Enza Biacchi

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Psicoterapeuta trauma-focused- Cura dei bambini e adolescenti vittime di traumi relazionali.”“Aiuto genitori e professionisti a riconoscere e sostenere i minori feriti.”

“Nuremberg” Una lettura clinica problematicaNuremberg pone una questione centrale: la responsabilità soggettiva del male...
04/01/2026

“Nuremberg” Una lettura clinica problematica

Nuremberg pone una questione centrale: la responsabilità soggettiva del male.
Sul piano etico il film regge; sul piano clinico, molto meno.
La prova di Russell Crowe è convincente proprio perché non costruisce un personaggio
“disturbato”, ma un soggetto lucido, orientato, capace di scelta. Il suo funzionamento non è caratterizzato da frammentazione dell’Io, né da perdita di realtà, né da sofferenza psichica manifesta. È un funzionamento freddo, strumentale, coerente, privo di colpa. Ed è proprio questo a renderlo clinicamente inquietante.

La figura dello psichiatra, invece, rappresenta il punto critico del film. La diagnosi di narcisismo viene utilizzata in modo improprio, come categoria esplicativa del male, confondendo tratti di personalità con responsabilità morale. Il narcisismo, così come presentato, diventa un’etichetta narrativa che rischia di psicologizzare l’orrore, trasformando la scelta in sintomo.
Il funzionamento mostrato non è riconducibile a un disturbo narcisistico di personalità in senso clinico. È più vicino a un funzionamento psicopatico o ideologicamente disumanizzato:
assenza di colpa, assenza di conflitto intrapsichico, uso strumentale dell’altro,
adesione rigida a un sistema di valori disumanizzante.
In questo senso, la diagnosi proposta dal film risulta concettualmente scorretta e clinicamente riduttiva. Il rischio è quello di offrire una spiegazione che attenua la responsabilità soggettiva, trasformando l’atto in espressione di un disturbo anziché di una scelta consapevole.
Il film funziona quando resta sul piano della responsabilità morale.
Si indebolisce quando tenta di tradurla in una spiegazione psicopatologica.
Dal punto di vista clinico, Nuremberg mostra involontariamente un punto essenziale:
non tutto ciò che è disumano è patologico.
E non tutto ciò che è spiegabile è curabile.

“Crans-Montana: quando il pericolo nasce nei luoghi che dovrebbero proteggerci”Quello che è accaduto a Crans-Montana non...
04/01/2026

“Crans-Montana: quando il pericolo nasce nei luoghi che dovrebbero proteggerci”

Quello che è accaduto a Crans-Montana non può essere spiegato solo parlando di errori tecnici o mancanze organizzative.
C’è un livello più profondo, psicologico, che riguarda come funziona il cervello umano in contesti percepiti come sicuri.
Quando entriamo in luoghi regolamentati, eleganti, “controllati”, il nostro sistema di allerta si abbassa automaticamente.
È un meccanismo normale: il cervello delega la sicurezza all’ambiente, alle regole, alle istituzioni.
“Se sono qui, qualcuno ha già verificato che sia sicuro”.
Quando però il pericolo emerge dentro uno spazio che promette protezione, accade qualcosa di controintuitivo: non scappiamo subito.
Ci fermiamo.
Osserviamo.
Cerchiamo conferme negli altri.
Questo non è ingenuità. È neurobiologia.
In situazioni ambigue, il cervello umano:
fatica a riconoscere subito la minaccia, tende a seguire il comportamento del gruppo, resta in attesa di segnali esterni che confermino il pericolo
Il risultato è una paralisi temporanea, che può rivelarsi fatale quando il tempo è un fattore critico.

Il trauma che ne deriva non nasce solo dall’evento, ma dalla rottura della fiducia di base:
l’idea che certi luoghi siano prevedibili, controllati, affidabili.

È per questo che questi eventi ci colpiscono così profondamente.
Non solo per ciò che accade, ma perché incrinano una sicurezza collettiva che diamo per scontata.

Una lettura trauma-informed ci ricorda che la prevenzione non riguarda solo le strutture o le norme, ma anche la consapevolezza di come reagiamo sotto stress.
Capire questi meccanismi non serve a colpevolizzare, ma a proteggere meglio.

