Dott.ssa Grazia Salvatori Psicologa Frosinone

Dott.ssa Grazia Salvatori Psicologa Frosinone Consulenze individuali e di coppia. Tecniche di rilassamento. Psicologia del comportamento alimentare

20/11/2025
11/11/2025

"IL NOSTRO CORPO È MOLTO INTELLIGENTE!

Ogni sintomo è un messaggio. Ogni diagnosi è un grido del corpo che ci chiede di ascoltare, non di combatterlo.
Quante volte abbiamo pensato: “Il mio corpo è impazzito. Ce l’ha con me.” Quando ci svegliamo con le articolazioni infiammate, con l’asma che stringe il petto, con un eczema che brucia o una pressione che sale senza preavviso, è facile pensare che qualcosa in noi si sia spezzato.
Che il nostro stesso organismo si stia ribellando.
Ma c’è un’altra verità, più profonda, più scomoda… ma anche più liberatoria. Il corpo non attacca mai se stesso. Mai. Non è progettato per autodistruggersi, ma per adattarsi, proteggersi e sopravvivere.
L’osteoporosi? Non è un fallimento osseo. È un tentativo disperato del corpo di liberare minerali alcalinizzanti per tamponare un terreno troppo acido.
Le vene varicose? Un sistema che prova a trovare vie alternative quando la circolazione non funziona più, spesso a causa di una linfa stagnante.
L’ansia? È il sistema nervoso che percepisce pericolo e attiva una modalità di sopravvivenza. È il corpo che urla: “Qualcosa non va, ma io ci provo lo stesso a starti accanto.”
Il colesterolo alto? È un cerotto. Il corpo lo produce per proteggere i tessuti infiammati, per costruire ormoni, per riparare ciò che è stato danneggiato.
L’insonnia? Non è un tradimento del sonno. È il corpo che ti sveglia perché qualcosa, dentro di te, ha bisogno di essere guardato in faccia. Emozioni. Dolore. Conflitti.
Eczemi, dermatiti? Una pelle che si fa valvola di sfogo, un organo emuntore che espelle tossine che non trovano altra via.
La tosse? Un atto di difesa, un modo per buttare fuori qualcosa che non deve rimanere dentro.
I tumori? La più dura delle verità. A volte, una capsula biologica per isolare tossine, conflitti, traumi antichi mai integrati. Un ultimo tentativo di contenimento.
Il vomito? Una via di uscita. Un rifiuto profondo. Una espulsione.
Le allergie? Un sistema immunitario che reagisce in modo iperattivo a ciò che percepisce come minaccia. Magari perché è esausto. Forse perché si sente invaso.
La stanchezza cronica (fatigue)?
È il corpo che dice: “Ho bisogno di rallentare. Sto conservando energia per qualcosa di più importante. La guarigione, forse.”
La gotta? Cristalli che si accumulano e che il corpo prova a sequestrare per evitare danni peggiori. Meglio dolore acuto che danno sistemico.
L’ipertensione? Un modo per mantenere ossigenazione in tessuti infiammati o in allarme costante.
L’asma? Una chiusura delle vie respiratorie. Ma non per punirti. Per limitare l’entrata di sostanze percepite come pericolose. Anche qui, è sopravvivenza.
Il corpo è un alleato instancabile. Non è contro di noi. Mai. Ci parla in un linguaggio che non sempre comprendiamo. Un linguaggio fatto di febbri, eruzioni cutanee, infiammazioni, alterazioni ormonali.
Ma è sempre lo stesso messaggio, sussurrato o urlato:” Guarda. Ascolta. Qualcosa ha bisogno di attenzione.”
Quando smettiamo di vedere i sintomi come nemici, e iniziamo a vederli come strategie di adattamento, cambia tutto. Non si tratta più di combattere contro se stessi, ma di accompagnare il corpo verso un equilibrio perduto. Di ricostruire ponti, non barricate."
(Patrizia Coffaro)

11/11/2025

31/10/2025

NON È AMORE. È DIPENDENZA NEUROBIOLOGICA.

Negli ultimi giorni altre giovani donne sono state uccise barbaramente dai loro compagni.
E ancora una volta sentiamo dire: “Perché non se ne vanno?”

La risposta è dentro il cervello. Non nel cuore.

Quando una donna entra in una relazione tossica, soprattutto con un manipolatore o un soggetto narcisista patologico, il suo sistema nervoso viene progressivamente condizionato.
Il ciclo “idealizzazione – svalutazione – riaggancio” attiva le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza da sostanze, in particolare nella dipendenza da eroina o cocaina.

