07/09/2025
Definire i propri obiettivi ha a che fare solo con se stessi?
No, e la scienza lo conferma. Si chiamano obiettivi compassionevoli quelli che ci spingono a costruire connessioni e relazioni nutrienti con gli altri.
Per esempio, in coppia, obiettivi di questo tipo rafforzano la relazione anche quando ci sono insicurezze o bassa autostima.
Gli studi mostrano anche che non basta avere l’intenzione di essere di supporto: ciò che conta davvero è tradurre l’intenzione in azioni concrete.
Ecco perché un buon obiettivo non riguarda solo noi stessi, ma contribuisce anche al benessere altrui.
E questo vale anche di fronte a crisi che vanno oltre la nostra portata.
In questi giorni, pensando a Gaza, molti sentono il peso dell’impotenza. Non tutti possono agire direttamente, ma possiamo scegliere obiettivi di attenzione e partecipazione responsabile: informarsi da fonti affidabili, mantenere viva l’attenzione, sostenere chi lavora sul campo.
Sono piccoli passi, certo, ma la ricerca ci ricorda che ogni volta che passiamo dal dire al fare con un gesto concreto per gli altri, aiutiamo anche noi stessi.
Un buon obiettivo, quindi, è sempre doppio: ci fa crescere come individui e contribuisce, nel suo piccolo, al benessere altrui.
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Fonti:
Mongrain, M., Chin, J. M., & Shapira, L. B. (2011), Practicing compassion increases happiness and self-esteem, Journal of Happiness Studies.
Foka, A., Vasiliki, V. (2023), Acting compassionately towards others makes us feel better: The role of naturally occurring compassion as an enhancer of psychological wellbeing among adults, European Journal of Applied Positive Psychology.
Gilbert, P., Catarino, F., Duarte, C., Matos, M., Kolts, R., Stubbs, J., & Basran, J. (2017), The development of compassionate engagement and action scales for self and others, Journal of Compassionate Health Care.