Violenza domestica e sviluppo psicologicoL’esposizione prolungata, in età evolutiva, a contesti familiari caratterizzati...
03/01/2026

Violenza domestica e sviluppo psicologico

L’esposizione prolungata, in età evolutiva, a contesti familiari caratterizzati da violenza ha effetti significativi sullo sviluppo psicologico del bambino.
Studi di neuroimaging indicano una maggiore reattività delle aree coinvolte nella rilevazione della minaccia, in particolare amigdala e insula anteriore, soprattutto in risposta a segnali di rabbia.
Si tratta di adattamenti funzionali alla sopravvivenza, non di vulnerabilità individuali. Tuttavia, se persistenti, possono tradursi in iper-vigilanza, difficoltà di regolazione emotiva e aumentata sensibilità allo stress.
L’ambiente relazionale incide profondamente sui processi di sviluppo psicologico. La tutela dei minori da contesti violenti costituisce quindi un intervento essenziale di prevenzione in salute mentale.

Chiharu Shiota è un’artista giapponese contemporanea tra le più riconosciute a livello internazionale per le sue installazioni immersive realizzate con fili intrecciati (rossi, neri, bianchi), spesso associati a memoria, legami, perdita, corpo, assenza, trauma e relazione.

Quando una diagnosi diventa una gabbia.C’è una domanda che attraversa la storia della psicologia e che resta attuale:qua...
03/01/2026

Quando una diagnosi diventa una gabbia.

C’è una domanda che attraversa la storia della psicologia e che resta attuale:
quando una diagnosi cura e quando, invece, silenzia?
Per molto tempo, soprattutto nei corpi femminili, la diagnosi è stata usata non per comprendere, ma per contenere.
Emozioni intense, pensiero complesso, sensibilità profonda, dissenso: tutto poteva diventare patologia.
La parola “isteria” non descriveva un disturbo.
Descriveva un eccesso di vita che il contesto non sapeva reggere. Oggi le etichette sono cambiate, ma il rischio resta.
Alcune diagnosi continuano a colpire in modo asimmetrico, soprattutto le donne, soprattutto quando il comportamento è non conforme o troppo intenso.
Il trauma, specie quello relazionale, non sempre appare come fragilità evidente.
A volte prende la forma dell’ipercontrollo, della lucidità estrema, dell’intelligenza che non si spegne mai.
Quando questo viene letto solo come “sintomo”, la storia che lo ha prodotto scompare.
Una clinica attenta non chiede subito “che disturbo è?”, ma “che cosa è successo?”
e soprattutto “che cosa questa persona ha dovuto diventare per sopravvivere?”
Rileggere oggi figure come Sabina Spielrein non serve a riabilitare il passato, ma a ricordare che molte voci sono state zittite non perché sbagliate, ma perché scomode.
La diagnosi, senza etica, rischia di diventare una gabbia moderna: più elegante, più scientifica, ma altrettanto silenziante.
Capire non significa normalizzare.
A volte significa reggere la complessità senza volerla spegnere.

Enza Maria Benedetta Biacchi

Anno 2025 ✨ come tempo di attraversamento.Un anno che ha richiestorallentamento,ascolto del corpo,attenzione ai segnali ...
31/12/2025

Anno 2025 ✨ come tempo di attraversamento.

Un anno che ha richiesto
rallentamento,
ascolto del corpo,
attenzione ai segnali precoci di sovraccarico.

Un tempo di lavoro sui confini,
sulla regolazione,
sulla possibilità di restare presenti
senza forzare né evitare.

Si lascia ciò che non è più funzionale.
Si integra ciò che è stato appreso.

Il nuovo anno si apre
con maggiore consapevolezza,
stabilità interna
e continuità del processo.
🦋

“Remain grounded in your internal experience,without hypervigilant monitoring of others’ responses.”🦋
30/12/2025

“Remain grounded in your internal experience,
without hypervigilant monitoring of others’ responses.”
🦋

Nella relazione genitori figli, anche in età adulta,la qualità del legame si misura nella presenza regolata.La calma nas...
28/12/2025

Nella relazione genitori figli, anche in età adulta,
la qualità del legame si misura nella presenza regolata.
La calma nasce quando la relazione lascia spazio,
senza smettere di esserci.

“Quando il Natale non è una favola: stare nella complessità”Le decisioni che riguardano la tutela dei minori non rispond...
24/12/2025

“Quando il Natale non è una favola: stare nella complessità”

Le decisioni che riguardano la tutela dei minori non rispondono all’emotività del momento, ma a valutazioni orientate alla protezione e alla continuità nel tempo.
Comprendere il dolore non significa sempre poter dire sì.
A volte, la responsabilità chiede silenzio prima del giudizio.