Ecco gli ingredienti della chimica dell’inganno:

Dopamina: ogni messaggio affettuoso, ogni “ti amo” dopo giorni di gelo o umiliazioni, produce una scarica di dopamina. È il premio intermittente che rinforza la ricerca spasmodica di quell’approvazione.

Ossitocina: l’ormone del legame, che normalmente serve a costruire fiducia e intimità, viene “dirottato” e usato dal manipolatore per cementare un attaccamento disfunzionale.

Cortisolo e adrenalina: lo stress cronico tiene il corpo in costante allerta, creando una condizione di iper-vigilanza e sottomissione.

Riduzione funzioni della corteccia prefrontale: con il tempo, la capacità di analisi, di giudizio e di decisione si riduce. La donna non è più libera di scegliere: è prigioniera del proprio sistema neurobiologico, riscritto dal trauma.

Questo si chiama legame traumatico.

E finché continueremo a leggerlo come “debolezza”, “dipendenza affettiva” o “mancanza di autostima”, continueremo a perdere vite.

Perché chi è intrappolata in questa dinamica non può semplicemente “andarsene”, ha bisogno di un intervento mirato, che tenga conto dei processi neurobiologici e psicologici sottesi alla relazione violenta.

Capire questo significa costruire strumenti di prevenzione reali, efficaci, capaci di spezzare la catena della violenza prima che arrivi all’epilogo finale.

Solo così potremo davvero proteggere le donne e impedire che i loro figli imparino — e ripetano — lo stesso copione.

Dott.ssa Roberta Bruzzone

Buon halloween! Ognuno ha la sua...e la tua più grande paura?
31/10/2025

Buon halloween!
Ognuno ha la sua...e la tua più grande paura?

Il momento in cui un neonato piange, il cervello di una madre non si limita a sentire — reagisce. In pochi secondi, le s...
26/10/2025

Il momento in cui un neonato piange, il cervello di una madre non si limita a sentire — reagisce. In pochi secondi, le scansioni MRI mostrano parti del suo cervello illuminarsi come un allarme, attivando empatia, movimento e istinti protettivi. Il suo corpo non si ferma a pensare. Si muove. Agisce. Protegge.

Quella scarica di urgenza che senti quando il tuo bambino piange, il dolore al petto quando non riesci a raggiungerlo abbastanza in fretta, non è esagerazione. È il tuo sistema nervoso che fa esattamente ciò per cui è stato creato. La natura ti ha programmata per rispondere all’istante, per mettere la sicurezza di tuo figlio al di sopra di tutto.

È più di un’emozione. È biologia. Ormoni e percorsi neurali si trasformano per renderti iper-vigile, pronta ad agire in un istante. Quel momento in cui ti svegli pochi secondi prima che il tuo bambino si muova, il modo in cui ogni minimo suono ti tiene all’erta, la tua incapacità di riposare finché lui non sta bene, è la prova di qualcosa di straordinario.

La maternità non è solo nel tuo cuore. È nel tuo sistema nervoso, nella tua chimica, persino nelle tue ossa. Ogni istinto protettivo, ogni ondata d’amore, è parte di te. Non è troppo. È miracoloso.

24/10/2025

👶✨ “L’ho mandato al nido perché lo chiedeva lui…”

È una frase che molte mamme dicono con amore e convinzione.
E in effetti è bellissimo vedere un bambino curioso, attratto dagli altri e desideroso di esplorare il mondo. 💛
Ma curiosità e prontezza evolutiva non sono la stessa cosa.

Un bambino sotto i tre anni può voler stare con gli altri, può divertirsi, può mostrare entusiasmo…
Ma questo non significa che sia pronto, neurologicamente ed emotivamente, a vivere la separazione prolungata dalla figura di attaccamento.

🧠 Le neuroscienze dello sviluppo (Schore, Siegel, Bowlby) ci mostrano che in questa fascia d’età il cervello è ancora in piena maturazione limbica:
il bambino non sa ancora auto-regolarsi, ma si regola attraverso il contatto, la voce e la presenza prevedibile dell’adulto di riferimento.

👉 Ciò che serve in questa fase non è la socializzazione precoce, ma la continuità affettiva. La relazione primaria è il terreno su cui la curiosità può germogliare in modo sano, senza diventare sovra-stimolazione o iper-adattamento.

Il desiderio di “stare con gli altri” è un segnale di crescita, certo, ma il bisogno profondo resta la sicurezza emotiva.
Solo da lì nasce una vera autonomia.

Non è una questione di giusto o sbagliato.
È una questione di tempi biologici.

