Studio di Psicoterapia Avellino

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05/05/2026

📍𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗣𝗲𝗱𝗼𝗳𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗣𝗲𝗱𝗼𝗽𝗼𝗿𝗻𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 - 𝟬𝟱 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲

La tutela dei minori non è solo un imperativo morale. È una 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮. Si costruisce con la formazione, si esercita con il metodo, si sostiene con reti professionali solide.

È a partire da questa consapevolezza che le psicologhe e gli psicologi — nei contesti educativi, sanitari, giuridici e sociali — esercitano una 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮: riconoscere i segnali indiretti con cui i bambini comunicano ciò che non riescono a dire a parole. Cambiamenti comportamentali, regressioni, sintomi somatici, narrazioni frammentate e, sempre più, il modo in cui si rapportano ai dispositivi, alle immagini, alla propria 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲.

La pedopornografia non è un fenomeno separato dall'abuso: ne è spesso la traccia persistente, la sua forma più difficile da cancellare. Ogni immagine che ritrae un minore in modo sessualmente esplicito 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝗯𝘂𝘀𝗼 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲 𝘀𝘂 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲 — e continua a recare danno ogni volta che viene condivisa, scaricata, vista.

Per questo la nostra competenza professionale si esercita anche sul piano della 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲: lavorare con genitori, insegnanti e ragazzi sulla consapevolezza del valore dell'immagine, sul significato del consenso, sulla permanenza di ciò che viene pubblicato o inviato.
Quello che appare innocuo può diventare, senza che nessuno se ne accorga, parte di una catena di sfruttamento.

Oggi l'Ordine Psicologi Regione Campania riafferma l'importanza di investire nella formazione specialistica di chi lavora a contatto con l'infanzia e l'adolescenza, nel rafforzamento delle reti multi-professionali e nella cultura della segnalazione consapevole — strumento di tutela, non di giudizio affrettato.

Il riconoscimento precoce infatti non è intuizione: è formazione, supervisione, protocollo. È il frutto di 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗴𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮.

Perché 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗶 𝗻𝗲𝘂𝘁𝗿𝗼. E ogni professionista che sa leggere quel silenzio può fare la differenza.

04/05/2026
04/05/2026

Divulgare notizie menzognere che riguardano un’altra persona costituisce sempre il reato di diffamazione?

04/05/2026

"La malattia mentale, ancora oggi, non viene percepita come una malattia “come le altre”.
E non è un problema di scienza. È un problema di cultura.
Se vieni ricoverato in cardiologia, la gente pensa al cuore: un organo, un muscolo, qualcosa di concreto, visibile, “nobile”.
Se vieni ricoverato in psichiatria, la gente — spesso — non pensa al cervello.
Pensa alla persona. Alla sua identità. Al suo modo di essere.
E lì scatta la paura.
Perché il disturbo mentale mette in discussione qualcosa che ci illude di essere stabile:il controllo, la razionalità, la normalità.
E allora succede questo:
“Non lo dire”
“Tienilo per te”
“Gli altri non capirebbero”
Non è protezione.
È stigma travestito da protezione.
Dal punto di vista scientifico, questa differenza non ha senso.
Il cervello è un organo esattamente come il cuore.
Un’alterazione dei neurotrasmettitori, dei circuiti limbici, della corteccia prefrontale… è biologia, non debolezza.
Eppure il pregiudizio resiste per tre motivi principali:
1. Paura dell’imprevedibilità
Le persone temono ciò che non capiscono.
Un infarto ha un protocollo.
Una crisi psicotica spaventa perché rompe gli schemi.
2. Sovrapposizione tra malattia e identità
Se hai una bronchite, hai una malattia.
Se hai una depressione, per molti sei la malattia.
Ed è qui l’errore più grande.
3. Retaggi culturali e storici
Per decenni la psichiatria è stata associata a isolamento, manicomi, vergogna.
Anche se oggi è cambiato tutto, quella memoria collettiva è ancora viva.
Nei reparti di psichiatria ci sono persone che soffrono,che lottano,che cercano di rimettere insieme i pezzi.
Esattamente come in cardiologia.
La differenza è solo nello sguardo di chi sta fuori.
E forse il punto è proprio questo:
finché continueremo a dire “nascondilo”,
continueremo a rendere invisibile qualcosa che invece ha bisogno di essere visto, riconosciuto, curato.
E sai qual è il paradosso più grande?
Che quando qualcuno trova il coraggio di dirlo…spesso libera anche gli altri.
Perché la malattia mentale non è rara.
È solo silenziosa."

