28/04/2026
La presenza non cambia il tempo: lo abita.
In stanza di terapia osservo spesso come il tempo venga vissuto come una corsa, qualcosa da attraversare velocemente, da risolvere, da mettere a posto.
Eppure, ciò che considero più trasformativo è la possibilità di un’altra esperienza: quella di restare.
Per me, abitare il proprio tempo significa questo: sostenere la presenza mentre qualcosa accade, senza anticiparlo e senza forzarlo.
Significa dare spazio a ciò che emerge, anche quando è confuso, anche quando non è immediatamente dicibile.
E ogni volta che questo diventa possibile, il tempo smette di essere una pressione e diventa un luogo in cui qualcosa può finalmente trovare forma.
A chi arriva in terapia con la sensazione di essere sempre “in ritardo” rispetto a sé, vorrei poter dire che non c’è un tempo giusto da raggiungere. Solo un tempo proprio da abitare, con gradualità e presenza.
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