21/10/2025

Se uno non è felice con poco,non è felice con niente.
Seneca

C’è un grafico a forma di sorriso di cui mi piace parlare e che racconta molto più di mille parole. Si chiama curva dell...
20/10/2025

C’è un grafico a forma di sorriso di cui mi piace parlare e che racconta molto più di mille parole. Si chiama curva della felicità e mostra come, con il passare degli anni, la felicità scenda fino a un certo punto… per poi risalire. È la forma stessa della vita: un movimento che ci accompagna tra leggerezza, cadute e nuove consapevolezze.

A diffonderla è stato Scott Galloway, professore alla New York University, scrittore e per certi versi anche filosofo contemporaneo.
La sua è una visione tanto semplice quanto vera:

«Da 0 a 25 anni la felicità è uscire con gli amici, bere, lo sport. Insomma, è una fascia d’età piuttosto felice. Dai 25 ai 45 anni è il periodo in cui le cose si fanno serie: forse hai dei figli, magari un’insicurezza economica, devi capire che strada prendere, qualcuno che ami forse si ammala e poi muore. La vita diventa complicata, e molto velocemente. In generale, potremmo dire che tra i 25 e i 45 anni si vive il periodo meno felice.

Può succedere, però, qualcosa di meraviglioso verso la fine dei 40 e l’inizio dei 50: inizi a riconoscere la finitezza della vita, non hai più un tempo “infinito” davanti ma quello che arriva te lo devi godere. Hai una qualche stabilità economica, magari una buona relazione e inizi a capire che la vita è breve. Il gruppo demografico più felice è quello che sulla carta dovrebbe essere il meno felice: gli anziani, le persone che hanno meno salute.

La lezione quindi qual è?
È che se un giorno ti svegli e hai 35 anni, due figli, un compagno, un lavoro e poi pensi “qui è dura, non sono felice per niente”, renditi conto che fa parte del viaggio e tieni duro, perché la felicità è lì che ti aspetta.»

Un pensiero che ci ricorda quanto la felicità non sia un punto d’arrivo, ma una curva che attraversa la nostra storia.
Un movimento, un ritmo, una forma che insegna: anche quando la vita scende, non sta finendo nulla — si sta solo preparando a risalire.

Ferite del Bambino Interiore 🌿Ogni ferita interiore nasce da esperienze vissute nell’infanzia che continuano a influenza...
17/10/2025

Ferite del Bambino Interiore 🌿

Ogni ferita interiore nasce da esperienze vissute nell’infanzia che continuano a influenzare emozioni e relazioni da adulti.

💔 Ferita della Colpa
Chi la porta dentro si sente spesso “sbagliato”. Evita di chiedere aiuto e usa il senso di colpa per ottenere approvazione. Ha paura di stabilire limiti e tende ad attirare persone che lo fanno sentire colpevole.

😢 Ferita dell’Abbandono
Nasce dal sentirsi “messo da parte”. Chi la vive teme di essere lasciato solo, odia la solitudine e cerca costantemente attenzione. Spesso dipende emotivamente da persone non disponibili.

😔 Ferita della Fiducia
Chi ne soffre teme di essere ferito e non si fida né di sé né degli altri. Cerca approvazione continua, si sente insicuro e attira persone che non gli trasmettono stabilità.

😶 Ferita della Negligenza
Si manifesta con bassa autostima e difficoltà a esprimere emozioni. Si evita il conflitto, si reprimono i sentimenti e ci si circonda di persone che non apprezzano o non vedono il proprio valore.

✨ Comprendere queste ferite non significa giudicarsi, ma iniziare un percorso di consapevolezza e guarigione verso sé stessi.

