14/02/2026
FARMACI GLP-1 : “strumento potenzialmente utile , ma in mani competenti”…
“ il nutrizionista deve impostare obiettivi a lungo termine, perché qui l’improvvisazione costa cara”
𝐆𝐋𝐏-𝟏, 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚: 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚.
C’è un equivoco moderno, figlio dei tempi rapidi: se un farmaco spegne la fame e fa scendere il peso, allora “la cura è fatta”. Peccato che l’obesità non sia un episodio: è una malattia cronica, recidivante, con un sistema regolatorio che difende il peso come se fosse un bene strategico. E qui entra la prima verità scomoda: i GLP-1 agonisti e i co-agonisti incretinici sono potenti, ma da soli non “risolvono” il problema metabolico: lo tengono sotto controllo finché li usi. Proprio per questo, durante la terapia, la differenza la fa essere seguiti da professionisti sanitari della nutrizione (nutrizionisti/dietisti): non per “fare una dieta”, ma per governare adattamenti, tollerabilità, composizione corporea e mantenimento. Non lo diciciamo noi: è la logica stessa con cui WHO imposta la prima linea guida globale, insistendo su trattamento di lungo periodo e integrazione con intervento comportamentale/lifestyle strutturato.
𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐢𝐭𝐨. 𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 “𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐚”
Nei trial STEP, semaglutide 2.4 mg + intervento sullo stile di vita porta a cali ponderali clinicamente importanti.
Ma quando interrompi, il sistema torna a fare il suo mestiere: recuperare. Nel follow-up dello STEP-1 extension, dopo sospensione si osserva un recupero sostanziale del peso perso (e una risalita parallela di diversi parametri cardiometabolici).
E la meta-analisi BMJ 2026, su più farmaci anti-obesità, conferma il copione generale: cessazione → regain più rapido rispetto ai soli programmi comportamentali, con ritorno progressivo verso baseline.
Quindi la domanda non è “quanto fa perdere” un GLP-1. 𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐞̀: come faccio a non farlo riprendere quando la spinta farmacologica cambia, si riduce o finisce? 𝐄𝐝 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 “𝐨𝐩𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥” 𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚: perché il mantenimento non lo fa il farmaco da solo, lo fa la strategia.
𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨: 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐫𝐚, 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 (𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐨𝐧𝐚)
Secondo punto, pratico: col GLP-1 molti pazienti mangiano meno… e spesso mangiano troppo poco e male. Nausea, sazietà precoce, stipsi, avversioni alimentari: 𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 “𝐬𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚”, 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐬𝐮 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐦𝐢 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢. Proprio per questo è uscito un lavoro centrato su “priorità nutrizionali” durante GLP-1: 𝐥’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞̀ 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐚𝐛𝐨𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐚𝐤𝐞 𝐢𝐧𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐨, sintomi GI gestiti male e perdita di funzionalità. Questo, nella pratica, richiede 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞: 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 che imposti obiettivi, scelte alimentari e correzioni rapide. E poi c’è la composizione corporea. Nel dimagrimento importante una quota di massa magra scende quasi sempre; 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 (𝐦𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 “𝐥𝐞𝐚𝐧” 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨). I grandi trial mostrano riduzioni di fat mass maggiori, ma la lean mass cala comunque; con tirzepatide, nella DXA-substudy di SURMOUNT-1 si vedono riduzioni di peso, fat mass e anche lean mass (proporzioni relativamente consistenti nei sottogruppi).
La review su “muscle health” nell’era incretinica è prudente ma chiara: 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢 𝐤𝐠, 𝐦𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨𝐫𝐞𝐚, 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨.
𝐓𝐫𝐚𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚: se non proteggi proteine + forza + continuità alimentare, puoi ottenere un dimagrimento più “fragile”, con performance giù e mantenimento più difficile. E poi ci si stupisce del rebound: è come togliere i mattoni portanti e aspettarsi che la casa resti dritta. 𝑸𝒖𝒊 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒂 𝒊𝒏 𝒄𝒂𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒖𝒕𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂/𝒅𝒊𝒆𝒕𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒔𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒆̀ 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒆𝒅𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒍𝒂𝒔𝒔𝒊𝒄𝒐 𝒔𝒄𝒆𝒏𝒂𝒓𝒊𝒐 “𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒈𝒊𝒖̀, 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒈𝒊𝒖̀, 𝒑𝒐𝒊 𝒓𝒆𝒄𝒖𝒑𝒆𝒓𝒐”.
𝐄 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚? 𝐒𝐢̀, 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨. 𝐌𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐥𝐤𝐥𝐨𝐫𝐞.
Bisogna essere onesti (e un po’ tradizionalisti): la chetogenica è uno strumento terapeutico, non una religione. Se parliamo di VLCKD in senso clinico, le linee guida europee (Muscogiuri et al., Obesity Facts) la definiscono con parametri precisi: carboidrati