04/05/2026

Un grazie alla Commissaria, tanti sindaci si sono susseguiti con nessuno risultato , in breve tempo e senza interferenze lei ce l ha fatta

29/04/2026

L'ansia è una compagna silenziosa che spesso non ci accorgiamo di avere finché non diventa troppo pesante da portare.
Molte volte è un segno, un campanello d'allarme che ci segnala che qualcosa non va, che stiamo vivendo sotto una pressione che ci impedisce di essere veramente noi stessi.
È una reazione naturale del corpo a situazioni di stress, ma quando questa ansia diventa eccessiva e invadente, diventa una barriera, una prigione invisibile che ci impedisce di vivere con serenità.
Quando l'ansia diventa patologica, ci sembra di non poter fare un passo senza sentirci sopraffatti, ma quando impariamo a gestirla e a comprenderla, quella stessa ansia può perdere il suo potere su di noi.
Un percorso psicologico non è solo un percorso di cura, ma un viaggio che ci aiuta a riconoscere il nostro vero sé, a fare pace con le nostre emozioni e a trovare dentro di noi le risorse per affrontare le sfide della vita.

28/04/2026

🔴 Sindrome di Stoccolma: perché ci si lega a chi ferisce

La sindrome di Stoccolma è un fenomeno psicologico complesso, spesso difficile da
comprendere dall’esterno. Quando una persona resta legata a qualcuno che la ferisce, la controlla o la manipola, chi osserva tende a chiedersi: “Perché non se ne va?”
“Perché lo difende?”
“Perché continua a cercarlo?”
La risposta non è mai banale.
In molti casi non si tratta di amore nel senso sano del termine, ma di un legame costruito su paura, dipendenza emotiva, bisogno di protezione e confusione. La persona ferita può arrivare a percepire chi le fa male anche come unica fonte possibile di sollievo, attenzione o sicurezza.
Capire questo meccanismo è importante per evitare giudizi superficiali.
Chi vive una relazione dolorosa non resta perché “vuole soffrire”, ma perché dentro quel rapporto
possono attivarsi dinamiche profonde, spesso legate alla sopravvivenza emotiva.

🔺Che cos’è la sindrome di Stoccolma

Con il termine sindrome di Stoccolma si indica una condizione in cui una vittima sviluppa
un legame emotivo verso una persona che la tiene in una posizione di paura, dipendenza o controllo. Il termine nasce in riferimento a situazioni estreme, come sequestri o prigionia, ma oggi viene spesso usato anche per descrivere alcune dinamiche relazionali segnate da abuso, manipolazione o forte squilibrio di potere.
In questi contesti, la mente può mettere in atto meccanismi di adattamento.
Se la persona che ferisce è anche quella da cui dipende un gesto di tregua, una parola gentile
o un momento di calma, la vittima può iniziare ad attribuire grande valore a quei piccoli segnali positivi. Quello che dall’esterno sembra attaccamento irrazionale, dall’interno può essere vissuto come un modo per sentirsi meno in pericolo.
Non è una scelta pienamente libera o
consapevole, ma una risposta psicologica a una situazione percepita come difficile da gestire.

🔺Perché ci si lega a chi fa male

Uno dei fattori più importanti è l’alternanza tra dolore e sollievo. In molte relazioni
tossiche non c’è solo aggressività, freddezza o svalutazione. Ci sono anche momenti di
dolcezza, promesse, scuse, vicinanza e apparente cambiamento.Questa alternanza può creare un legame molto intenso.
La persona non resta soltanto per ciò che riceve davvero, ma per ciò che spera di ricevere di nuovo. Rimane agganciata all’idea che l’altro possa tornare affettuoso, presente o premuroso come in
certi momenti o come all’inizio della relazione.
La mente cerca di dare un senso al dolore. Ammettere che una persona amata stia
facendo male può essere molto difficile. Per questo possono nascere giustificazioni
come: “Sta attraversando un periodo difficile”
“non voleva davvero”
“in fondo mi ama”
“forse sono io che devo capirlo di più”
Questi pensieri non indicano debolezza. Spesso sono tentativi di proteggersi da una
verità emotivamente troppo dolorosa.

🔺Il ruolo di paura, colpa e dipendenza emotiva

Quando un legame è segnato da controllo o manipolazione, la persona ferita può perdere progressivamente fiducia in sé stessa.
Può iniziare a dubitare delle proprie emozioni, dei propri confini e della propria capacità di giudicare ciò che sta vivendo.
La paura ha un peso centrale.
Paura di essere lasciati, paura della reazione dell’altro,
paura di restare soli, paura di non riuscire a ricostruire la propria vita.
A questa si aggiunge spesso il senso di colpa: “Forse ho sbagliato io”
“forse sono troppo sensibile”
“forse se cambiassi qualcosa, anche l’altro cambierebbe”.
In questo modo il legame può diventare sempre più stretto, anche se provoca sofferenza.
Chi ferisce diventa anche chi può concedere calma, approvazione o rassicurazione. La persona finisce quindi per cercare conforto proprio da chi ha
contribuito a creare il dolore.
È questo uno degli aspetti più complessi della sindrome di Stoccolma e, più in generale,
dei legami traumatici, ovvero non si resta necessariamente perché si sta bene, ma perché l’idea di separarsi può sembrare ancora più spaventosa del restare.

