Dott.ssa Grazia Salvatori Psicologa Frosinone

Dott.ssa Grazia Salvatori Psicologa Frosinone Consulenze individuali e di coppia. Tecniche di rilassamento. Psicologia del comportamento alimentare

PERCHÉ STAI INGRASSANDO?Ciò che fa ingrassare, è la mancanza di amore ...Quello che ti fa ingrassare, è un vuoto da riem...
10/12/2025

PERCHÉ STAI INGRASSANDO?
Ciò che fa ingrassare, è la mancanza di amore ...
Quello che ti fa ingrassare, è un vuoto da riempire ...
Ciò che fa ingrassare, è la paura di sentirsi (nuovamente) abbandonati ...
Ciò che fa ingrassare, è la paura di sentirsi separato da chi ami...
Ciò che fa ingrassare, è il rifiuto ...
Ciò che fa ingrassare, è il ricordo di essere stati traditi ...
Ciò che fa ingrassare, è sentirsi svalutati...
Ciò che fa ingrassare è provare ingiustizia e sofferenza ...
Ciò che fa ingrassare è la risposta a certi stati emotivi come stress, ansia, paura eccetera ..... che devi costruire una barriera di sicurezza, per proteggerti da qualsiasi "aggressione" esterna, che ti ferisca, o qualsiasi altra cosa, legata alle tue difficoltà emotive e alle tue ferite...
Ciò che ti fa ingrassare, è che non puoi amarti, accettarti per quello che sei...
Quello che ti fa ingrassare, è che non puoi lasciar perdere ed essere curato da tutto questo..
Perderai quel peso quando accarezzerai il tuo bambino interiore ..... colui che ha memorizzato tutta questa sofferenza e questo dolore...
Accarezzalo con tutto il cuore
Assicuralo e digli di non avere più paura....
Stai calmo, stai calmo, stai calmo ...
Dagli tutto l'amore che sta aspettando ...
Mettilo al sicuro in tutti i punti di cui ha bisogno ...
Spiegagli che il passato è passato e ora possono andare avanti senza paura...
I chili di troppo spariranno quando rilascerai i tuoi pesi "psico-emotivi".

Cosa accade al nostro corpo quando non sappiamo gestire o elaborare i nostri sentimenti?Cosa succede quando quello che "preme dentro" e desidera "essere comu...

Uno studio pubblicato sulla rinomata rivista JAMA Pediatrics ha rivelato qualcosa che sfugge ai nostri occhi, ma che acc...
10/12/2025

Uno studio pubblicato sulla rinomata rivista JAMA Pediatrics ha rivelato qualcosa che sfugge ai nostri occhi, ma che accade, silenziosamente, nella testa dei nostri bambini.

Quando l’esposizione agli schermi diventa eccessiva, il loro cervello rallenta nel costruire un elemento cruciale: la materia bianca.
Per capirla con un’immagine semplice, la materia bianca è come una rete di autostrade invisibili che collega tutte le aree del cervello.
Sono quei cavi fondamentali che permettono al linguaggio di fluire, alla lettura di nascere, al pensiero di scorrere veloce.

Le risonanze magnetiche hanno mostrato ciò che nessuno vorrebbe vedere: nei bambini che passano molto tempo davanti agli schermi, queste connessioni risultano meno sviluppate, meno ordinate, meno forti.
I loro “cavi” sono più fragili. Le strade dell’informazione si costruiscono con lentezza, o peggio, si interrompono.

Questo spiega molte delle difficoltà che osserviamo oggi: ritardi nel linguaggio, problemi nella lettura, difficoltà a comunicare.
Non si tratta di colpe, ma di consapevolezza.

Perché il cervello di un bambino non cresce da solo. Si forma attraverso le esperienze, i giochi, le parole, il contatto umano.
E purtroppo, gli schermi – per quanto educativi possano sembrare – non offrono i mattoni giusti per costruire queste fondamenta.

Serve tempo. Serve presenza. Serve un’infanzia vissuta nel mondo reale, non solo su uno schermo.

💔 𝐂𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐋𝐞𝐢 𝐬𝐢 𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨.E non parlo dei problemi real...
04/12/2025

💔 𝐂𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐋𝐞𝐢 𝐬𝐢 𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨.

