22/04/2026
Ogni tanto arrivano nel mio studio genitori che mi dicono che non controllano il cellulare dei figli, per "rispetto della privacy". Ecco, io mi chiedo: ma siamo impazziti?
Pensare che un ragazzo possa gestire in autonomia l'uso dei social e la navigazione online senza alcun tipo di supervisione è, purtroppo, una follia. È come se mettessimo un ragazzo alla guida di una macchina senza insegnargli le regole della strada.
L'idea che i genitori possano restare "a guardare" è pericolosa, tanto quanto il non insegnare ai propri figli come attraversare una strada trafficata. La mancanza di controllo e di supervisione non è una forma di rispetto della privacy, ma un vero e proprio problema educativo.
Proprio per questo, con Alberto Pellai, stiamo portando avanti una campagna per vietare l'uso dello smartphone fino ai 14 anni e l'accesso ai social fino ai 16. Non è una questione di proibizionismo, ma di tutela e responsabilità.
I ragazzi devono crescere in un ambiente in cui possano sperimentare il mondo reale, sviluppare relazioni vere e non filtrate, imparare a risolvere i conflitti senza l'uso di uno schermo. Il compito dei genitori è quello di guidarli in questo percorso, non di delegare a un oggetto elettronico la responsabilità educativa.