25/03/2026
Peter Thiel a Roma per un ciclo di incontri riservati dedicati all’“Anticristo”.
Si è riunito un pubblico selezionato, un’élite. E mentre si discute di escatologia, Palantir Technologies consolida accordi con governi europei.
Roma, Anticristo, élite, affari. Non è un accostamento casuale: è uno schema antico. Il linguaggio religioso che accompagna e legittima l’esercizio del potere da parte di pochi.
Se si osserva la figura di Thiel senza fermarsi all’etichetta di imprenditore, emerge qualcosa di diverso. Non siamo semplicemente nel campo della tecnologia, ma in quello di una visione del mondo costruita anche attraverso categorie che ricordano da vicino il linguaggio religioso.
Quando si parla di “apocalisse”, non si intende probabilmente la fine del mondo, ma la fine di un sistema: quello democratico, ritenuto incapace di governare il caos. Un’idea che richiama modelli già presenti nei testi antichi: distruzione necessaria per rifondare un ordine.
In questo quadro, Palantir non è soltanto software. È uno strumento di controllo e previsione: anticipare il conflitto, gestirlo prima che emerga. Un potere che, nei testi antichi, era prerogativa di élite ristrette.
Il punto è che, adottando questi strumenti, non si adotta solo tecnologia. Si accetta implicitamente anche una visione: quella di una società incapace di autogovernarsi e quindi bisognosa di un controllo centrale, forte, continuo.
E qui il linguaggio religioso torna utile: non per spiegare il sacro, ma per legittimare il potere.
Nei testi antichi lo si vede con chiarezza: ciò che viene presentato come “salvezza” è spesso, molto più semplicemente, esercizio del dominio da parte di un’élite.