Claudia Iorio Psicoterapeuta

Claudia Iorio Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Claudia Iorio Psicoterapeuta, Psicologo, Vill. Vianoz, 37 Quart, Aosta.

PERCORSI DI CRESCITA PERSONALE, SOSTEGNO PSICOLOGICO, PSICOTERAPIA TRANSPERSONALE, BIOTRANSENERGETICA, MEDITAZIONE, PRATICHE ESSENE ed EGIZIE secondo la Tradizione Completa trasmessa da Daniel Meurois e Marie Johanne Croteau

04/08/2021
05/02/2020

* ECSTATIC DANCE:
LA DISCOTECA DEL FUTURO È CONSAPEVOLE *

Ringraziamo Sovranità Popolare Aps, la Rivista, per pubblicare questo articolo sull'Ecstatic Dance in Italia.
Di seguito il testo completo. Chi volesse citare qualche parte dell'articolo è pregato di citare la fonte.

"Ecstatic Dance: la discoteca del futuro è consapevole
niente alcol, si danza a piedi nudi e non si parla sul dancefloor"

Ad Amsterdam ogni sera in diverse parti della città si ritrovano dalle 50 alle 200 persone, a Bali altrettante, così come a S. Francisco e Oakland, una delle città da dove è partito questo movimento. L'Ecstatic dance sta facendo avvicinare migliaia di persone alla meditazione in movimento o movimento consapevole, in inglese Conscious Dance o Conscious Movement, ovvero quell'insieme di pratiche legate al movimento, al respiro e all'esplorazione dello spazio e delle relazioni che hanno come fine la crescita individuale, la realizzazione personale e il contatto con la propria intima dimensione spirituale.

Ecstatic Dance ha avuto il suo inizio nei dancefloor di Kalani, Puna, nella Big Island delle Hawaii. Dal 2000, ogni domenica mattina accadevano questi incontri di movimento libero ispirati alle musiche e ai ritmi proposti dalle pratiche di danza consapevole come “5Ritmi” di Gabrielle Roth o “Soul Motion” di Vinn Arjuna Marti.
Così accadde che la DJ culture, incontrando il mondo della Conscious Dance, creò un nuovo modo di vivere la musica, lo spazio, il movimento e l'incontro con l'altro. Grazie a Donna Carroll e Tyler Banks che, ispirati dalle esperienze nell'isola fondano Ecstatic Dance San Francisco, questi eventi iniziano ad espandersi sulla terraferma e ad attrarre migliaia di persone che ricercano uno spazio dove potersi esprimere liberamente e dove si possa vivere con maturità, responsabilità e consapevolezza la relazione e il contatto con sé stessi e con gli altri, senza la mediazione di parole, né di alcol o sostanze. Ed è così che nasce la discoteca del futuro, in cui consapevolmente ci si incontra per ritrovare sé stessi sul dancefloor, invece di ricercare lo sballo, di andare fuori di sé o di apparire ad ogni costo. Dagli Stati uniti l'Ecstatic Dance arriva in Europa grazie a dj Arun, che la porta in Spagna, e a dj Shanto, che la diffonde ad Amsterdam.

Ma cosa significa Ecstatic dance esattamente? E quali sono le sue vere origini? Nella nostra cultura spesso il termine "estasi" rimanda subito ad un mondo non meglio identificato legato alla religione, al misticismo, a qualcosa di molto lontano e sconosciuto. Oppure, dall'abuso del termine inglese "ecstasy", citato migliaia di volte dai mass media, viene associato direttamente ai giovani, ai rave, alle sostanze psicoattive (ecstasy, M**A). Ma partiamo appunto dalle origini, prendiamo un dizionario, Garzanti: etimologia: ← dal lat. tardo extăsi(m), dal gr. ékstasis, deriv. di existánai, propr. ‘stare (histánai) fuori (ex-)’.
Da questa definizione estasi indica uno "stare fuori", uno stato in cui si va oltre sé stessi, oltre i propri abitudinari modi di vedersi e soprattutto di sentirsi. La danza estatica affonda le sue radici agli albori dell'umanità, la ritroviamo in ogni cultura nativa e sciamanica e in quell'anelito primordiale dell'uomo di tendere verso un oltre, verso un qualcosa di ignoto che non conosce ma che lo invita, lo chiama. E' una spinta evolutiva e istintiva che ci porta oltre il nostro piccolo io, ovvero oltre ciò che pensiamo di essere, verso ciò che realmente siamo, o che vogliamo diventare, anche se non lo sappiamo. "La via d'uscita è dentro" ci suggerisce Thich Nath Hanh, monaco buddhista, poeta e attivista vietnamita per la pace: quindi 'estasi' indica paradossalmente il tuffarsi totalmente dentro noi stessi: per uscire da ogni tunnel è necessario attraversarlo, quindi entrarci e camminare nell'oscurità pur vedendo la luce in lontananza, lo stesso vale per la metafora della foresta, della selva dantesca. Essere in estasi quindi presuppone un entrare totalmente in quello che sentiamo, molto semplice a dirsi, ma difficile da viversi nella nostra quotidianità, in cui tendenzialmente non ce lo permettiamo: ovvero, entrare in tutto il ventaglio delle nostre emozioni e viverle pienamente, quando si manifestano, nell'adesso. Chi di noi si permette di vivere la gioia in tutta la sua magnificenza, quando accade? O la tristezza, la malinconia, la paura?