15/10/2025

“Adulto è colui che ha preso in carico il bambino che è stato, ne è diventato il padre e la madre.
Adulto è colui che ha curato le ferite della propria infanzia, riaprendole per vedere se ci sono cancrene in atto, guardandole in faccia, non nascondendo il bambino ferito che è stato, ma rispettandolo profondamente riconoscendone la verità dei sentimenti passati, che se non ascoltati diventano, presenti, futuri, eterni.
Adulto è colui che smette di cercare i propri genitori ovunque, e ciò che loro non hanno saputo o potuto dare.
E’ qualcuno che non cerca compiacimento, rapporti privilegiati, amore incondizionato, senso per la propria esistenze nel partner, nei figli, nei colleghi, negli amici.
Adulto è colui che non crea transfert costanti, vivendo in un perpetuo e doloroso gioco di ruolo in cui cerca di portare dentro gli altri, a volte trascinandoli per i capelli.
Adulto è chi si assume le proprie responsabilità, ma non quelle come timbrare il cartellino, pagare le bollette o rifare i letti e le lavatrici.
Ma le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, delle proprie paure e delle proprie fragilità.
Responsabile è chi prende la propria vita in carico, senza più attribuire colpe alla crisi, al governo ladro, al sindaco che scalda la poltrona, alla società malata, ai piccioni che portano le malattie e all’insegnante delle elementari che era frustrata e le puzzava il fiato.
Sembrano adulti ma non lo sono affatto.
Chi da bambino è stato umiliato, chi ha pensato di non esser stato amato abbastanza, chi ha vissuto l’abbandono e ne rivive costantemente la paura, chi ha incontrato la rabbia e la violenza, chi si è sentito eccessivamente responsabilizzato, chi ha urlato senza voce, chi la voce ce l’aveva ma non c’era nessuno con orecchie per sentire, chi ha atteso invano mani, chi le mani le ha temute.
Per tutti questi “chi”, se non c’è stato un momento di profonda rielaborazione, se non si è avuto ancora il coraggio di accettare il dolore vissuto, se non si è pronti per dire addio a quel bambino, allora “l’adultità” è un’illusione.
Io ho paura di questi bambini feriti travestiti da adulti, perché se un bambino ferito urla e scalcia, un adulto che nega le proprie emozioni è pronto a fare qualsiasi cosa.
Un bambino ferito travestito da adulto è una bomba ad orologeria.
L’odio potrebbe scoppiare ciclicamente o attendere a lungo per una sola e violenta detonazione, altri preferiscono implodere, mutilando anima e corpo, pur di non vedere.
Ciò che separa il bambino dall’adulto, è la consapevolezza.
Ciò che separa l’illusione dalla consapevolezza è la capacità di sostenere l’onda d’urto della deflagrazione del dolore accumulato.
Ciò che rimane dopo che il dolore è uscito è amore, empatia, accettazione e leggerezza.”
Emily Mignanelli

“Non puoi insegnare l’amore… mentre spezzi il cuore di sua madre.”Essere padre non significa solo provvedere, correggere...
15/10/2025

“Non puoi insegnare l’amore… mentre spezzi il cuore di sua madre.”

Essere padre non significa solo provvedere, correggere o essere presente a scuola.
Essere padre è essere un esempio… anche quando pensi che non ti stiano guardando.
E credimi: loro guardano sempre.

Guardano come tratti la loro madre.
Come le parli quando sei stanco.
Come reagisci quando sbaglia, quando discutete, quando la vita pesa.

I tuoi figli imparano l’amore guardando te.
Imparano se l’affetto si urla, se il rispetto si rompe, se il silenzio fa male.
Imparano se l’amore ferisce… o se costruisce.

Non puoi essere un grande papà se sei un cattivo compagno.
Non puoi proteggere i tuoi figli mentre distruggi emotivamente la donna che li ha messi al mondo.
Perché quello che fai a lei… lo fai anche a loro, anche se non lo dicono.

🧡 Un vero padre non si limita a crescere.
Guarisce, guida, ispira.
E capisce che amare sua moglie significa anche proteggere l’infanzia dei suoi figli.

Se vuoi crescere bambini che sappiano amare,
mostragli come si ama la loro madre.

Indirizzo

Piazza San Nicola N 8
Arnara
03020

Telefono

+393663342914

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PSICOLOGA E MEDIATRICE FAMILIARE

La sofferenza fa parte della nostra vita, pensare di evitarla genera solo frustrazione; la nostra società si è evoluta verso forme di organizzazioni e relazioni interpersonali sempre più iperprotettive tali da privare gli individui della possibilità di confrontarsi con la paura, con l’ansia, con la sofferenza imparando così a fronteggiarle. Credo che i disturbi legati alla sfera ansiosa (ansia generalizzata, fobie specifiche, disturbo ossessivo compulsivo, attacchi di panico, ipocondria, somatizzazioni) in una società frenetica come la nostra siano molto frequenti e, a volte, lungamente trascurati. Prendersi cura della propria psiche è fondamentale, come è fondamentale affrontare tutto ciò che ci incute paura. Chi sta vivendo un periodo di lieve o forte disagio psicologico dovrebbe farsi aiutare da uno psicologo, esattamente come quando avvertiamo un dolore ad una qualsiasi parte del corpo e ci rechiamo dal medico curante.

Mi occupo principalmente di disturbi ansiosi e ansioso depressivi, con l’ausilio di tecniche di rilassamento (training autogeno e meditazione). Terapie di coppia per ristabilire la comunicazione tra i partner. Terapie familiari e sostegno alla genitorialità in caso di bambini che presentano difficoltà relazionali o di altro tipo.

Collaboro con una nutrizionista per aiutare le persone obese, in sovrappeso o con disturbi alimentari a ritrovare la propria forma fisica e il benessere psicologico.