Linda Rossi-Psicologa

Linda Rossi-Psicologa Dott.ssa Linda Rossi -psicologa
Mi occupo di sostegno psicologico individule, di coppia, sostegno ai genitori e di immaginazione guidata.

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lindarossipsicologa@gmail.com Sono una psicologa clinica , laureata alla facoltà di psicologia di Urbino e iscritta all'Albo dell'Ordine degli psicologi della Toscana con il num. 7928. Svolgo attività di counseling psicologico per adulti, coppie, genitori e adolescenti. Mi occupo di gestione dello stress, ansia e attacchi di panico. Tecniche di rilassamento e immaginazione guidata.

14/10/2022

"Le ricerche sottolineano che la sofferenza legata alla di un in epoca perinatale non cambia a seconda del momento in cui avviene (non è meglio perderlo subito o durante il parto, o peggio se succede qualche giorno dopo la nascita), altresì è fortemente collegata alla qualità della dell’evento da parte degli operatori. Dire “sta perdendo suo figlio” è molto diverso da “sta avendo una aborto”. Dire "ne faccia un altro e passa tutto" è molto diverso dallo con l'altro, anche nell' di quel dolore.
Bastano l’uso di poche per cambiare sensibilmente l’esperienza di un genitore".

Il lutto perinatale è uno dei temi della più sottovalutati e più correlati a banalizzazioni o . Il 15 ottobre è la giornata mondiale di sensibilizzazione alla consapevolezza del lutto perinatale. Questo accomuna 2000 genitori l'anno!

L' spontaneo e hanno tassi di incidenza del 15-20% di tutte le . Una donna sotto i 30 anni ha fino al 15% di probabilità che la prima gravidanza si interrompa ( una su sei ).
A 44 anni ha una probabilità del 45% ( ISTAT,2009 ).

Per tutta la settimana i in lutto, le loro famiglie e i loro amici, si uniscono tra loro e con altri in tutto il mondo per commemorare le vite dei bambini morti durante la , alla o subito dopo e durante l'infanzia.
Ci tengo molto a questo tema, perché questo è uno degli ambiti dove noi operatori facciamo più danni. Nel corso di Alta Formazione in Psicologia Perinatale così come nel nostro manuale “Divenire genitori e divenire figli. Le nuove sfide della psicologia Perinatale” affrontiamo questo tema con un ampio capitolo.

https://www.mondadoristore.it/Divenire-genitori-divenire-na/eai978885759191/

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10/10/2022
12/11/2020

La pandemia ha fermato il mondo ma non le nascite. In questi mesi complessi e incerti le nascite rappresentano una parentesi di normalità a cui andiamo con la mente quando ci sentiamo stanchi o...

29/10/2020

In questo periodo di pandemia da Covid-19 "Il disagio psicologico è molto diffuso, riguarda il 51% degli italiani"

03/10/2020

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
L’OMS cura un manuale che consiglia ai media come parlare dei suicidi: viene aggiornato periodicamente, l’ultima volta nel 2017. Si intitola Preventing su***de: a resource for media professionals, cioè “Prevenire il suicidio: una guida per i professionisti dei media”, e si può leggere integralmente in rete. In sintesi, le linee guida sono queste:

– spiegare a lettori, ascoltatori e telespettatori le notizie riguardo a un suicidio di cui si parla dando anche delle informazioni sulla prevenzione del suicidio;

– non diffondere pregiudizi e leggende metropolitane sui suicidi e non descrivere certi luoghi come posti in cui è comune che le persone si uccidano, né dare molti dettagli sul luogo in cui una persona si è suicidata, specialmente se famosa;

– scrivere degli articoli su come si possono affrontare i pensieri suicidi e come si può chiedere aiuto;

– non dare eccessivo spazio e importanza alle notizie che riguardano i suicidi;

– non usare titoli sensazionalistici quando si parla di un suicidio e non usare l’espressione “suicidio” nel titolo;

– non normalizzare o romanticizzare il suicidio quando lo si descrive, non presentarlo come un’alternativa a un problema;

– non riportare in modo esplicito il modo in cui una persona si è suicidata;

– non diffondere foto o video che mostrano il corpo della persona che si è suicidata e non fornire link ai profili social della persona in questione;

– fare particolare attenzione quando si parla del suicidio di una persona famosa;

– fare particolare attenzione se si decide di intervistare una persona che conosceva la persona morta o che ne era parente perché queste persone possono essere a rischio di farsi del male a loro volta.

