Dott. Francesco Barba medico chirurgo-fisiatra

Dott. Francesco Barba medico chirurgo-fisiatra Medico chirurgo specialista fisiatra

La pubalgia, nota anche come sindrome retto-adduttoria, è una delle patologie più temute da calciatori, runner e atleti ...
30/03/2025

La pubalgia, nota anche come sindrome retto-adduttoria, è una delle patologie più temute da calciatori, runner e atleti che eseguono movimenti esplosivi con gli arti inferiori. Si manifesta con dolore nella regione pubica, inguinale o sulla parte interna della coscia, spesso peggiorando con l’attività fisica e compromettendo le prestazioni sportive.

Anatomia coinvolta

Il problema nasce dall’interazione tra muscoli adduttori e retti dell’addome. Questi due gruppi muscolari si inseriscono sul p**e e, in caso di squilibrio, possono creare sovraccarichi e infiammazione sulla sinfisi pubica.

I principali responsabili sono:

Muscoli adduttori (Adduttore lungo, breve e grande, pettineo, gracile) → Sollecitati nei movimenti di chiusura delle gambe e nei cambi di direzione.

Muscoli retti dell’addome → Importanti per la stabilizzazione del core e il trasferimento di forza tra tronco e gambe.

Muscolo ileopsoas → Se troppo rigido, altera la dinamica del bacino e può contribuire alla disfunzione biomeccanica.

⚠️ Perché si manifesta la pubalgia?

Le cause principali includono:

- squilibrio tra muscoli adduttori e retti dell’addome → Se gli adduttori sono troppo contratti o i retti addominali troppo deboli, il p**e diventa il punto di compensazione.

- sovraccarico funzionale e microtraumi ripetuti → Sport come il calcio, il rugby o il tennis richiedono movimenti esplosivi e improvvisi cambi di direzione, aumentando il rischio.

- deficit di mobilità dell’anca e del bacino → Un’alterata biomeccanica può creare tensioni eccessive sui tessuti molli della regione pubica.

- rigidità lombare e instabilità del core → Se la stabilità del tronco è compromessa, gli adduttori vengono sovraccaricati per compensare la mancanza di controllo.

Valutazione e strategie di trattamento

📌 Test clinici per la diagnosi:

Test di squeeze → Il paziente stringe le ginocchia contro resistenza, evocando dolore pubico.

Test di resistenza adduttoria → Valutazione della forza e del dolore sugli adduttori.

Palpazione della sinfisi pubica → Per identificare infiammazione o sensibilità locale.

📌 Trattamento e prevenzione:

Rieducazione posturale e core stability → Rinforzare gli addominali profondi e migliorare il controllo del bacino.

Stretching e mobilità dell’anca → Migliorare la flessibilità degli adduttori e del comparto anteriore del bacino.

Tecniche di terapia manuale → Per ridurre tensioni miofasciali e migliorare la funzione muscolare.

Potenziamento graduale e ritorno allo sport → Rinforzare progressivamente i gruppi muscolari coinvolti per evitare recidive.

Conclusione

La pubalgia non è un semplice fastidio, ma un campanello d’allarme biomeccanico. Ignorarla significa rischiare di aggravare la situazione e allungare i tempi di recupero. L’approccio giusto prevede un lavoro mirato su mobilità, stabilità e forza per garantire una ripresa completa e duratura.

⚠️ Se avverti dolore pubico persistente, non aspettare! Un’analisi biomeccanica approfondita e una strategia di trattamento personalizzata sono fondamentali per risolvere il problema alla radice.

14/11/2023

TENDINOPATIA ROTULEA: ATTENZIONE AGLI SPORT CON SALTI, BALZI E CORSE

“La tendinopatia rotulea, conosciuta anche con il nome di jumper’s knee (il ginocchio del saltatore) è una patologia molto frequente in atleti che praticano discipline che prevedono salti. In realtà, il jumper’s knee - oltre alla tendinopatia rotulea - prevede anche la tendinopatia del quadricipite, quindi sia all’inserzione superiore della rotula sia all’inserzione del polo inferiore. Quando si parla di inserzione del polo inferiore, intendiamo proprio la tendinopatia rotulea, che è la più frequente, ed è una patologia da sovraccarico che si manifesta come un’infiammazione del tendine nella sua inserzione al polo inferiore della rotula. È causata da stress ripetuti come salti, balzi e corse. Tra gli sport coinvolti vi sono sport di salto ma anche pallavolo, pallacanestro, rugby e calcio, quest’ultimo perché prevede non solo tiri, colpi di testa ma anche sprint. Questa patologia si manifesta durante l’attività di salto e in presenza di stress esplosivi, ripetuti sull’apparato estensore quindi l’apparato della rotula. Gli atleti interessati sono, in genere, atleti di potenza”.

“Esiste una classificazione clinico-funzionale che prevede diverse fasi della tendinite: la prima fase è la tendinite che si manifesta come un dolore spontaneo o dopo un esercizio, o durante altre attività post esercizio (es. camminare). A riposo, il dolore passa; la seconda fase prevede un dolore che si manifesta all’inizio dell’attività e che, man mano che passa il tempo, scompare. Si può ripresentare a freddo dopo l’attività; esistono, poi, altre fasi in cui la tendinopatia è più aggressiva e più evidente con un dolore che si manifesta immediatamente all’inizio, durante e dopo l’attività. Segno tipico di questa patologia è l’aumento del dolore con l’aumentare dell’attività sportiva. Quando il dolore aumenta bisogna fermarsi perché si rischia un lungo periodo di stop se non addirittura la rottura del tendine. Prima di comunicare una diagnosi al paziente, è importante l’anamnesi per conoscere l’intensità e l’insorgenza del dolore. In seguito, si passa all’esame clinico con ecografia, radiografia e risonanza magnetica, che rimane l’esame migliore perché va ad esplorare perfettamente la qualità del tendine”.

“La radiografia è un esame importante perché la patologia si può manifestare anche in soggetti giovani, in crescita, con un’osteocondrosi dell’accrescimento tipica di questo tipo di patologia. L’osteocondrosi dell’accrescimento è una patologia da sovraccarico che si sviluppa a livello di una porzione di osso che non è ancora totalmente calcificata e che presenta cartilagini di accrescimento. Assistiamo, quindi, a questo “match” tra il tendine - già molto sviluppato - e l’inserzione all’osso che è ancora debole poiché è presente una cartilagine non ancora del tutto formata. Questa trazione del tendine può provocare anche un distacco della porzione distale della rotula, prendendo il nome di Sindrome di Larsen-Johansson. La radiografia è molto utile ma, per non creare troppi danni, si cerca sempre di preferire quella a basso dosaggio di radiazioni, le quali possono essere effettuate anche su bambini e ragazzini .

25/04/2023
15/07/2022

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