La danza (o meglio il movimento) e la musica sono strumenti senza tempo che ci permettono di fare questo passo, ovvero di "entrare" in ciò che c'è, quindi entrare nel sentire di questo momento che stiamo vivendo, nell'adesso, per esprimerlo e liberarlo, manifestarlo. Fare questo passo ci mette nella condizione di affrontare l'ignoto, poiché non sappiamo che cosa incontreremo: ascoltando il nostro corpo, forse troveremo un dolore che è rimasto bloccato lì da tanto tempo, o magari un moto di felicità e piacere che non mi sono ancora permesso di vivere. E' quindi necessario varcare quella soglia di timore reverenziale verso noi stessi, con un atto di volontà e fiducia: in ogni caso, incontreremo una parte di noi che chiede di essere vista, ascoltata, ma soprattutto sentita integralmente, non solo pensata, ed espressa.

La danza estatica ci invita a ritrovare noi stessi e il nostro corpo, ci riporta al centro, ci riallinea con la nostra verità, con le nostre qualità più genuinamente umane, ci porta guarigione liberandoci da tutto quello che non ci serve più, una volta che creiamo le condizioni per esprimerlo. Ci permette di essere ciò che siamo, senza strategie o traguardi da raggiungere, con l'unico intento di ritrovarci nel pieno di ciò che sentiamo e che siamo, e che ci arricchisce enormemente, dato che viviamo in una società troppo immersa a pensare, a giudicare, a raggiungere obiettivi, senza fermarsi ad ascoltare, a sentire, a contemplare.
Una società come la nostra, che è in anestesia dal sentire, produce intrattenimento e divertimento che replicano e mantengono questo stato, ovvero, fuggire da sé stessi. E' così che uno spazio in cui vengono serviti thé e tisane anziché alcol, dove si può ascoltare musica di ogni genere ed esprimersi liberamente, dove è possibile incontrare sé e l'altro in modo autentico, diventa rivoluzionario. E' infatti l'intento che cambia: l'Ecstatic Dance non vuole intrattenere o divertire, (dal lat. Divertĕre ‘volgere altrove, deviare’), quindi portare lo sguardo fuori da sé stessi, e riempire lo spazio con altro, ma il contrario vuole creare le condizioni perchè ognuno possa entrare in contatto con sé stesso e con gli altri, in un modo più autentico e profondo. E da questo contatto, da questo senso di libertà interiore a cui si accede, il divertimento viene da sé, è un effetto collaterale naturale.

Oggi, l'Ecstatic Dance si sta diffondendo anche in Italia grazie ad alcune persone che provengono da diversi ambiti (danza, terapie olistiche, educazione, musica) e che hanno unito il proprio percorso di crescita personale alla musica, al movimento e alla ricerca interiore per condividerlo con altri e creare “community”. Le città in cui si svolgono Ecstatic Dance, al momento, sono Milano, Varese, Aosta, Savona, Genova, Bergamo, Roma, Trieste. Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il sito: www.ecstaticdanceitaly.com, seguire la pagina facebook “Ecstatic Dance italy” o iscrivervi al gruppo fb “ECSTATIC DANCE Italy”.

Fabio Freddi / DJ Ronin
co-fondatore Ecstatic Dance italy / ECSTATIC DANCE Italy
ecstaticdance.ita@gmail.com

01/01/2020

Guardarsi dentro ed essere onesti. Il rapporto con certe persone è difficilissimo, quindi le elimino dalla mia vita, ma questa è un illusione perché, in real...

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