Annarita Bavaro Psicoterapeuta olistica - EMDR

Annarita Bavaro Psicoterapeuta olistica - EMDR Terapia online 🌍
EMDR II livello 🖥📲👐
Bambino interiore🧒👧
Alice Miller
Evoluzione olistica
🇮🇹
annaritabavaro84@gmail.com Telegram: https://t.me/AnnaritaBavaro

Per informazioni o per prenotare un percorso di terapia puoi inviarmi una mail: annaritabavaro84@gmail.com indicando nell'oggetto il tuo nome e cognome.

07/04/2026

Pezzettini di terapia

Paziente: "Ti ho detto cose tremende! Mi aspettavo una reazione!
Perché continui a relazionarti con me con la gentilezza e l'empatia?!?
Non lo merito!"

Io: Sono qui per farti da CONTENITORE, per accogliere le tue emozioni e reazioni.

Poi non stavi parlando a me, ma a tuo PADRE tramite me.

Ho imparato a gestire la mia barca anche nel mare in tempesta, ciò mi permette di decidere se e quando parlare, che azione fare, altrimenti resto tranquilla, così aiuto il tuo sistema nervoso a CO REGOLARSI, tramite i tuoi neuroni specchio, che vendono un volto tranquillo e trasmettono i dati al tuo cervello...

Praticamente si impara per imitazione.

Annarita Bavaro Psicoterapeuta Funzionale, EMDR e Milleriana

07/04/2026
07/04/2026

È possibile prenotare percorsi incentrati unicamente sull'EMDR INDIVIDUALE, di COPPIA o di GRUPPO.

Che cos’è l’EMDR?
L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.

L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa.

Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità.

L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche.

Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo.

Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

dal sito EMDR Italia

Per fare qualche esempio pratico, l'EMDR viene attualmente impiegato per trattare:

Traumi derivanti da un incidente stradale o da gravi incidenti di altra natura (lavorativi, ecc.);
Traumi in seguito ad abusi di varia natura;
Traumi che seguono disastri naturali;
Traumi che stanno alla base dell'insorgenza di disturbi alimentari;
Lutti e perdita di persone care;
Umiliazione subita da bambini e/o nell'età adulta;
Traumi infantili di varia natura.

Per migliorare le prestazioni degli sportivi, manager...

Fawning: “Mi connetto per sopravvivere, non perché mi sento al sicuro.”Quando si parla di trauma, spesso si citano le re...
06/04/2026

Fawning: “Mi connetto per sopravvivere, non perché mi sento al sicuro.”

Quando si parla di trauma, spesso si citano le reazioni classiche: attacco, fuga, congelamento. Ma ce n’è una quarta, più silenziosa: il fawning. Non ha l’aspetto “drammatico” delle altre, perché non esplode e non si blocca—si adatta. Si modella. Si avvicina. Si plasma.

Il punto centrale è questo: il fawning non nasce dal desiderio di essere gentili, ma dal bisogno di sentirsi al sicuro attraverso gli altri.

Immagina una persona che, da piccola, ha imparato che esprimere rabbia o disaccordo portava tensione, rifiuto, o addirittura punizione. Il suo sistema nervoso registra un messaggio molto semplice e molto potente: “Per stare al sicuro, devo piacere.”

Questa strategia, all’inizio, funziona. Anzi, spesso è geniale. Il bambino diventa attento, empatico, bravo a leggere gli stati d’animo altrui. Riesce ad anticipare i bisogni, evitare conflitti, mantenere la pace. È un modo sofisticato di sopravvivere. E' una delle strategie più diffuse nei bambini o negli adulti che hanno subito abusi i n t i m i.

Ed è qui che entra in gioco la teoria polivagale.

Secondo questa teoria, sviluppata da Stephen Porges, il nostro sistema nervoso non reagisce solo con attacco o fuga, ma ha anche un circuito dedicato alla connessione sociale. È quel sistema che ci permette di sorridere, modulare la voce, entrare in relazione.

Nel fawning succede qualcosa di sottile:
👉 questo sistema di connessione viene “reclutato” dalla paura.