E non parlo dei problemi reali…
parlo di qualsiasi cosa esista.

Se parli ⇒ “Parli troppo.”
Se non parli ⇒ “Non mi consideri.”
Se provi a spiegare ⇒ “Stai giustificando il tuo fallimento.”
Se resti zitto ⇒ “Vedi? Non hai argomenti.”

💀La narcisista non cerca una soluzione.
Cerca un motivo per lamentarsi, perché quel lamento è potere.
È controllo.
È il modo in cui ti tiene sempre in colpa.

💀Si lamenta del tono della tua voce,
del modo in cui guardi,
del tempo che impieghi a rispondere,
del modo in cui respiri.
Sì, anche quello diventa un problema.

🤢E tu all’inizio provi a capirla,
poi provi a cambiare,
poi provi a fare di più,
ma qualsiasi cosa tu faccia, lei trova sempre uno spiraglio per lamentarsi.
Perché il suo obiettivo non è migliorare la relazione:
è farti sentire sbagliato.

🫣E quando vivi accanto a una persona così,
arrivi al punto di chiederti se ogni tuo gesto
debba essere approvato o criticato.
Finché non ti accorgi che non vivi più libero…
vivi in difesa.

La verità è semplice e crudele:
una narcisista che si lamenta sempre
non vuole essere ascoltata.
Vuole essere temuta.

E tu come pensi di essere?😂
04/12/2025

E tu come pensi di essere?😂

Aveva 21 anni. Lui, 61.Quando lei cercò di lasciarlo, Pablo Picasso la guardò e scoppiò a ridere:«Nessuno lascia Picasso...
28/11/2025

Aveva 21 anni. Lui, 61.
Quando lei cercò di lasciarlo, Pablo Picasso la guardò e scoppiò a ridere:
«Nessuno lascia Picasso.»

Ma Françoise Gilot lo fece lo stesso.
E fu l’unica donna che riuscì davvero ad andarsene.

Picasso distruggeva le donne.
Non metaforicamente. Letteralmente.

Marie-Thérèse Walter si tolse la vita quattro anni dopo la sua morte.
Dora Maar, la fotografa geniale che lui ritrasse come La donna che piange, finì in istituti psichiatrici.
Jacqueline Roque, la sua seconda moglie, si sparò alla testa tredici anni dopo la sua scomparsa.

Il copione era sempre lo stesso:
trovava una donna giovane, brillante, la rendeva musa, la divorava dall’interno—e quando si stancava, la lasciava a pezzi.

Diceva che le donne erano “dee o zerbini”.
Le chiamava “macchine per soffrire”.

Tutte si spezzavano.
O restavano fino a perdersi, o crollavano tentando di scappare.

Tutte tranne una.

Parigi, 1943.
In una città occupata dai nazisti, in una stanza piena di fumo e tensione, Françoise — giovane studentessa di pittura — incontra Pablo Picasso.
Lui la guarda e dice: «Sei così giovane. Potrei essere tuo padre.»
Lei risponde, senza abbassare lo sguardo: «Tu non sei mio padre.»

Così era Françoise: acciaio sotto eleganza.

Stette con lui per dieci anni. Gli diede due figli.
Lui la dipinse centinaia di volte, la definì “la donna che vede troppo”.
E proprio per questo, lei vide ciò che le altre non avevano osato vedere:
la trappola.

«Lo amavo», disse, «ma vedevo anche come distruggeva ciò che diceva di amare.»

Nel 1953, dopo l’ennesima notte di manipolazioni e silenzi carichi di rabbia, si guardò allo specchio.
Aveva solo 32 anni.
Ma si sentiva vecchia, svuotata.
Alle spalle, i quadri di Picasso la fissavano come occhi eterni.

Si voltò verso di lui e disse, con calma:
«Me ne vado.»

Picasso rise. Una risata gelida. Incredula.
Nessuno aveva mai osato lasciarlo.

Ma lei fece le valigie.
Prese i suoi figli.
E uscì.
Senza scenate. Senza urla.
Solo la forza silenziosa di una donna che decide di salvare se stessa.