(Fonte "Il Post" giugno 2018)

28/06/2020

Nelle culture tradizionali se una madre soffre dopo il parto è considerato essere un segno di fallimento della comunità attorno alla madre, piuttosto che un problema della madre in sé.

Ad un certo punto nella storia abbiamo dimenticato l’importanza e la responsabilità della comunità nel recupero e nel benessere della donna dopo la nascita del suo bambino, abbiamo perso quelle tradizioni che nei millenni hanno sostenuto le madri in questo importante passaggio.

Esistono 5 elementi universali per la cura nel postparto nel mondo:
1) Un esteso periodo di riposo
2) Cibo caldo, facile da digerire, ricco di nutrienti e spesso di collagene
3) Calore
4) Massaggio e Cura del corpo
5) Comunità

Le tradizioni di cura del postparto, sebbene oggi possano sembrarci un lusso, non sono che una traduzione delle NECESSITA' fisiologiche delle donne dopo aver dato alla luce un figlio. Questo è il motivo per cui sono praticamente identiche in tutto il mondo.

Quando impariamo a seguire il nostro disegno fisiologico - nelle diverse fasi della nostra vita - abbiamo una mappa chiara per vedere prosperare la nostra Salute e senso di benessere.

Queste sono le nostre tradizioni INNATE.

18/06/2020

📌Oggi parliamo della Sindrome del Prigioniero. Stiamo sentendo parlare molto di questa sindrome ultimamente e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

💡Non è una sindrome riconosciuta ufficialmente nei manuali diagnostici psichiatrici, ma è un insieme di emozioni, sensazioni, percezioni che emergono quando veniamo esposti ad eventi traumatici prolungati come una prigionia. In questo periodo, il lockdown e la modifica di tutte le nostre routine, sono stati percepiti e paragonati in parte ad una condizione di reclusione obbligata.

La chiusura e il tempo prolungato all’interno di un contesto protetto può dare origine a sensazioni di sicurezza, di stabilità, di eliminazione di sensazioni negative. Cosi’ come dopo un lungo periodo di prigionia, alla fine il prigioniero percepisce la prigione come un luogo sicuro, anche noi abbiamo associato le nostre abitazioni agli unici posti sicuri in cui possiamo rifugiarci per sfuggire al contagio.

‼️Quando si riconquista la libertà si ha paura, timore, c’è il desiderio di tornare nella condizione di blocco precedente.
Questa situazione è semplicemente la conseguenza di una condizione vissuta come traumatica, per cui improvvisamente tutto ciò che prima intrappolava è percepito come migliore rispetto al fatto di uscire e riprendere i propri ritmi.

Ci sentiamo fragili, paradossalmente prima abbiamo sofferto per la reclusione e ora che abbiamo la possibilità di essere liberi ci sentiamo inadeguati.

‼️Che cosa fare? Come comportarsi rispetto a queste sensazioni?
Comprendiamo, accettiamo e accogliamo il fatto di sentirci così. Non è assolutamente vero che non siamo più capaci o siamo inabili, ma è una conseguenza a questo periodo.

Questa sindrome è assolutamente comprensibile alla luce di tutto quello che abbiamo e stiamo vivendo in questo momento.
È funzionale in questo momento sentirsi disorientati, affaticati, insicuri, irritabili. Non dobbiamo pretendere il massimo da noi stessi, ma riabituarci gradualmente a questa nuova normalità.
Diventa una condizione da monitorare quando si prolunga eccessivamente nel tempo, quando le nostre modalità di reazione risultano rigide e inflessibili.

09/05/2020

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