🔺Come riconoscere il legame e iniziare a uscirne

Riconoscere una dinamica di questo tipo non significa smettere subito di provare
qualcosa. Il legame emotivo può restare anche quando si capisce che fa male. Per questo il primo passo non è giudicarsi, ma iniziare a osservare la relazione con più lucidità.

🔺Alcune domande possono aiutare: questa relazione mi fa sentire libero o costantemente
in allerta? Posso esprimere ciò che provo senza paura? Mi sento rispettato o devo giustificare continuamente il comportamento dell’altro? Sto scegliendo davvero di restare o ho paura di cosa accadrebbe se me ne andassi?
Quando una relazione genera confusione, ansia e senso di colpa costante, è importante non restare soli. Parlare con una persona fidata o con un professionista può aiutare a recuperare chiarezza, sicurezza e confini personali.
Legarsi a chi ferisce non significa essere sbagliati. Significa che dentro quel rapporto si è creato un meccanismo doloroso, in cui il bisogno di amore può confondersi con il bisogno di sopravvivere emotivamente.
Capirlo è il primo passo per tornare a proteggersi e scegliere relazioni più sane.

🌍 giuseppinaliberati.it

28/04/2026

👷‍♀️𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗦𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 - 𝟮𝟴 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲

Quest'anno la 𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙩𝙖 𝙈𝙤𝙣𝙙𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝙎𝙖𝙡𝙪𝙩𝙚 𝙚 𝙡𝙖 𝙎𝙞𝙘𝙪𝙧𝙚𝙯𝙯𝙖 𝙨𝙪𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤 pone al centro una dimensione troppo spesso sottovalutata: il 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶.

Quando parliamo di 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 sul lavoro, il pensiero corre immediatamente ai pericoli fisici, chimici o biologici. Eppure esiste un'altra categoria di fattori che incide profondamente sulla qualità della vita lavorativa: quelli psicosociali. Si tratta dell'insieme di elementi legati a come le attività vengono strutturate, distribuite e coordinate all'interno delle organizzazioni: la mole di impegni richiesti, la gestione del tempo, la definizione chiara delle responsabilità, il grado di autonomia, la presenza di relazioni supportive e l'esistenza di procedure trasparenti ed eque. Se mal gestiti, questi elementi si trasformano in vere e proprie 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼, compromettendo non solo il rendimento professionale, ma anche l'equilibrio psicologico delle persone.

Stress, burnout, ansia, difficoltà relazionali e gestionali sono conseguenze sempre più diffuse che richiedono 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗶𝗿𝗮𝘁𝗶 e 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲.

Come Ordine Psicologi Regione Campania ribadiamo 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 nei processi di valutazione, prevenzione dei rischi psicosociali e promozione del benessere nei luoghi di lavoro. La psicologia del lavoro e delle organizzazioni offre un contributo fondamentale: attraverso strumenti di analisi, interventi mirati e azioni di sensibilizzazione, può supportare aziende e istituzioni nel creare condizioni che favoriscano la prevenzione del rischio e lo sviluppo di contesti di lavoro più sani, sostenibili e generativi.

Il 28 aprile è un'opportunità per rafforzare una 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝗱𝗮 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, riconoscendola come parte integrante della tutela della salute delle persone e della qualità delle organizzazioni.

26/04/2026

"Uno dei sintomi dell'approssimarsi di un esaurimento nervoso è la convinzione che il proprio lavoro sia terribilmente importante e che prendersi una vacanza porterebbe ogni tipo di disastro. Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che ritengono importante il proprio lavoro. L'esaurimento nervoso che sembra essere prodotto dal lavoro è, in realtà, in tutti i casi che ho conosciuto personalmente, prodotto da qualche problema emotivo da cui il paziente cerca di sfuggire attraverso il suo lavoro. Egli è restio ad abbandonare il suo lavoro perché, se lo fa, non avrà più nulla che lo distragga dai pensieri della sua disgrazia, qualunque essa sia."

[Bertrand Russell - "La conquista della felicità"]

26/04/2026

Anche un tocco al seno fulmineo e senza consenso è violenza sessuale. Il Tribunale di Ferrara chiarisce quando scatta l’attenuante per la gravità.

26/04/2026

Una diagnosi di depressione del medico di base tutela il dipendente anche se svolge attività all’aperto. La Cassazione impone prove scientifiche.

Indirizzo

Via Sottotenente Giovanni Iannaccone, 3/A
Avellino
83100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 12:00

Telefono

0825782621

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