Non sparì.
Continuò a dipingere.
Crescendo da sola i suoi figli.
Ricostruì la sua carriera, tela dopo tela, mostra dopo mostra.

E nel 1964 pubblicò Vita con Picasso, un libro che raccontava tutto: genio e crudeltà, fascino e dominio.
Fu uno scandalo. Picasso cercò di bloccarne l’uscita.
Ma il libro divenne un successo mondiale.
Per la prima volta, il mito di Picasso si incrinava.
E la verità di Françoise diventava forza per altre donne.

«Dovevo raccontarlo», disse.
«Perché altre donne sapessero che si può sopravvivere.»

Anni dopo si innamorò di Jonas Salk, il medico che salvò milioni di vite con il vaccino contro la poliomielite.
«Picasso voleva possedere il mondo», disse.
«Jonas voleva guarirlo.»

Con lui trovò ciò che Picasso non le avrebbe mai dato:
un amore fatto di rispetto, non di potere.

Il suo talento sbocciò. I suoi quadri arrivarono al MoMA, al Pompidou, al MET.
Françoise Gilot era diventata ciò che Picasso temeva di più:
una donna libera, artista della propria vita.

Picasso morì nel 1973, a 91 anni, solo, circondato dai suoi quadri.
Françoise visse fino al 2023. Morì a 101 anni, in pace, dopo aver vissuto cinquant’anni di libertà in più di lui.

Ha dipinto, amato, insegnato, ispirato.
Ha visto i suoi figli crescere e la sua arte brillare.
Ha dimostrato che si può amare… senza annullarsi.

Quando le chiesero come avesse trovato il coraggio di andarsene, rispose con un sorriso:

«Perché la libertà è l’unico amore che vale la pena tenersi stretto.»

Picasso la dipinse cento volte, cercando di catturarla.
Ma fu Françoise a dipingere il proprio destino.

Aveva 21 anni quando lo incontrò.
32 quando lo lasciò.
101 quando morì.

E ogni giorno della sua lunga vita ha dimostrato una verità semplice e potente:

A volte, il più grande atto di creazione… è rifiutare di essere distrutta. 🎨✨

20/11/2025
11/11/2025

"IL NOSTRO CORPO È MOLTO INTELLIGENTE!

Ogni sintomo è un messaggio. Ogni diagnosi è un grido del corpo che ci chiede di ascoltare, non di combatterlo.
Quante volte abbiamo pensato: “Il mio corpo è impazzito. Ce l’ha con me.” Quando ci svegliamo con le articolazioni infiammate, con l’asma che stringe il petto, con un eczema che brucia o una pressione che sale senza preavviso, è facile pensare che qualcosa in noi si sia spezzato.
Che il nostro stesso organismo si stia ribellando.
Ma c’è un’altra verità, più profonda, più scomoda… ma anche più liberatoria. Il corpo non attacca mai se stesso. Mai. Non è progettato per autodistruggersi, ma per adattarsi, proteggersi e sopravvivere.
L’osteoporosi? Non è un fallimento osseo. È un tentativo disperato del corpo di liberare minerali alcalinizzanti per tamponare un terreno troppo acido.
Le vene varicose? Un sistema che prova a trovare vie alternative quando la circolazione non funziona più, spesso a causa di una linfa stagnante.
L’ansia? È il sistema nervoso che percepisce pericolo e attiva una modalità di sopravvivenza. È il corpo che urla: “Qualcosa non va, ma io ci provo lo stesso a starti accanto.”
Il colesterolo alto? È un cerotto. Il corpo lo produce per proteggere i tessuti infiammati, per costruire ormoni, per riparare ciò che è stato danneggiato.
L’insonnia? Non è un tradimento del sonno. È il corpo che ti sveglia perché qualcosa, dentro di te, ha bisogno di essere guardato in faccia. Emozioni. Dolore. Conflitti.
Eczemi, dermatiti? Una pelle che si fa valvola di sfogo, un organo emuntore che espelle tossine che non trovano altra via.
La tosse? Un atto di difesa, un modo per buttare fuori qualcosa che non deve rimanere dentro.
I tumori? La più dura delle verità. A volte, una capsula biologica per isolare tossine, conflitti, traumi antichi mai integrati. Un ultimo tentativo di contenimento.
Il vomito? Una via di uscita. Un rifiuto profondo. Una espulsione.
Le allergie? Un sistema immunitario che reagisce in modo iperattivo a ciò che percepisce come minaccia. Magari perché è esausto. Forse perché si sente invaso.
La stanchezza cronica (fatigue)?
È il corpo che dice: “Ho bisogno di rallentare. Sto conservando energia per qualcosa di più importante. La guarigione, forse.”
La gotta? Cristalli che si accumulano e che il corpo prova a sequestrare per evitare danni peggiori. Meglio dolore acuto che danno sistemico.
L’ipertensione? Un modo per mantenere ossigenazione in tessuti infiammati o in allarme costante.
L’asma? Una chiusura delle vie respiratorie. Ma non per punirti. Per limitare l’entrata di sostanze percepite come pericolose. Anche qui, è sopravvivenza.
Il corpo è un alleato instancabile. Non è contro di noi. Mai. Ci parla in un linguaggio che non sempre comprendiamo. Un linguaggio fatto di febbri, eruzioni cutanee, infiammazioni, alterazioni ormonali.
Ma è sempre lo stesso messaggio, sussurrato o urlato:” Guarda. Ascolta. Qualcosa ha bisogno di attenzione.”
Quando smettiamo di vedere i sintomi come nemici, e iniziamo a vederli come strategie di adattamento, cambia tutto. Non si tratta più di combattere contro se stessi, ma di accompagnare il corpo verso un equilibrio perduto. Di ricostruire ponti, non barricate."
(Patrizia Coffaro)

