Psicologa Psicoterapeuta Valentina Seghini

Psicologa Psicoterapeuta Valentina Seghini Studio di Psicologia Clinica, Psicodiagnosi, Psicoterapia, Analisi Transazionale, Psicotraumatologia

- Visita psicologica.
- Consulenze e colloqui psicologico-clinici.
- Valutazione psicodiagnostica.
- Psicoterapia, individuale, di coppia e di gruppo.
- Valutazione e riabilitazione neuropsicologica (demenze, disturbi della memoria, agnosie, aprassie, linguaggio).
- Progettazione sociale.
- Psicologia scolastica. Attività clinica:

problematiche della relazione;
problematiche dell'adolescenza;
problematiche dell'età senile;
sostegno alla genitorialità;
problematiche della coppia (separazioni, divorzi, lutti);
disturbi post-traumatici;
disturbi psicosomatici;
depressione;
ansia e attacchi di panico;
problematiche della sessualità;
identità di genere;
dipendenze patologiche (gioco d'azzardo; internet, ecc...);
disturbi alimentari;
disturbi di personalità.

23/12/2025
19/12/2025

Presenti come Clinico Emdr al congresso Usmia "Psicologia militare e civile a confronto" per la presentazione della relazione della responsabile dott.ssa Tiziana Lo Nigro che ha illustrato il modello Emdr e la sua utilità nel trattare lo stress estremo nei militari. A lavoro sempre verso nuove condivisioni ed orizzonti scientifici.

Quando qualcuno giudica invece di chiedere come stai, molto spesso non sta parlando di te, ma delle proprie proiezioni.L...
11/12/2025

Quando qualcuno giudica invece di chiedere come stai, molto spesso non sta parlando di te, ma delle proprie proiezioni.
Le persone, soprattutto quelle insicure, mettono sugli altri ciò che non riescono a tollerare di sé: la loro invidia non riconosciuta viene trasformata in una critica “per il tuo bene”; la loro insicurezza si appoggia su di te perché sei un bersaglio “facile” o comunque un punto di riferimento che risveglia qualcosa in loro.
Non chiedono "come stai" riempiono lo spazio con parole che dicono più di loro che di te.
La mente umana usa scorciatoie cognitive (bias) che possono generare giudizio:

bias di conferma: vedo in te ciò che conferma le mie paure;

bias fondamentale dell’attribuzione: interpreto il tuo comportamento come difetto personale;

illusione di trasparenza: penso di sapere cosa provi senza chiederti;

overconfidence: credo di avere il diritto di giudicare.

Tutti questi bias portano a reazioni immediate e non a domande empatiche.

👉 Tu puoi scegliere cosa tenere e cosa restituire al mittente.
👉 E soprattutto: circondarti di chi sa chiedere davvero come stai.

📍“Functional freezing” è una risposta del sistema nervoso quando percepisce una minaccia o un sovraccarico emotivo, e si...
03/12/2025

📍“Functional freezing” è una risposta del sistema nervoso quando percepisce una minaccia o un sovraccarico emotivo, e si colloca nello spettro delle reazioni fight–flight–freeze–fawn.

In alcuni casi, il functional freezing è una forma depressiva mascherata, in cui la persona appare rallentata, incapace di iniziare anche compiti semplici.

🧠 Nel functional freezing depressivo:
- il sistema nervoso conserva energia
- l’amigdala segnala minaccia o esaurimento
- la corteccia fatica a organizzare azioni
- emozioni e motivazione risultano “congelate”
È un modo del corpo per proteggersi dalla fatica emotiva cronica.

🔍 I segnali da non ignorare sono: la procrastinazione persistente, il pensiero rallentato, la perdita di iniziativa, la difficoltà a provare piacere, la sensazione di guardare la vita da fuori, la tensione interna nonostante l’immobilità.

La persona appare “ferma”, ma internamente c’è un’attività intensa.

🔎Dal punto di vista clinico è utile distinguere questo freeze funzionale da un freeze traumatico o da un ritiro depressivo classico:
qui la mente è presente, ma non riesce a convertire l’attivazione interna in gesto, decisione, azione. È come se la funzione esecutiva restasse online, ma “senza benzina”.

