12/05/2022
FIBROMIALGIA
Una sindrome dolorosa cronica incompresa
La sua eziologia è incerta, mostra una pluralità di sintomi tra cui il principale è rappresentato dal dolore muscolo scheletrico diffuso, seguito da affaticamento, rigidità, parestesie e bruciori che comporta una limitata esecuzione delle attività normali, stanchezza cronica, problemi gastro-intestinali e altre problematiche.
La difficoltà di collegare i segni riscontrati attraverso radiografie con i sintomi riportati dai pazienti – come il dolore e la disabilità – potrebbe causare una sottovalutazione da parte dei professionisti sanitari.
Fatica e dolore sono condizioni non visibili, vengono spesso mal riconosciuti e non compresi da coloro che stanno vicino al malato, a volte sono gli stessi familiari che dubitano dell’esistenza di tali disturbi, aumentando così l’isolamento, i sensi di colpa e la rabbia nel paziente fibromialgico.
Questa malattia, oltre che colpire gli individui che ne sono affetti, colpisce di riflesso anche le loro famiglie che si trovano a gestire le difficoltà legate alla patologia.
Numerosi studi sul dolore cronico, hanno messo in evidenza come le esperienze traumatiche e stressanti possono alterare la neuroplasticità del cervello e impattare sulla modulazione dei circuiti cerebrali nonché sulla chimica, causando un abbassamento della soglia di percezione del dolore.
Ogni volta che sperimentiamo dolore o stress si attivano le aree interessate alla elaborazione emozionale, sentiamo ansia, paura, depressione e tutto ciò va ad influenzare l'umore, il sonno e la sensibilità al dolore.
Più spesso questo accade, più il nostro sistema nervoso diventa sensibile al dolore che percepiremo in momenti successivi.
Questa sensibilità è dovuta all'alterazione dei meccanismi di modulazione del dolore stesso, in quanto la continua attivazione causa un impoverimento delle scorte di oppioidi naturali (endorfine) con la conseguente riduzione della soglia di tolleranza del dolore.
La neuroplasticità è un processo a due direzioni che coinvolge sia cambiamenti maladattivi – come nel caso dello stress – ma anche correttivi attraverso interventi mirati tra cui il trattamento con EMDR.
Questo trattamento diminuisce l'attivazione fisiologica e va ad agire sulla componente emotiva ossia sull'eccitabilità dei neuroni chiamati in causa dalla reazione emozionale.
Per quanto ormai accettato che il dolore cronico sia causato da una combinazione di fattori fisici e psicologici si ritiene che il miglior approccio sia quello multidisciplinare ma il trattamento psicoterapeutico del dolore è ancora sottoutilizzato.