10/08/2020
CURARE È UNO STATO DI COSCIENZA
La qualità del terapeuta risulta in primo luogo, da uno stato di coscienza. Scrivendo queste parole mi rendo conto che sembrano scontate, ma per esperienza so anche che certe cose che si danno per scontate sono ormai talmente banalizzate che è bene ricordarle. Quando parliamo di stato di coscienza, per definizione ci poniamo al di là dello stato d’animo, ovvero al di là delle possibili fluttuazioni di umore, delle emozioni e quindi degli incerti della vita personale. Da questo punto di vista per coscienza qui s’intende il diamante assoluto della nostra Coscienza, ciò che gli orientali chiamano atma. Si tratta dell’Essenza dell’essere, di Ciò che in noi, non può ve**re ne sporcato né ferito. Parliamo della parte più immacolata e più potente di noi, di quella che, per natura, è in stretto e permanente contatto con la Realtà Divina.
Con tale orientamento interiore, le cure dispensate non saranno dunque mai un “fatto egoico” del terapeuta; egli si limiterà a fungere da intermediario fra le dimensioni del Sottile e il piano dell’esistenza terrena. Ciò significa che la guarigione non è qualcosa di sua proprietà, non ne fa una sfida personale perché non è in guerra con nulla; non combatte, ma cerca invece di pacificate, di riallacciare connessioni interrotte, di ricostruire ponti attraverso i quali nuovamente le correnti vitali potranno svolgere il proprio ruolo. Quando si comprende il significato di tutto questo, necessariamente bisogna ammettere che il punto di vista globale da cui il terapeuta vede se stesso e la vita deve restare vigile, aspirato cioè alla verità, permanentemente. Sul fronte di certe Case della Vita egizie, si poteva leggere questa iscrizione: Offriamo ciò che siamo. Questo sottintendeva una ricerca perenne della trasparenza, e anche che quella certa luce foriera di guarigione si sarebbe diffusa attraverso il terapeuta solo se questi si fosse mantenuto fluido. Possiamo dedurne che l'intensità di una terapia energetica è proporzionale all'umiltà, nel senso nobile del termine, con cui la terapia è dispensata.
Analogamente, la padronanza dell'arte terapeutica da parte di certi esseni risultava prima di tutto dal loro essere al Servizio, uno stato incompatibile anche solo con l'idea di dominare una vibrazione. In realtà, la vera "padronanza" è radicalmente estranea al concetto di dominazione. Dominare significa piegare, mentre essere padroni di qualcosa significa entrare in una comprensione intima e globale ed elevarsi abbastanza per raggiungere lo scopo voluto.
-Tratto da "Così curavano: dagli Egizi agli Esseni" di DANIEL MEUROIS