salute fragile.
Nonostante tutto, decidi di andare a cena fuori con il desiderio di essere compresa e coccolata, di fare bene ad affidarti e fidarti di quel cameriere e cuoco che si prenderanno cura di te e con la speranza di non sbagliarti.
Perché la vita è una e va vissuta.
Ovviamente con le dovute precauzioni nei limiti del possibile, ma anche noi allergici abbiamo il diritto come tutti di viverla senza troppe rinunce.
Se sei allergico anche tu, se ti va, scrivi qui sotto anche tu la tua esperienza e come te la vivi, potrebbe aiutare a sensibilizzare sull'argomento.
Dott.ssa Ilaria Jacobelli Biologa Nutrizionista
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