In altre parole, la persona appare calma, gentile, disponibile… ma sotto c’è attivazione. Non è una calma vera, è una calma strategica.

È come se il corpo dicesse:

“Non posso combattere. Non posso scappare. Allora mi avvicino, mi rendo innocuo, divento ciò che serve.”

Questo crea una specie di paradosso: all’esterno sembra connessione, ma all’interno è difesa, spesso terrore.

E col tempo questa modalità può diventare automatica. Non è più una scelta consapevole, ma un riflesso. Ti ritrovi a dire sì quando vorresti dire no. A percepire subito cosa vogliono gli altri, ma a non sapere bene cosa vuoi tu. A evitare il conflitto anche quando sarebbe sano.

Non perché “sei fatto così”, ma perché il tuo sistema nervoso ha imparato che quella è la via più sicura.

La cosa interessante (e importante) è che il problema non è la gentilezza o l’empatia. Quelle sono qualità preziose.
Il nodo è da dove nascono.

Se nascono da uno stato di sicurezza → sono libere
Se nascono dalla paura → sono vincolate

Il lavoro, quindi, non è diventare più “duri” o smettere di essere disponibili.
È spostare quella disponibilità dalla paura alla sicurezza.

In ottica polivagale, questo significa aiutare il corpo a fare una nuova esperienza:
👉 che si può restare in relazione senza doversi annullare.

E questo passa da cose molto semplici, ma profonde:

accorgersi di quando il corpo si tende mentre dici “va bene”
notare quel micro-istante in cui vorresti dire qualcosa ma ti blocchi
iniziare con piccoli atti di autenticità (anche imperfetti)

Non serve cambiare tutto insieme. Anzi, il sistema nervoso cambia proprio attraverso micro-esperienze ripetute di sicurezza.

Forse il modo più utile di vederlo è questo:
il fawning non è un difetto della personalità. È una strategia di regolazione che un tempo ti ha aiutato.

E se è stata appresa, può anche essere trasformata—non eliminata, ma resa più libera.

La teoria polivagale (in breve)

La teoria di Stephen Porges descrive tre principali stati del sistema nervoso autonomo:

Sistema ventro-vagale (sicurezza)
calma, connessione sociale
ci sentiamo al sicuro e presenti.

Sistema simpatico (attacco/fuga)
attivazione, ansia, rabbia
preparazione all’azione.

Sistema dorso-vagale (collasso/freezing)
spegnimento, dissociazione
immobilità, ritiro.

Dove si colloca il “fawning”?

Il fawning è interessante perché è una via “ibrida”: Sembra connessione sociale, ma in realtà è una risposta di difesa.
Usa il sistema ventro-vagale (social engagement: sorriso, tono gentile) ma è guidato dalla paura (simpatico)

“Mi connetto per sopravvivere, non perché mi sento al sicuro.”

Si sviluppa quando:

Il conflitto portava punizione o rifiuto
Il caregiver era imprevedibile o emotivamente instabile
Essere “bravi” o compiacenti era l’unico modo per ricevere sicurezza

Effetti nel tempo

A lungo andare può portare a:

perdita di identità (“cosa voglio davvero?”)
difficoltà a dire no
relazioni sbilanciate
esaurimento emotivo.

Una strada di guarigione, non è “smettere di essere gentili”, ma insegnare al sistema nervoso che è sicuro essere autentici e a
riconoscere quando stai compiacendo per paura, a
sviluppare consapevolezza corporea (respiro, tensioni), ad
allenare micro-confini (piccoli “no”). a
costruire relazioni sicure dove non devi performare.

Il fawning non è chi sei, è come il tuo sistema nervoso ha imparato a proteggerti.

Annarita Bavaro

👶🏻Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.Dentro di te c’è sempre quel bambino che...
05/04/2026

👶🏻Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.
Dentro di te c’è sempre quel bambino che eri ieri, e che oggi saprebbe suggerirti di cosa hanno bisogno i bambini.
Ascoltalo se puoi.