Quando i media fanno danno: malattia mentale ≠ violenza, femminicidio ≠ “scatto improvviso”Titoli come questo non inform...
23/12/2025

Quando i media fanno danno: malattia mentale ≠ violenza, femminicidio ≠ “scatto improvviso”

Titoli come questo non informano: deformano.
Accostare la violenza omicida alla “cura al centro di igiene mentale” o raccontare un femminicidio come l’esito di uno “scatto di violenza inatteso” non è giornalismo: è malinformazione.

Stereotipo n. 1: la malattia mentale come causa della violenza.
La stragrande maggioranza delle persone con un disturbo psichico non è violenta. Anzi, è più spesso vittima di stigma, esclusione e violenza. Suggerire una relazione causale diretta tra cura psichiatrica sospesa e omicidio rafforza paura e discriminazione, allontana le persone dai servizi e non spiega nulla di ciò che è accaduto.

Stereotipo n. 2: il femminicidio come “raptus”
Parlare di “scatto improvviso” cancella la realtà: il femminicidio è quasi sempre l’esito di dinamiche di controllo, possesso e disuguaglianza di potere, spesso precedute da segnali, escalation, minacce, violenze psicologiche. Il raptus è una narrazione assolutoria che deresponsabilizza l’autore e oscura il contesto.

L’effetto collaterale più grave
Queste cornici narrative producono due danni simultanei: stigmatizzano chi vive una sofferenza psichica; banalizzano la violenza di genere, impedendo una lettura strutturale e preventiva.

Cosa dovrebbe fare un’informazione responsabile
Distinguere condizione clinica e responsabilità penale.
Evitare nessi causali semplicistici e non supportati da evidenze.
Nominare il fenomeno: femminicidio, violenza maschile contro le donne, dinamiche di controllo.
Dare spazio alla prevenzione: segnali, reti di protezione, servizi, responsabilità istituzionali.

Le parole costruiscono realtà.
Usarle male non è neutro: produce stigma, confusione e silenzio.
Usarle bene è un dovere etico, prima ancora che professionale.

Ci sono passaggi in cui non si è ancora dove si andrà, ma si è finalmente usciti dai luoghi in cui ci si perdeva.Anche q...
20/12/2025

Ci sono passaggi in cui non si è ancora dove si andrà, ma si è finalmente usciti dai luoghi in cui ci si perdeva.
Anche questo è cammino.


20/12/2025

𝑼𝒏 𝑴𝒂𝒔𝒕𝒆𝒓 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒄𝒐-𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍'𝑼𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝑻𝒓𝒆𝒏𝒕𝒐
𝒄𝒐𝒏 𝑪𝒊𝒔𝒎𝒂𝒊 Agevolando, 𝑺𝒐𝒔 𝑽𝒊𝒍𝒍𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒂𝒄𝒄𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒈𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂.
𝑼𝒏𝒂 𝒐𝒄𝒄𝒂𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒅𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒆𝒓𝒆

Un Master speciale co-costruito con Cismai Agevolando, Sos Villaggio dei bambini per accogliere e integrare diversi punti di vista.
Una occasione formativa da non perdere

🚨SCADENZA PROROGATA 🚨
Sono aperte fino al 23 dicembre 2025 le iscrizioni al Master di I livello “Specializzazione in metodi e pratiche di rafforzamento dei percorsi di presa in carico e accompagnamento sociale” (PRISMA).
🎓 Il Master, promosso dall’Università di Trento e realizzato in collaborazione con Agevolando, SOS Villaggi dei Bambini - Italia e Cismai, è pensato per rafforzare la qualità degli interventi degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS).
Il percorso formativo prepara professioniste e professionisti capaci di:
✔️ co-costruire percorsi di inclusione e tutela
✔️ accompagnare minorenni e adulti in condizioni di fragilità
✔️ operare in un’ottica multidisciplinare orientata al benessere psico-sociale

📌 Info e iscrizioni: https://www.unitn.it/.../specializzazione-in-metodi-e...
📩 Per informazioni o chiarimenti: master.prisma@unitn.it

Non sempre serve un luogo che rispecchi.A volte serve un luogo che lasci stare.Ci sono spazi dove non è necessario spieg...
16/12/2025

Non sempre serve un luogo che rispecchi.
A volte serve un luogo che lasci stare.
Ci sono spazi dove non è necessario spiegarsi,
dove il silenzio non è una prova
e la presenza non è una prestazione.
A volte
questa è già cura.








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