09/02/2026
Oggi dovrei condividere il 4° invio di un percorso sulla GRATITUDINE.
Ma ciò che è accaduto chiede attenzione.
Il fatto di cronaca avvenuto a Nizza Monferrato mi tocca da vicino.
Sono di Nizza anch’io.
Non conoscevo Zoe né la sua famiglia, ma questo non crea distanza.
La rende tragicamente più reale.
In questi giorni ho parlato con le mie figlie, poco più giovani di lei.
Ho chiesto loro: “Di cosa sentite di aver bisogno, oggi?”
La più grande mi ha risposto che a scuola servirebbero "lezioni di vita", perché tanti ragazzi non si sentono ascoltati né accompagnati.
La più piccola mi ha detto: “Bisogna imparare a essere buoni oggi, non domani.”
Un’altra cosa che mi ha colpita è stato sentirle dire che, anche vivendo a pochi chilometri da qui, tutto rischia di essere banalizzato e dimenticato in fretta.
Sono affranta. C'è molta più verità e profondità nelle loro parole che nei miei pensieri.
E questa tragedia ci ricorda anche quanto sia fondamentale rispettare la dignità di ciascuno e non lasciarsi travolgere dal giudizio affrettato, anche nei momenti di dolore.
Io mi sento impotente.
E potrei rifugiarmi nel pensiero che tanto è poco quello che si può fare.
Ma se continuiamo a dirci che è inutile, allora davvero non cambierà nulla.
Per questo oggi sento di restare su un punto essenziale:
il valore del NO.
Dire NO è un atto di rispetto verso sé stessi e verso gli altri.
È il diritto di proteggere i propri confini.
È il dovere di non oltrepassare quelli altrui.
È la responsabilità di imparare a reggerlo.
La gratitudine, qui, non è consolazione né buonismo.
È riconoscere che i confini sono salute.
Che un NO può proteggere.
Che educare alla relazione è una forma di cura.
Nel mio piccolo, con gli strumenti che ho, continuo da qui.
Perché il cambiamento, se arriva, passa anche dai gesti quotidiani, dalle parole che scegliamo e da ciò che insegniamo — oggi.