Ginecologo Dr. Borroni Filippo

Ginecologo                    Dr. Borroni  Filippo Medico ostetrico- ginecologo libero professionista
Studio Arona - Baveno - Domodossola - Varese

Medico specialista in ostetricia e ginecologia con decennale esperienza di medico ospedaliero ostetrico-ginecologo nell'ambito della chirurgia ginecologica benigna,oncologica , laparoscopica , per via vaginale e dell'assistenza di sala parto
Mi occupo di senologia diagnostica e terapeutica . Sono esperto di diagnosi e dei trattamenti delle patologie del basso tratto genitale riguardante la prevenzione oncologica e la malattia da HPV della coppia. Eseguo diagnostica della sterilità di coppia collaborando poi con centri di 2° livello per i successivi trattamenti. Assisto la gravidanza fisiologica e patologica con le principali diagnostiche in medicina perinatale con ecografie dal primo al terzo trimestre , ecografie morfologiche e tridimensionali 3D e 4D. Mi occupo di uroginecologia per la diagnosi e i trattamenti dell'incontinenza urinaria femminile.

25/08/2021

VACCINAZIONE ANTI-COVID NON CONTROINDICATA IN GRAVIDANZA

La vaccinazione anti-SarsCoV2 "non è controindicata in gravidanza". E' quanto si legge nella circolare del ministero della Salute in merito a 'Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID'.

"Qualora dopo valutazione medica si opti per rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione", precisa il ministero, sottolineando che anche "l'allattamento non è una controindicazione alla vaccinazione anti-SarsCoV2".
Intanto, in Spagna, la Commissione della Salute Pubblica, organismo tecnico del Ministero della Sanità, raccomanda di vaccinare contro il covid quanto prima le donne incinte. Il suggerimento è di completare il ciclo prima che si compiano sei mesi di gravidanza, poiché un'eventuale infezione da covid potrebbe essere più dannosa nell'ultima parte del secondo trimestre e nel terzo trimestre di gestazione, più soggetti a eventuali complicanze per il feto. In ogni caso, "non esistono controindicazioni per la vaccinazione anti-covid in nessun trimestre della gravidanza". (ANSA).

03/05/2020
L’unica vera difesa contro il Coronavirus.
15/04/2020

L’unica vera difesa contro il Coronavirus.

CORONAVIRUS E GRAVIDANZA
01/04/2020

CORONAVIRUS E GRAVIDANZA

Coronavirus e gravidanza
18/03/2020

Coronavirus e gravidanza

CORONAVIRUS E GRAVIDANZA

Qual è il rischio per le donne in gravidanza di di infettarsi con il COVID-19?
È più facile per le donne in gravidanza ammalarsi di malattia?
Se si infettano, saranno più malate degli altri?

Al momento non sappiamo se le donne gravide hanno maggiori probabilità di ammalarsi con COVID-19 rispetto al pubblico in generale, né se hanno maggiori probabilità di avere malattie gravi.
Le donne incinta sperimentano cambiamenti nei loro corpi che possono aumentare il loro rischio di alcune infezioni.

Con virus della stessa famiglia del COVID-19 e altre infezioni respiratorie virali, come l'influenza, le donne hanno avuto un rischio maggiore di sviluppare malattie gravi.
È sempre importante che le donne in gravidanza si proteggano dalle malattie.

Come possono le donne incinta
proteggersi dal recupero di COVID-19?
Le donne incinte dovrebbero fare le stesse cose del grande pubblico per evitare l'infezione.
Possono aiutare a fermare la diffusione del COVID-19 intraprendendo tutte le azioni già ampiamente pubblicizzate e recarsi il meno possibile in ambienti ospedalieri.

CORONAVIRUS E GRAVIDANZAQual è il rischio per le donne in gravidanza di di infettarsi con il COVID-19? È più facile per ...
18/03/2020

CORONAVIRUS E GRAVIDANZA

Qual è il rischio per le donne in gravidanza di di infettarsi con il COVID-19?
È più facile per le donne in gravidanza ammalarsi di malattia?
Se si infettano, saranno più malate degli altri?

