11/04/2026
𝗧𝘂𝗺𝗼𝗿𝗶, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 “𝗺𝗼𝘁𝗼𝗿𝗲” 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀: 𝗼𝗿𝗮 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮
𝗗𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 “𝗰𝗮𝘀𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗲𝘃𝗼𝗹𝘂𝘁𝗶𝘃𝗮”: 𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗼𝗽𝗹𝗮𝘀𝗶𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗹𝗶𝗻𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗲𝗹𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘁𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗶 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗡𝗔. 𝗜𝗹 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗼𝗰𝗲 𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗶𝗿𝗮𝘁𝗶.
Il cancro non nasce all’improvviso. Cresce piano, in silenzio, anche per anni. Poi, a un certo punto, accelera. Ed è proprio lì che diventa più pericoloso.
Uno studio dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli, insieme alla Vanvitelli, alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e alle Università di Messina e di Salerno, pubblicato sul Journal of Translational Medicine (https://link.springer.com/article/10.1186/s12967-026-07869-w), spiega cosa succede in quel momento chiave. E lo fa con un’immagine semplice: un “motore” che si accende.
Secondo l’oncologo del Pascale, Alessandro Ottaiano, prima firma dello studio multicentrico, il tumore attraversa prima una fase lunga e silenziosa. Le cellule accumulano piccoli errori nel DNA, le cosiddette mutazioni, ma senza effetti visibili. In questa fase l’organismo riesce ancora a riparare i danni.
Poi però qualcosa cambia.
Quando i sistemi che aggiustano il DNA iniziano a funzionare meno, l’equilibrio si rompe. È lì che si accende il “motore”: le cellule tumorali diventano più aggressive, crescono più in fretta e prendono il sopravvento.
Le possibili ricadute di questa teoria sono importanti. Capire quando il tumore passa dalla fase silenziosa a quella aggressiva può aiutare i medici a intervenire prima e in modo più mirato. L’integrazione tra analisi genetiche e intelligenza artificiale, inoltre, può permettere di prevedere l’evoluzione della malattia e scegliere terapie sempre più personalizzate. L’obiettivo, in prospettiva, è cambiare approccio: non solo eliminare le cellule tumorali, ma bloccare il “motore” che le rende più aggressive, cercando di rallentare o fermare la progressione della malattia.
Non è una rivoluzione immediata, ma un cambio di prospettiva sì: non solo combattere il tumore, ma impedirgli di accelerare.