20/05/2026
Un capitano del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Lincoln Park e vicepresidente del sindacato Michigan Professional Firefighters Union, che ha collaborato allo studio dello Stato del Michigan, ha affermato che i risultati offrono una “fotografia molto limitata” degli effetti dei PFAS sui vigili del fuoco.
“È positivo vedere che non abbiamo riscontrato questi enormi picchi per determinate sostanze”, ha dichiarato il capitano Heim. “Ma questo non copre l’altra metà di ciò di cui abbiamo bisogno… ancora non sappiamo perché continuiamo ad avere livelli di esposizione, mortalità e tumori così elevati.”
Secondo Heim, lo studio statale presenta limiti naturali dovuti a confronti con dati nazionali non perfettamente omogenei e ai limiti stessi dell’ambito della ricerca. L’attenzione dello Stato su un singolo prelievo ematico di riferimento, ha spiegato, non prende in considerazione altre parti del corpo, come il tessuto cerebrale e quello adiposo, dove i PFAS possono accumularsi.
Rimane inoltre preoccupante la mancanza di comprensione su come i PFAS possano interagire con altri rischi tipici del lavoro dei vigili del fuoco, come l’inalazione dei fumi e l’assorbimento cutaneo di sostanze nocive, ha aggiunto Heim, insieme alle altre conclusioni emerse dallo studio.
Secondo lo studio del Michigan Department of Health and Human Services, i vigili del fuoco che lavorano negli aeroporti presentavano concentrazioni di PFAS più elevate rispetto agli altri gruppi di pompieri. Lo Stato ha affermato che il maggiore utilizzo di schiume contenenti PFAS negli aeroporti, insieme ai DPI, alla polvere presente nelle caserme o ad altre fonti professionali, potrebbe contribuire a spiegare questa differenza nei risultati.
Le schiume antincendio contenenti PFAS sono state storicamente utilizzate nelle esercitazioni, ha ricordato Heim. Sebbene queste pratiche siano terminate, gli effetti continuano ancora oggi a farsi sentire tra i vigili del fuoco più anziani, insieme ad altre problematiche sanitarie persistenti.
“Stiamo ancora osservando tassi di esposizione al cancro estremamente elevati, e sempre più giovani vigili del fuoco risultano positivi ai tumori più tipicamente associati alla professione”, ha dichiarato Heim. “C’è ancora molto lavoro da fare… il rischio è ancora molto presente.”
E mentre nel resto del mondo si continua a studiare, approfondire e discutere apertamente dei rischi professionali nei Vigili del Fuoco, in Italia ci si affretta ancora a dire che “non c’è correlazione”.
Poi però si parla di cultura della prevenzione e sicurezza insieme al presidente INAIL.
Che, ricordiamolo, i pompieri nemmeno li copre.
Forse la prevenzione vera dovrebbe partire anche dal coraggio di affrontare certi temi senza minimizzarli.