22/11/2025
✨Pillola filosofica del weekend ✨Pensare controcorrente✨
💫«Pensare è ancora una delle attività più sovversive che esistano.»
Hannah Arendt💫
Hannah Arendt arriva a questa idea dopo aver attraversato il cuore del Novecento: il nazismo, l’esilio, i campi di sterminio, fino al processo Eichmann, dove comprende la banalità del male.
Il male, per lei, non è sempre un mostro eccezionale: spesso è chi smette di pensare e si limita a obbedire.
Per Arendt, il pensiero autentico è sovversivo perché rompe gli automatismi:
ti permette di dire “no” quando tutti ripetono “si fa così” e ti pone davanti alla domanda più radicale di tutte: “Posso vivere con me stesso/a se faccio questo?”
Oggi, epoca in cui è facile essere spinti a costruire una versione di noi stessi da mostrare, più che una da abitare davvero, sui social, nel lavoro, perfino nelle relazioni, vale spesso ciò che appare.
– la coerenza viene sostituita dalla coerenza d'immagine;
– l’identità diventa un “profilo”, una presenza sempre ottimizzata;
– il valore di ciò che facciamo sembra misurato da visibilità e consenso.
In questo contesto, la coscienza passa in secondo piano: non è spettacolare, non genera like, non si vede.
È un lavoro interiore, silenzioso, che però ci chiede di scegliere davvero, di valutare le conseguenze, di rispondere a noi stessi, non al pubblico.
Arendt direbbe che quando privilegiamo il “personaggio”, rischiamo di diventare funzioni, ruoli, automatismi.
E quando smettiamo di pensare in prima persona, smettiamo anche di essere responsabili.
💫Per questo, oggi più che mai, il pensiero autentico è sovversivo:
perché ci riporta dalla vetrina alla coscienza, dal personaggio alla persona.💫