I bambini hanno più difficoltà degli adulti a regolare le loro emozioni e possono andare con più frequenza incontro a crisi di rabbia e pianto
Quando un bambino ha una crisi è abbastanza inutile parlare, urlare o dire frasi come “Smettila” “Adesso se non ti calmi vedrai” “Dopo faremo i conti a casa”.
Questi interventi sono del tutto inefficaci.

In questa fase neanche il contatto fisico è consigliato, per via dell’attivazione del sistema di difesa e della reazione di attacco/fuga.
Anzi, se ci avviciniamo troppo il piccolo potrebbe sentirsi ulteriormente in pericolo e reagire di conseguenza.
Scalciare, scappare o addirittura provare a colpirci.
È una reazione normale quando il sistema di protezione della sopravvivenza è attivo.

I bambini, nel momento in cui si sentono vulnerabili, avvertono una sensazione di pericolo. In questo momento sarebbe bene non lasciarli soli, ma non avvicinarsi troppo.

Il bambino ha bisogno di spazio attorno a sé e in questi momenti è indispensabile una buona co-genitorialità: un genitore resta con il piccolo e l’altro, che magari è meno capace di calmarsi, si allontana in modo da riprendere il controllo delle sue emozioni

🔊È molto importante modulare il tono della voce usando parole rassicuranti. Terminata la fase acuta, il cervello del bambino è ancora “bloccato”. In questa fase, potrebbe essere imbarazzato da quello che è successo e vergognarsi.
È necessario rassicurarlo, ma non è ancora il momento di avvicinarsi troppo.
Quando il piccolo riprende il controllo è il momento di avvicinarsi e confortarlo ma anche se in questa fase c’è un maggior bisogno di connettersi con il genitore fisicamente ed emotivamente, ma non è ancora il momento di parlare dell’accaduto

🧠Ricordiamo che come genitori dobbiamo essere il “cervello ausiliario” del bambino, poiché il suo non è ancora abbastanza maturo per fare tutto da solo.

Annarita Verdaro terapeuta EMDR

Buona Pasqua ❣️🏵.
05/04/2026

Buona Pasqua ❣️🏵.

03/04/2026

Il weekend o i giorni di festa, vengono spesso raccontati come spazi di libertà, leggerezza, socialità… ma per chi porta dentro ferite relazionali o esperienze traumatiche può diventare l’opposto: tempi “vuoti” che amplificano tutto ciò che durante gli altri giorni, sembra restare più contenuto. Quando la struttura si allenta, emergono più facilmente stati interni di sofferenza nuova o molto antica.

Vediamo, alcuni punti chiave:

la perdita di struttura → meno appigli esterni

il riemergere della solitudine “di ieri”

l’attivazione di convinzioni negative su sé e sugli altri

il tempo che si dilata e diventa difficile da abitare

emozioni intense o, al contrario, un malessere senza nome

Quando succede, non è debolezza, non è “esagerazione”. È il sistema nervoso che sta riproponendo schemi struttur.

Ricordati questa frase “non è colpa tua” — è fondamentale!!
Molte persone, invece, tendono a colpevolizzarsi perché “dovrebbero stare bene”.

Se può esserti utile (o utile a chi legge), ci sono piccoli modi per attraversare questi momenti senza negare ciò che accade dentro:
non forzarti a stare bene, ma stare con ciò che c’è con un minimo di gentilezza, non come qualcosa da correggere, ma come una parte di te. nuova o antica che aspetta di essere vista e leggittimata.

Se ti senti cosi prova a respirare lentamente e stimolare lo sbadiglio. Se ne hai la possibilità trascorri del tempo in natura o contatta una persona a te cara.

Annarita Bavaro

La saggezza del corpo: Defluvium Capillorum "I miei capelli cadevano a ciocche, mentre io tentavo in ogni modo di rimane...
03/04/2026

La saggezza del corpo: Defluvium Capillorum

"I miei capelli cadevano a ciocche, mentre io tentavo in ogni modo di rimanere in piedi"

Quante volte ho ascoltato questa frase durante le sedute....