11/11/2025

31/10/2025

NON È AMORE. È DIPENDENZA NEUROBIOLOGICA.

Negli ultimi giorni altre giovani donne sono state uccise barbaramente dai loro compagni.
E ancora una volta sentiamo dire: “Perché non se ne vanno?”

La risposta è dentro il cervello. Non nel cuore.

Quando una donna entra in una relazione tossica, soprattutto con un manipolatore o un soggetto narcisista patologico, il suo sistema nervoso viene progressivamente condizionato.
Il ciclo “idealizzazione – svalutazione – riaggancio” attiva le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza da sostanze, in particolare nella dipendenza da eroina o cocaina.

Ecco gli ingredienti della chimica dell’inganno:

Dopamina: ogni messaggio affettuoso, ogni “ti amo” dopo giorni di gelo o umiliazioni, produce una scarica di dopamina. È il premio intermittente che rinforza la ricerca spasmodica di quell’approvazione.

Ossitocina: l’ormone del legame, che normalmente serve a costruire fiducia e intimità, viene “dirottato” e usato dal manipolatore per cementare un attaccamento disfunzionale.

Cortisolo e adrenalina: lo stress cronico tiene il corpo in costante allerta, creando una condizione di iper-vigilanza e sottomissione.

Riduzione funzioni della corteccia prefrontale: con il tempo, la capacità di analisi, di giudizio e di decisione si riduce. La donna non è più libera di scegliere: è prigioniera del proprio sistema neurobiologico, riscritto dal trauma.

Questo si chiama legame traumatico.

E finché continueremo a leggerlo come “debolezza”, “dipendenza affettiva” o “mancanza di autostima”, continueremo a perdere vite.

Perché chi è intrappolata in questa dinamica non può semplicemente “andarsene”, ha bisogno di un intervento mirato, che tenga conto dei processi neurobiologici e psicologici sottesi alla relazione violenta.

Capire questo significa costruire strumenti di prevenzione reali, efficaci, capaci di spezzare la catena della violenza prima che arrivi all’epilogo finale.

Solo così potremo davvero proteggere le donne e impedire che i loro figli imparino — e ripetano — lo stesso copione.

Dott.ssa Roberta Bruzzone

Buon halloween! Ognuno ha la sua...e la tua più grande paura?
31/10/2025

Buon halloween!
Ognuno ha la sua...e la tua più grande paura?

Il momento in cui un neonato piange, il cervello di una madre non si limita a sentire — reagisce. In pochi secondi, le s...
26/10/2025

Il momento in cui un neonato piange, il cervello di una madre non si limita a sentire — reagisce. In pochi secondi, le scansioni MRI mostrano parti del suo cervello illuminarsi come un allarme, attivando empatia, movimento e istinti protettivi. Il suo corpo non si ferma a pensare. Si muove. Agisce. Protegge.

