10/12/2025
IL LEGAME IGNORATO TRA REFLUSSO, ARITMIE E NUTRIZIONE
Sempre più spesso arrivano in studio pazienti che raccontano la stessa storia:
reflusso che non passa, tachicardie dopo i pasti, extrasistoli, fame d’aria, nodo alla gola.
Sintomi diversi, trattati come problemi separati.
Un farmaco per il reflusso.
Uno per digerire.
Uno per “calmare” il cuore.
Ma il corpo non funziona a compartimenti.
E quando si guarda tutto l’insieme, la storia cambia.
Quando lo stomaco si distende troppo – per alimentazione disordinata, disbiosi o digestione lenta – il diaframma perde mobilità, il nervo vago si altera, e il sistema nervoso autonomo si attiva in modo anomalo.
Il risultato?
Reflusso, tachicardie post-prandiali, extrasistoli, senso di oppressione, fame d’aria.
Non perché “c’è qualcosa al cuore”, ma perché l’intestino sta chiedendo aiuto.
Il tratto gastrointestinale è un organo altamente innervato.
Quando il microbiota è in disequilibrio, aumenta la fermentazione, la distensione, l’infiammazione.
E il nervo vago trasmette immediatamente questo stress al cuore e alla respirazione.
È un unico sistema.
Non pezzi separati.
Nella mia esperienza clinica, questi sintomi migliorano davvero quando si lavora su ciò che li genera:
👉 ordine nutrizionale,
👉 ripristino della eubiosi,
👉 riduzione dell’infiammazione intestinale.
Quando l’intestino si riequilibra:
il reflusso si calma,
la digestione torna fisiologica,
il diaframma si libera,
e il cuore smette di “accendersi” dopo i pasti.
I sintomi non spariscono per magia.
Spariscono perché non servono più.
Ecco perché, prima di aggiungere un nuovo farmaco, dovremmo sempre chiederci:
“Ho rimesso in ordine l’intestino? Sto lavorando sulla causa o solo sul rumore?”
La nutrizione, quando riportata alla fisiologia,
è spesso la prima vera terapia.