28/03/2026
IL PARADOSSO DEL DIABETICO CON ANEURISMA AORTICO
Quando si parla di "diabetic paradox" si intende l'apparente ridotto rischio di sviluppare un aneurisma aortico addominale (AAA) del paziente diabetico emerso da molti studi della Letteratura scientifica negli ultimi 20 anni. Un altro dato che è stato sottolineato dalle diverse analisi è la ridotta velocità di crescita annua dell'aneurisma nei diabetici quasi a far sospettare che la malattia giocasse un ruolo protettivo.
Alcune statistiche riferiscono di una riduzione nello sviluppo della malattia aneurismatica del 20-40% nei diabetici e, quando presente l'aneurisma, di una ridotta velocità di crescita rispetto a non diabetici fino a -0.5 mm/anno.
Ciò ha del paradossale se si pensa che il diabete è uno dei principali fattori di rischio dell'aterosclerosi e delle sue manifestazioni quali la coronaropatia (CAD) con manifestazioni come l'angina pectoris e l'infarto miocardico, della malattia cerebrovascolare che può esitare nll'ictus cerebrale ed infine dell'arteriopatia ostruttiva periferica (PAD) con il suo rischio di perdita d'arto; l'AAA cosiddetto "degenerativo" in quanto manifestazione dell'aterosclerosi dovrebbe essere incentivata dal ruolo del diabete.
L' evidenza paradossale scompare quando al diabete si affiancano gli altri fattori di rischio, spesso contemporaneamente presenti, come obesità addomninale e fumo: in questo caso l'ipotetico e paradossale "ruolo protettivo" del diabete sparisce.
Inoltre si è visto che l'indice laboratoristico trigliceridi-glucosio (TyG), evidenza indiretta di resistenza all'insulina (fase pre-patologica del diabete), in realtà aumenta - come ci si aspetta - il rischio di sviluppare l'AAA.
Il mistero può essere spiegato considerando molti fattori peculiari della patogenesi della malattia aneurismatica e di come su di essa interferiscano il diabete ed i suoi trattamenti.
1. La glicazione dell'iperglicemia. L'aumento del glucosio si "attacca" a molte molecole (glicazione) alterandone il funzionamento e la relazione con altre strutture. In particolare gli Advanced Glycation End Producs (AGEs) si legano al collagene ed all'elastica, i mattoni che costituiscono la struttura dei vasi, irrigidendone la parete; questo nell'aorta, pur alterando la fisiologica elasticità del vaso e costituendo quindi un problema, potrebbe prevenire la sua dilatazione.
2. Ridotta risposta infiammatoria. Sappiamo che l'aneurisma si sviluppa per una esagerata risposta infiammatoria che attiva alcuni enzimi (metalloproteinasi, MMPs) che degradano la matrice extracellulare che costituisce la parete arteriosa; una nota conseguenza nociva del diabete, il fatto cioè che riduca la risposta infiammatoria e con essa le difese dell'organismo, in questo caso potrebbe risultare protettiva riducendo l'attività delle MMPs.
3. Stato procoagulante. Il diabete può generare uno stato "pro-trombotico", cioè facilitare la formazione di coaguli nei vasi sanguigni, e questo è giudicato un elemento che potrebbe concorrere alla protezione della parete aortica mediante la stabilizzazione del trombo (più propriamente "aterotrombosi") abitualmente presente sullo strato interno della parte aortica, in particolare in presenza di aneurisma.
4. Antidiabetici. La spiegazione tuttavia più semplice e convincente è che il vero ruolo protettivo lo svolgano i farmaci che il diabetico assume per il controllo della malattia ed in particolare la metformina; quest'ultima è già stata dimostrata in grado di esercitare un effetto pleiotropico, cioè che si esercita parallelamente al suo effetto principale su di un altro obiettivo, nel ridurre l'attività infiammatoria ed il rimodellamento della parete aortica. Infatti nell'analisi sulla riduzione del tasso di crescita dell'AAA nei diabetici, considerando solo quelli che assumevano metformina, si raggiungeva una riduzione di 0.5-0.7 mm/anno.
Tale evidenza ha già indotto a prendere in considerazione di proporre la terapia preventiva con metformina anche nei portatori di AAA non diabetici. Ulteriori studi si focalizzeranno anche sui più recenti antidiabetici (agonisti del recettore GLP-1 ed inibitori DPP-4) che hanno dimostrato un simile effetto nel ridurre l'infiammazione ed il degrado della parete aortica anche se il loro beneficio sullo sviluppo e la crescita dell'aneurisma non è ancora stato approfondito.
Ital J Vasc Endovasc Surg 2025;32:85