28/02/2021
🔴 Praticamente il 99% delle volte in cui una famiglia si reca da me per parlarmi dell'alimentazione dei propri figli, l'incipit è sempre una parola che caratterizza la bambina o il bambino.
Quella prima parola segna il resto del discorso.
C'è il bambino mangione, quello che mangia come una pattumiera, quello che "butta giù tutto" come un aspirapolvere, quello cicciottello, con le guance "troppo grosse", quello "secchetto", quello "scheletrico", quello che non mangia assolutamente nulla e vive di aria, quello che "spilucca" e via dicendo...
🟣 Tutto inizia con il problema: il bambino e una sua caratteristica che spaventa il genitore.
Fermo restando che noi pediatri ci siamo proprio per questo, per ascoltarvi e aiutarvi, purtroppo c'è anche un bambino accanto a voi con orecchie per sentire e con un autostima da nutrire.
Finché i miei pazienti non comprendono il linguaggio anch'io amo far notare ai genitori "le guanciotte" e le "cosciotte", sono un dato di fatto che mi aiuta molto con quelle coppie che erano venute con un neonato e mille paure sul fatto che il latte non bastasse mai.
Ecco, gli dico, il latte ha prodotto queste cosciotte, non è magia, è fisiologia, e questo dato è estremamente rassicurante.
Ma non appena il bimbo compie circa un anno spariscono dal mio vocabolario tutte queste parole. Le ascolto, prendo nota per capire qual è la preoccupazione della famiglia, ma alla fine del percorso ricordo che un bambino, anche molto piccolo, comprende quando si parla di lui e soprattutto quando si emette un giudizio che con il tempo diventa un marchio che si porterà dietro.
🟢 Il cicciottella, la secchetta, l'armadio, lo spiluccatore, il mangione, la pattumiera, ecc. Non nascono da soli. Li creiamo noi adulti. Gettiamo semini di insicurezza nel loro piccolo io.
In realtà sono bambine e bambini e noi genitori possiamo ricominciare da lì: vederli prima di tutto per ciò che sono e mantenere intatta lavoro preziosa autostima.