Mario D'Andreta. Psicologo. Sviluppo personale, organizzativo e di comunità

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Mario D'Andreta. Psicologo. Sviluppo personale, organizzativo e di comunità Sono uno Psicologo iscritto all'ordine degli psicologi delle Marche.

Aiuto persone, organizzazioni e comunita' che vogliono sviluppare il proprio modo di vivere in senso produttivo e creativo fornendo loro degli spazi di pensiero per capire come farlo a partire dalla conoscenza di sé e delle proprie relazioni ed emozioni. Il mio lavoro è orientato a fornire metodologie e strumenti a persone, organizzazioni e comunità, per supportarli nella risoluzione di problemi e nel miglioramento continuo della capacità di perseguire i propri obiettivi, in un'ottica di sviluppo della convivenza sociale. A questo scopo realizzo interventi di consulenza e formazione volti allo sviluppo di competenze relazionali ed organizzative, la riorganizzazione funzionale di aziende, cooperative e sistemi socio-economici locali, secondo una prospettiva metodologica psicosociologica di ricerca-intervento. Nel mio blog "www.mariodandreta.wordpress.com"
propongo alcune riflessioni legate ai temi dello sviluppo individuale, organizzativo e di comunità e agli interventi sinora realizzati. Gestisco la sede territoriale di Ancona dell'ANSES (Associazione Nazionale Stress e Salute) (www.anses.it)

29/01/2026
29/01/2026

Per una visione della realtà volta al reale compimento del potenziale costruttivo e creativo dell'uomo, quale meta produttiva dello sviluppo del genere umano.

27/01/2026

Sulla capacità di stare bene cone se stessi come base per una pacifica e produttiva convivenza sociale che valorizzi le differenze, invece di farne la base di sterili conflitti.

27/01/2026

Su una modalità di vivere molto problematica per sè e per i sistemi sociali in cui si vive e che si contribuisce a costruire nell'interazione con gli altri.


27/01/2026

Sul significato simbolico dei disturbi digestivi

25/01/2026

Karel Toman, "Favole di sangue"

📖 📚

25/01/2026

Ogni tanto mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se qualcuno me lo avesse detto prima. Se mi avessero detto che, a forza di rimandare il dolore, ci si ammala ancora.
Che la rabbia trattenuta prima o poi si libera da sola, e lo fa come vuole, come può. Che serve il perdono a fare il futuro. Che avere paura non è una colpa. Che non avere paura non è un merito. Che volersi bene non è un fatto ovvio. Che per volersi bene bisogna conoscersi. Che per conoscersi serve forza di volontà. Che la stima per se stessi si ottiene mettendo a tacere ogni forma di giudizio. Che i traguardi sono pose plastiche.
Che un traguardo non ha bisogno di medaglie ma di attenzione. Che nessuna felicità è possibile senza verità. Nessuno me l'ha detto. E forse non ci avrei nemmeno creduto. Credevo solo a quello che vedevo. E intorno a me tutto era colpa di mio padre e di mia madre.

Basilio Petruzza, "Figli amati male"

📖 📚

25/01/2026

Wallace parlava spesso di attenzione perché la considerava centrale per vivere in modo consapevole.
Pensare, per lui, non era accumulare idee, ma scegliere dove dirigere lo sguardo.

La cultura serviva a interrompere l’automatismo quotidiano.

Questa frase fa bene perché restituisce potere in un mondo che distrae continuamente.
Ricorda che non tutto merita il nostro tempo mentale.

Scegliere a cosa prestare attenzione è una forma di cura.

Ed è qui che sta il suo lato più culthic: la consapevolezza come pratica concreta.

Quando la cultura funziona così, non pesa: nutre.

20/01/2026

✨«L’altro mi riguarda.»✨
(formula sintetica del pensiero di Emmanuel Levinas, non citazione testuale)

Emmanuel Levinas (1906–1995) ha spostato il centro della filosofia dal pensare al rispondere. Per lui “l’altro” non chiede empatia né comprensione: chiede di non essere travolto dalla mia libertà.

Che tipo di obbligo è?
Una responsabilità asimmetrica, che nasce prima di ogni decisione: io rispondo dell’altro perché posso ferirlo, non perché lo capisco.

Il punto decisivo è il volto: non il viso biologico, ma l’apparire della vulnerabilità.
Il volto dice: “tu non ucciderai”, non come regola morale, ma come fatto originario (“Totalità e Infinito”, 1961).

💫La relazione è la distanza minima che impedisce al mio corpo di schiacciare il tuo. È lì che comincia l’etica.
Non è l’emozione a fondare la relazione, ma l’obbligo che l’altro imprime su di noi: è lì che nasce l’incontro.💫

20/01/2026

Zygmunt Bauman, nel suo saggio "Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi", esplora con acume le dinamiche del consumismo nella società moderna e le sue ripercussioni sul tessuto sociale e individuale. Bauman, con la sua consueta profondità analitica, delinea un ritratto inquietante ma realistico dell'individuo contemporaneo, intrappolato in un ciclo perpetuo di desideri e insoddisfazioni.

Il consumatore, secondo Bauman, è diventato un'entità solitaria, non più parte di una nazione o di un gruppo, ma membro di uno sciame che cambia direzione seguendo i capricci del desiderio momentaneo. Questa condizione di solitudine è amplificata dal consumismo, che si serve della manipolazione delle masse e del cambiamento sociale e urbanistico delle città per perpetuare il proprio dominio.

Bauman evidenzia come il consumismo abbia eroso le fondamenta della comunità, creando un divario sempre più marcato tra ricchi e poveri. I ricchi vivono in ghetti globali, collegati da aeroporti internazionali, mentre i poveri sono confinati in ghetti urbani da cui sembra impossibile evadere. Chi non si adegua alla mentalità consumistica viene emarginato, e chi non può adeguarsi per mancanza di mezzi viene relegato in ghetti fisici.

L'autore sottolinea anche il ruolo del Welfare State nel contesto post-bellico, quando era necessario mantenere una popolazione di riservisti pronti a combattere. Oggi, questa necessità sembra svanita, e con essa l'impulso a proteggere chi non consuma, portando a un progressivo smantellamento del sistema di welfare.

La critica di Bauman si estende alla morale contemporanea, che egli ritiene troppo accademica e distaccata dalla realtà quotidiana. La riflessione si sposta poi sul concetto di libertà, che in Occidente si traduce nella possibilità di scegliere tra prodotti diversi sul mercato. Tuttavia, questa libertà si trasforma in un obbligo, poiché le opzioni sono preselezionate e prescritte, e la scelta diventa una tirannia che minaccia l'identità stabile e duratura dell'individuo.

Un'opera che stimola una riflessione critica sul consumismo e le sue implicazioni etiche e sociali. Il saggio invita a considerare come le nostre scelte di consumo influenzino non solo la nostra vita ma anche la struttura stessa della società in cui viviamo. Bauman, con la sua analisi, ci sfida a riconsiderare il nostro ruolo come consumatori e le responsabilità che ne derivano in un mondo sempre più polarizzato tra chi ha e chi non ha.

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20/01/2026

“Dentro la globalizzazione” di Zygmunt Bauman analizza le conseguenze della globalizzazione sugli individui. Divide il mondo tra “globali”, che godono di mobilità e opportunità, e “locali”, esclusi e senza vantaggi. Celebre la distinzione tra “turisti” liberi di scegliere e “vagabondi” costretti a spostarsi. Bauman mostra una globalizzazione che unisce e divide, e invita a ripensare responsabilità e modelli sociali per un futuro più equo.

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Indirizzo

Ancona
60124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393400700757

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