Al momento non sappiamo se le donne gravide hanno maggiori probabilità di ammalarsi con COVID-19 rispetto al pubblico in generale, né se hanno maggiori probabilità di avere malattie gravi.
Le donne incinta sperimentano cambiamenti nei loro corpi che possono aumentare il loro rischio di alcune infezioni.

Con virus della stessa famiglia del COVID-19 e altre infezioni respiratorie virali, come l'influenza, le donne hanno avuto un rischio maggiore di sviluppare malattie gravi.
È sempre importante che le donne in gravidanza si proteggano dalle malattie.

Come possono le donne incinta
proteggersi dal recupero di COVID-19?
Le donne incinte dovrebbero fare le stesse cose del grande pubblico per evitare l'infezione.
Possono aiutare a fermare la diffusione del COVID-19 intraprendendo tutte le azioni già ampiamente pubblicizzate e recarsi il meno possibile in ambienti ospedalieri.

TERME E GRAVIDANZAAndare alla terme con il pancione può fare decisamente bene: per rilassarsi e contro i disturbi più co...
30/12/2019

TERME E GRAVIDANZA

Andare alla terme con il pancione può fare decisamente bene: per rilassarsi e contro i disturbi più comuni della gravidanza. Però bisogna farlo con cautela, evitando acque troppo calde o immersioni troppo lunghe. E per certi trattamenti - sauna, bagno turco, stanza del sale, fanghi estetici - meglio aspettare dopo l'arrivo del bebè.

Terme, luogo di cura e di relax

Le terme: ormai sono diventate sinonimo di rilassamento e distensione, di "momento tutto per sé", anche grazie al moltiplicarsi di pacchetti benessere che possono includere massaggi e trattamenti estetici.
Prima di tutto questo, però, sono un luogo di cura, grazie alle proprietà benefiche delle acque termali, utili per disturbi e malattie della pelle, delle vie respiratorie, dell'apparato digestivo, di ossa e articolazioni.
E anche per i piccoli disturbi della gravidanza, dalla stitichezza ai problemi digestivi a quelli circolatori.


Terme in gravidanza: serve qualche precauzione

In ogni caso, che si tratti di rilassarsi o di trattare disturbi più o meno seri, le terme in gravidanza non vanno prese troppo alla leggera: perché percorsi e trattamenti siano fatti in tutta sicurezza bisogna seguire qualche semplice precauzione. Vediamo quali potrebbero essere i rischi delle terme in dolce attesa e come prevenirli.

Attente al caldo

Che siano raccolte in vasche, piscine o idromassaggi, il punto principale della questione è che tendenzialmente le acque termali sono calde. E troppo caldo in gravidanza potrebbe avere serie conseguenze.


Terme nel primo trimestre di gravidanza

Il caldo ha una forte azione vasodilatatrice, il che provoca una diminuzione della pressione, che a sua volta può portare a svenimenti.
Se una donna si trova già in una condizione di bassa pressione (ipotensione), quindi, le terme risultano controindicate".

Si può fare, con qualche cautela

Tutto ciò non significa che le terme vadano evitate, ma semplicemente che bisogna andarci prendendo qualche minima precauzione, e magari evitando i trattamenti più "pesanti" (come sauna e bagno turco).

1. La prima regola fondamentale è non esporsi a sbalzi di temperatura troppo importanti, che si tratti di acque molto calde o molto fredde.

2. Seconda regola: non rimanere in acqua calda per troppo tempo. "Bisognerebbe immergersi per 10-15 minuti al massimo, poi uscire a rilassarsi un po', ed eventualmente tornare a fare un altro bagno dopo 20-30 minuti"

3. Terza regola: stare lontane dai getti che riforniscono la vasca di nuova acqua calda, perché in loro corrispondenza la temperatura può essere superiore.