Ci sono dolori che non si vedono, ma che il corpo racconta comunque.

Il defluvium capillorum – quella caduta improvvisa e spesso diffusa dei capelli – non è sempre solo una questione dermatologica. A volte è una lingua silenziosa con cui il corpo traduce ciò che la mente fatica a dire: lutti non elaborati, stress emotivo cronico, relazioni logoranti come quelle segnate da dinamiche narcisistiche.

Quando perdiamo qualcuno, o qualcosa di profondamente significativo, non perdiamo solo una presenza esterna. Perdiamo un equilibrio interno. Il sistema nervoso entra in uno stato di allerta prolungata, il cortisolo si alza, e il corpo inizia a “tagliare” ciò che non è essenziale alla sopravvivenza immediata. I capelli, simbolicamente e biologicamente, diventano sacrificabili.

Ma c’è anche una dimensione più sottile, più psicologica. Nei contesti di abuso narcisistico, ad esempio, la persona vive spesso una lenta erosione del senso di sé: svalutazione, gaslighting, ipercontrollo emotivo. È un’esperienza che consuma, che disorienta, che lascia senza radici. E proprio le radici – quelle dei capelli – sembrano risentirne.

Il defluvium, in questi casi, può essere letto come una manifestazione di perdita: perdita di sicurezza, di identità, di continuità. È come se il corpo dicesse: “Non riesco più a trattenere”.

Eppure, dentro questa esperienza c’è anche un movimento possibile di ritorno. Così come i capelli possono cadere in una fase di crisi, possono anche ricrescere quando il sistema ritrova equilibrio. Questo richiede tempo, ma soprattutto richiede ascolto.

Non basta “curare i capelli”. Occorre prendersi cura della storia che li ha fatti cadere.

Dare spazio al lutto. Riconoscere lo stress. Uscire, quando possibile, da dinamiche relazionali tossiche. Ricostruire un senso di sicurezza interna. In altre parole: tornare a sé.

Perché a volte guarire significa proprio questo: rimettere radici, dentro.

Annarita Bavaro

Immagine IA

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03/04/2026

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Praticare EMDR in gruppo, permette la rielaborazione di memorie traumatiche e dolorose, anche senza parlare. Tramite un ...
02/04/2026

Praticare EMDR in gruppo, permette la rielaborazione di memorie traumatiche e dolorose, anche senza parlare. Tramite un protocollo specifico è possibile rielaborare ricordi disturbanti e scegliere se condividere dei passaggi con il gruppo oppure no.

Si ottengono gli stessi benefici delle sessioni individuali ad un costo vantaggioso e beneficando della potenza del gruppo.

Propongo:

1 RELAZIONI: Venerdì alterni dalle 19.00 alle 20.30 - Rielaborazione dei momenti peggiori delle relazioni in generale o di una in particolare.

2 VIOLENZA OSTETRICA: Lunedì alterni dalle 15.00 alle 16.30 - Rielaborazione di pratiche traumatiche durante il parto.

Su richiesta è possibile rielaborare lutti familiari, eventi traumatici nell'ambito della coppia, trigger dei genitori rispetto ai propri figli... per qualsiasi domanda contattami.

Se lo ritieni giusto, condividi questo post sui tuoi social o con le persone che potrebbero essere interessate.

Grazie ❣️

02/04/2026

I genitori anaffettivi puntano tutto sulle prestazioni, risultati, peso, stipendio, attività mentale, posizione sociale, casa, pulizie, ordine...
In pratica su tutto ciò che può essere quantificabile.
Proprio perchè non possono accedere alla loro parte emotiva a causa della loro storia non elaborata, di conseguenza ignorano e mortificano il mondo emotivo dei figli.
Costringendoli ad inseguire una perfezione estenuante...per essere apprezzati.

E' cosi che spesso si creano carriere brillanti...e persone piene di rabbia e tristezza, ma soprattutto problemi di salute ricorrenti o cronici.

I figli non sono responsabili della felicità dei genitori, soprattutto se il prezzo da pagare è rinunciare alla propria.

Annarita Bavaro

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