10/05/2026
E quindi ecco la nuova proposta di classificazione, avanzata dai leader della diabetologia mondiale, che descrive il diabete tipo 2 come un processo continuo, legato al progressivo declino della funzione delle cellule beta pancreatiche (produttrici di insulina) e all’aumento della resistenza insulinica. In questo contesto, vengono identificati tre nuovi stadi:
Stadio 1: include soggetti con rischio aumentato di sviluppare ‘disglicemia’ sulla base di punteggi di rischio specifici per il proprio Paese, ma con glicemia ancora nei limiti normali, sebbene con un lieve declino della funzione beta-cellulare e di conseguenza un progressivo incremento della glicemia (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno < 101 mg/dl; glicemia alla 1° ora nella curva da carico glucidico: < 155 mg/dl e alla 2° ora: 140 mg/dl; emoglobina glicata < 5,7%, TITR, Time in tight range, >90-95%, )
Stadio 2: include soggetti con alterazioni glicemiche, oggi definite ‘disglicemia’ o ‘pre-diabete’ (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno: 101–124 mg/dl; glicemia a 1 ora dal carico glucidico: ≥ 155 mg/dl e a due ore: 140–198 mg/dl; emoglobina glicata 5,7-6,4%, TITR >80-90%), con ulteriore sotto-stadiazione tra progressione lenta (stadio 2a) e rapida (stadio 2b)
Stadio 3: include soggetti con diabete conclamato (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl; glicemia a 1 ora nella curva da carico: 208.8 mg/dl e a due ore: > 200 mg/dl; emoglobina glicata ≥ 6,5%, TITR
L’Ada americano riformula i gradi della malattia partendo da quel livello borderline in cui intervenire previene o ritarda molto la patologia