Queste indicazioni riguardano sia il primo trimestre, sia gli altri. "Se si seguono queste regole non dovrebbero esserci rischi particolari" .

Del resto, molte restrizioni relative alle prime settimane di gravidanza non riguardano rischi reali e documentati: più semplicemente, trattandosi di un momento molto delicato sia per il rischio di ab**to sia per quello di malformazioni, si preferisce evitare di mettere in campo situazioni che potrebbero essere chiamate in causa, magari anche senza una reale ragione, se poi dovessero sorgere problemi.

TEST DEL DNA FETALE SU SANGUE MATERNO :a cosa serve ?Per rispondere a tutte le domande che una gestante si pone, è bene ...
26/07/2019

TEST DEL DNA FETALE SU SANGUE MATERNO :
a cosa serve ?

Per rispondere a tutte le domande che una gestante si pone, è bene sottoporsi alle visite ed eseguire almeno un test di screening prenatale, come il test del DNA fetale

La gravidanza è un momento molto importante per una donna, durante il quale possono sorgere mille paure e interrogativi: “Cosa sta accadendo dentro di me?”, “Il bimbo sarà sano?”.
Per rispondere a tutte le domande che una gestante si pone, è bene sottoporsi alle visite consigliate dal proprio ginecologo ed eseguire almeno un test di screening prenatale, come il test del DNA fetale.
Questi esami indicano l’eventuale presenza di alterazioni ai cromosomi del nascituro, come nel caso della sindrome di Down.
Esistono sia esami diagnostici (come la villocentesi e l’amniocentesi), sia esami di screening (come il Bi-test, il Tri-test, il test del DNA fetale).
I primi sono invasivi poiché, sebbene restituiscano una diagnosi certa, hanno un rischio di ab**to dell’1%, e di solito si prescrivono nel caso in cui sussistano dei fattori di rischio. I secondi sono esami non invasivi che restituiscono le probabilità che il feto presenti anomalie cromosomiche.

Il test del DNA fetale è un esame di screening prenatale che consiste in un semplice prelievo ematico dalla gestante, che servirà ad analizzare i frammenti di DNA fetale circolante (cffDNA, cell-free fetal DNA).

Il DNA del feto che si trova nel sangue materno proviene da un tessuto embrionale presente nella placenta chiamato trofoblasto.
La placenta può sfaldarsi durante la gravidanza e rilasciare frammenti nel sangue della gestante. Le stime indicano che l’11-13% circa del DNA nel sangue materno abbia origine fetale .
Alcune ricerche hanno evidenziato che già dalla quinta settimana di gestazione è possibile rilevare la presenza di frammenti di DNA fetale nel sangue della futura mamma.
Con l’avanzare della gravidanza aumenta il numero di frammenti di DNA fetale nel sangue della madre, mentre diminuisce fino a sparire del tutto dopo il parto.

È possibile discriminare tra frammenti di DNA fetale e frammenti di DNA materno perché i primi hanno dimensioni minori rispetto ai secondi.
L’esame continua con l’analisi delle sequenze del DNA fetale ottenute per trovare eventuali alterazioni ai cromosomi, come le trisomie 13, 18 e 21.
Il test del DNA fetale consente anche di conoscere il sesso del bambino .
L’esame del DNA fetale può essere eseguito già dalla decima settimana di gravidanza, permettendo alle famiglie di conoscere in modo precoce le condizioni di salute del nascituro e ha un tasso di affidabilità superiore al 99% nella rilevazione della trisomia 21.
Il tasso di affidabilità è superiore a quello del Bi-test e del Tri-test e inoltre restituisce una percentuale minore di falsi positivi (risultati che indicano la presenza di un’anomalia che in realtà non c’è).