Quella scarica di urgenza che senti quando il tuo bambino piange, il dolore al petto quando non riesci a raggiungerlo abbastanza in fretta, non è esagerazione. È il tuo sistema nervoso che fa esattamente ciò per cui è stato creato. La natura ti ha programmata per rispondere all’istante, per mettere la sicurezza di tuo figlio al di sopra di tutto.

È più di un’emozione. È biologia. Ormoni e percorsi neurali si trasformano per renderti iper-vigile, pronta ad agire in un istante. Quel momento in cui ti svegli pochi secondi prima che il tuo bambino si muova, il modo in cui ogni minimo suono ti tiene all’erta, la tua incapacità di riposare finché lui non sta bene, è la prova di qualcosa di straordinario.

La maternità non è solo nel tuo cuore. È nel tuo sistema nervoso, nella tua chimica, persino nelle tue ossa. Ogni istinto protettivo, ogni ondata d’amore, è parte di te. Non è troppo. È miracoloso.

24/10/2025

👶✨ “L’ho mandato al nido perché lo chiedeva lui…”

È una frase che molte mamme dicono con amore e convinzione.
E in effetti è bellissimo vedere un bambino curioso, attratto dagli altri e desideroso di esplorare il mondo. 💛
Ma curiosità e prontezza evolutiva non sono la stessa cosa.

Un bambino sotto i tre anni può voler stare con gli altri, può divertirsi, può mostrare entusiasmo…
Ma questo non significa che sia pronto, neurologicamente ed emotivamente, a vivere la separazione prolungata dalla figura di attaccamento.

🧠 Le neuroscienze dello sviluppo (Schore, Siegel, Bowlby) ci mostrano che in questa fascia d’età il cervello è ancora in piena maturazione limbica:
il bambino non sa ancora auto-regolarsi, ma si regola attraverso il contatto, la voce e la presenza prevedibile dell’adulto di riferimento.

👉 Ciò che serve in questa fase non è la socializzazione precoce, ma la continuità affettiva. La relazione primaria è il terreno su cui la curiosità può germogliare in modo sano, senza diventare sovra-stimolazione o iper-adattamento.

Il desiderio di “stare con gli altri” è un segnale di crescita, certo, ma il bisogno profondo resta la sicurezza emotiva.
Solo da lì nasce una vera autonomia.

Non è una questione di giusto o sbagliato.
È una questione di tempi biologici.

Indirizzo

Piazza San Nicola N 8
Arnara
03020

Telefono

+393663342914

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PSICOLOGA E MEDIATRICE FAMILIARE

La sofferenza fa parte della nostra vita, pensare di evitarla genera solo frustrazione; la nostra società si è evoluta verso forme di organizzazioni e relazioni interpersonali sempre più iperprotettive tali da privare gli individui della possibilità di confrontarsi con la paura, con l’ansia, con la sofferenza imparando così a fronteggiarle. Credo che i disturbi legati alla sfera ansiosa (ansia generalizzata, fobie specifiche, disturbo ossessivo compulsivo, attacchi di panico, ipocondria, somatizzazioni) in una società frenetica come la nostra siano molto frequenti e, a volte, lungamente trascurati. Prendersi cura della propria psiche è fondamentale, come è fondamentale affrontare tutto ciò che ci incute paura. Chi sta vivendo un periodo di lieve o forte disagio psicologico dovrebbe farsi aiutare da uno psicologo, esattamente come quando avvertiamo un dolore ad una qualsiasi parte del corpo e ci rechiamo dal medico curante.

Mi occupo principalmente di disturbi ansiosi e ansioso depressivi, con l’ausilio di tecniche di rilassamento (training autogeno e meditazione). Terapie di coppia per ristabilire la comunicazione tra i partner. Terapie familiari e sostegno alla genitorialità in caso di bambini che presentano difficoltà relazionali o di altro tipo.

Collaboro con una nutrizionista per aiutare le persone obese, in sovrappeso o con disturbi alimentari a ritrovare la propria forma fisica e il benessere psicologico.