10/02/2026
Per la nostra memoria somatica il tocco non è mai neutro.
Il modo in cui tocchiamo un’altra persona parla al suo sistema nervoso come informazione relazionale prima ancora che fisica.
C’è un tempo, spesso brevissimo, in cui il sistema nervoso valuta se ciò che arriva è orientante oppure no; è un tempo che non si organizza nel pensiero, ma in una sensazione di sicurezza o di minaccia. È qui, in questa soglia, che il corpo decide come rispondere.
Il trauma vive nel modo in cui il corpo resta in allerta, anche quando non ce n’è più bisogno. Vive nella difficoltà a sentire i propri bisogni e i propri confini, o nel tenerli troppo rigidi. Un corpo che ha attraversato tutto questo non chiede di essere corretto, ma di essere ascoltato e non spinto di nuovo.
Nella Somatica del Femminile il tocco non arriva per cambiare, migliorare o facilitare un rilascio. Nasce per offrire quiete, spazio e presenza, creando una condizione di sicurezza che non passa per la spiegazione o per la volontà, ma per l’esperienza diretta della co-regolazione.
È così che, un po’ alla volta, la fisiologia può accedere a livelli di sicurezza più profondi, dove diventa possibile lo spostarsi da schemi protettivi densi e rigidi a uno stato più abitabile e flessibile.
È in questo spazio che, quando emerge materiale implicito, non accade perché viene cercato, ma perché trova finalmente le condizioni per mostrarsi ed essere incontrato.
Questa è la base del nostro tocco, ed è forse il tocco più esigente da apprendere: perché non consente di nascondersi dietro al fare o alle tecniche. Chiede, prima di tutto, di imparare a stare e ad ascoltare la vita così com’è.
Sono profondamente grata per il bellissimo gruppo di studentesse SDF in formazione. Grazie per la vostra curiosità, per il coraggio, la disponibilità e la capacità di meravigliarvi.
Grazie anche al prezioso team di tutor e assistenti, che insieme a me custodisce questo campo di lavoro con presenza, dedizione e cura.