TUMORE AL SENOMAMMOGRAFIA ANNUALE A PARTIRE DAI 40 ANNI :Nuove linee guida USALe nuove linee guida dell’American Society...
11/07/2019

TUMORE AL SENO

MAMMOGRAFIA ANNUALE A PARTIRE DAI 40 ANNI :
Nuove linee guida USA

Le nuove linee guida dell’American Society of Breast Surgeons sostengono che le donne che presentano un rischio nella media di sviluppare cancro al seno, dovrebbero sottoporsi a mammografia annuale a partire dai 40 anni.

“Bisogna iniziare con la valutazione del rischio”, Pat Whitworth, co-presidente dell gruppo che ha redatto ill rapporto. “Sono troppe le donne che pur presentando un rischio superiore alla media sono gestite come tutte le altre, con la possibilità di lasciarsi sfuggire l’individuazione precoce di un cancro o d’impedirne del tutto l’insorgenza”.

Whitworth, del Nashville Breast Center, nel Tennessee, e colleghi hanno riassunto i dati disponibili per formulare raccomandazioni sullo screening del cancro al seno per le donne che presentano un rischio nella media, più elevato rispetto alla media e per le donne con precedente storia di cancro al seno.

Le nuove raccomandazioni in caso di rischio medio o elevato

La valutazione del rischio dovrebbe iniziare a 25 anni o al momento della prima visita di un senologo o altro operatore sanitario adatto, secondo il rapporto. In questa occasione bisognerebbe effettuare la valutazione della storia familiare di tumori maligni e determinare se la donna ha una storia di iperplasia atipica o carcinoma lobulare in situ, o se tra i 10 e i 30 anni la paziente è stata sottoposta a radioterapia al petto o a radioterapia di campo a mantello. In questi casi deve essere considerata come a rischio di cancro al seno più elevato e quindi seguire le raccomandazioni relative a tale condizione.

Le donne che presentano un rischio nella media dovrebbero sottoporsi a mammografia annuale, preferibilmente 3 D, a partire dai 40 anni. In caso di una particolare densità della mammella il rapporto consiglia l’imaging supplementare.

In caso di rischio più elevato rispetto alla media invece – quindi se si presentano i fattori di rischio elencati precedentemente oppure un rischio stimato di cancro al seno superiore al 20%, secondo i modelli di valutazione del rischio – le donne dovrebbero sottoporsi a una risonanza magnetica annuale a partire dai 25 anni o a una mammografia in 3D a partire dai 30 anni. In caso di indicazione medica, queste donne dovrebbero anche avere accesso all’imaging supplementare con una modalità aggiuntiva (preferibilmente la risonanza magnetica) a partire dai 35 anni.

Le donne il cui seno non è denso e che hanno una storia di cancro al seno a partire dai 50 anni dovrebbero essere sottoposte a mammografia annuale, preferibilmente 3D. In caso di storia di cancro al seno precedente ai 50 anni o in caso di seno denso, con la raccomandazione medica, si dovrebbe avere accesso a imaging supplementare ogni anno – preferibilmente una risonanza magnetica. Queste raccomandazioni si applicano alle donne che non hanno subito mastectomia bilaterale.

Altre linee guida disponibili suggeriscono di iniziare la mammografia di routine a età e /o con diverse frequenze differenti. La U.S. Preventive Services Task Force raccomanda lo screening biennale per le donne a rischio medio dai 50 ai 74 anni, ma sostiene la necessità di un approccio personalizzato nella valutazione dei benefici e dell’eventuale rischio di produrre falsi positivi tra i 40 e i 50 anni di età.

L’American Cancer Society invece raccomanda lo screening annuale per le donne a rischio medio dai 45 ai 54 anni e biennale a partire dai 55 anni, fino a quando l’aspettativa di vita è di 10 anni o più.

L’American College of Radiology e la Society for Breast Imaging consigliano uno screening mammografico annuale dai 40 anni per le donne a rischio medio e prima dei 40 per le donne ad alto rischio, con uno screening supplementare con risonanza magnetica con mezzo di contrasto .

Fonte: The American Society of Breast Surgeons

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Via Berrini 7
Arona
28041

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