04/01/2026
IRREGOLARITA’ INTESTINALE Uno spunto di Riflessione (Scientifica)
Quello che chiamiamo comunemente regolarità dell’alvo Dipende da una rete complessa di riflessi viscerali, coordinati dal sistema nervoso enterico, quello para e orto simpatico e modulati dal microbiota.
L’intestino non è un tubo che si svuota quando è pieno, ma un sofisticato organo sensoriale e neuroattivo che decide quando spingere, quando rallentare e quando fermarsi in base ai segnali che riceve dalla parete, dai contenuti luminali, dal microbiota e dal sistema nervoso centrale.
Prima di proseguire, è fondamentale chiarire cosa si intende per distensione intestinale, perché il termine può trarre in inganno.
In fisiologia viscerale, distensione non significa rilassamento ma stiramento della parete.
Quando feci, gas, liquidi o eccessi fermentativi del microbiota aumentano il volume interno, la parete intestinale viene messa in tensione. Questa tensione è il principale segnale letto dal sistema nervoso enterico attraverso specifici meccanocettori (mioenterici e sottomucosi)
L’intestino legge anche cosa c’è nel lume intestinale ma anche quanto la sua parete viene stirata. In un intestino elastico e ben nutrito dal microbiota, questa distensione è tollerata. In un intestino disbiotico o infiammato, anche una distensione modesta viene letta come eccessiva.
I riflessi intestinali servono a una cosa fondamentale: coordinare i tempi, ovvero coordinare digestione, assorbimento, fermentazione ed evacuazione in modo che l’organismo non venga sovraccaricato.
Quando mangiamo, la distensione dello stomaco e l’arrivo dei nutrienti attivano riflessi che mettono in movimento l’intestino più distale (il colon) . È il motivo per cui, fisiologicamente, dopo il pasto il colon diventa più attivo. Questo meccanismo serve a “fare spazio” a ciò che sta arrivando dall’alto. È un riflesso utile, ordinato, governato da mediatori come acetilcolina, serotonina e ormoni digestivi come gastrina e colecistochinina.
Allo stesso tempo, l’intestino possiede riflessi opposti, ovvero quelli che frenano. Se il tenue o il colon sono distesi, irritati o in difficoltà, vengono attivati circuiti che rallentano lo stomaco, riducono lo svuotamento gastrico e segnalano al cervello che il sistema è sotto stress. È qui che compaiono nausea, pienezza precoce e senso di blocco digestivo.
Questo non è un errore del nostro organismo, ma una risposta protettiva, mediata dal sistema nervoso autonomico, dalla serotonina e da neuropeptidi inibitori.
In un sistema sano, una distensione acuta attiva riflessi propulsivi e porta all’evacuazione, mentre in un sistema disfunzionale, la stessa distensione attiva riflessi inibitori. È qui che nasce gran parte delle irregolarità dell’alvo.
La disbiosi gioca un ruolo centrale in tutto questo, perché un microbiota simbiotico produce peptidi antimicrobici, acidi grassi a corta catena che nutrono la mucosa e modulano correttamente i riflessi enterici. In questo contesto l’intestino sa quando spingere e quando fermarsi.
Quando il microbiota è impoverito o alterato (Disbiotico), vi è eccesso fermentativo “vuoto” aumentano i gas e metaboliti irritanti (PAMPs ). La parete diventa più rigida e più sensibile. I riflessi perdono coordinazione e il transito diventa irregolare, alternato, imprevedibile.
Numerosi studi evidenziano come gli SCFA generati dalla fermentazione della fibra da parte del microbiota influiscano sul transito intestinale, sulla barriera mucosale, sull’infiammazione e sulla motilità (Effects of Dietary Fibers on Short-Chain Fatty Acids and Gut Microbiota Composition in Healthy Adults, systematic review, 2022 )
L’irregolarità dell’alvo, nella maggior parte dei casi funzionali, è fondamentalmente un problema di alterazione del normale dialogo tra parete intestinale e sistema nervoso enterico, tra microbiota e mucosa, tra intestino e cervello.
Ripristinare la regolarità significa lavorare su questo dialogo, non forzarlo con ausili (clisma, procinetici, lassativi), ma piuttosto ridurre la distensione mal tollerata, ricostruire un microbiota simbiotico, abbassare l’infiammazione di basso grado, restituendo elasticità alla parete intestinale.
A questo punto entra in gioco un elemento decisivo, spesso sottovalutato: la nutrizione moderna.
Le diete contemporanee sono sempre più caratterizzate da cibi “vuoti”, poveri di fibre alimentari e ricchi di carboidrati raffinati e proteine animali di bassa qualità. Questa combinazione non nutre il microbiota simbiotico, al contrario, lo impoverisce.
La carenza cronica di fibre sottrae al microbiota il suo principale substrato energetico, i batteri benefici diminuiscono, si riduce la produzione di acidi grassi a corta catena, aumentano fermentazioni disordinate di tipo proteico, con produzione di gas e metaboliti irritanti, il risultato è una disbiosi funzionale (Dietary Fiber Intake and Gut Microbiota in Human Health, J. Fu et al., 2022 )
In un clima disbiotico, ovvero proinfiammatorio, il sistema intestinale a volte accelera troppo, a volte non spinge affatto. L’alvo diventa irregolare, alternato, imprevedibile. Non perché l’intestino sia “debole” o “sbagliato” , ma perché il sistema di controllo è stato privato dei suoi regolatori biologici (fibre alimentari, microbiota simbiotico, normale dialogo tra le componenti neuro-Immuno-endocrine intestinali)
Ripristinare la regolarità significa ricostruire questo dialogo, ovvero restituire fibre alimentari vere, nutrire un microbiota simbiotico, ridurre la fermentazione disordinata e permettere alla parete intestinale di tornare elastica, tollerante e non più infiammata (Effects of Dietary Fibers on Gut Function 2025)
Solo quando i riflessi tornano a svolgere la loro funzione fisiologica, ovvero coordinare e non difendersi , l’intestino torna ad essere regolare.
Al prossimo spunto di Riflessione