🧠Una parte importante dei pazienti che sperimentano functional freezing presenta caratteristiche di neurodivergenza, spesso non ancora identificate:

🔷️In ADHD, il freeze può essere un collasso del sistema attentivo, non un ritiro depressivo, anche se spesso coesistono.

🔷️Nel profilo autistico il freeze può essere una risposta del sistema a input eccessivi, più che una perdita di motivazione.

🔷️Nei profili misti (AuDHD, tratti subclinici) il Functional Freezing diventa un punto di incontro: sovraccarico + disorganizzazione + difficoltà di autoregolazione → immobilità funzionale.

👁🪡🫂🌿Nel lavoro terapeutico, riconoscere il functional freezing significa: validare il blocco come risposta del sistema nervoso, lavorare sulla regolazione emotiva e sulla riduzione dell’ipercontrollo, reinserire micro-comportamenti che riattivano l’azione, integrare aspetti depressivi, cognitivi e somatici, valutare se necessario supporto farmacologico.

“Ci sono amori che non finiscono: finiscono le storie, non i legami.”Qualche giorno fa in seduta una paziente mi ha dett...
28/11/2025

“Ci sono amori che non finiscono: finiscono le storie, non i legami.”

Qualche giorno fa in seduta una paziente mi ha detto, quasi scusandosi:
“È passato tanto… ma una parte di me lo ama ancora. È normale?”

Ho risposto che sì, è profondamente umano.

In psicologia sappiamo che esistono legami che non si esauriscono con la rottura, perché non erano solo relazioni: erano esperienze formative, pezzi di identità, prime volte emotive, luoghi interni che continuano a vivere anche quando nella realtà tutto è cambiato.

Questi “amori eterni” non sono sempre una patologia, come molti temono.
Sono tracce mnestiche, affettive e corporee che restano nei nostri sistemi di memoria emotiva.
Non chiedono per forza di tornare, nè è fetto che siano stati "sani": a volte chiedono solo di essere riconosciuti, integrati, lasciati andare senza rinnegarli.

In terapia lavoriamo proprio su questo: distinguere il sentimento dal bisogno, capire cosa quell’amore rappresenta oggi, permettere al passato di restare passato, al presente di trovare spazio senza competere con ciò che è stato.

Guarire non significa cancellare,
ma imparare a convivere con ciò che continua a esistere dentro di noi.

✨ Ti è mai capitato di portare con te un amore che, pur finito, continua a vivere in qualche modo?

24/11/2025

"Giovedì 27 a Palermo incontriamo l'autrice Marina Balbo, con il suo libro 'La cura dei ricordi' per scoprire come l’EMDR possa trasformare il dolore del passato in consapevolezza e nuova vita. Un percorso di cura psicologica profondo e toccante per affrontare e liberarsi dai traumi sepolti nella nostra mente."

🌿 Sessualità e calo del desiderio:Il calo del desiderio sessuale è un fenomeno molto più complesso di quanto spesso si c...
22/11/2025

🌿 Sessualità e calo del desiderio:

Il calo del desiderio sessuale è un fenomeno molto più complesso di quanto spesso si creda. Eppure, culturalmente, tende ancora a essere attribuito alla donna: “sei tu che non hai voglia”, “sei tu che sei cambiata”, come se la responsabilità del desiderio fosse un dovere femminile da garantire.

In realtà, il desiderio è un sistema neuro-psico-biologico che coinvolge:

🔹 1. Il cervello del desiderio: l’insula

L’insula, una regione profonda del cervello, svolge un ruolo fondamentale nell’integrazione tra corpo, emozioni e eccitazione. È coinvolta nel modo in cui percepiamo segnali interni come il battito cardiaco, l’eccitazione fisica e la connessione emotiva. Quando siamo stressate, in ansia, ipervigilanti o affaticate, l’insula riduce la sua responsività: il corpo può entrare in modalità sopravvivenza, non in modalità desiderio.

🔹 2. Ormoni e desiderio: un equilibrio delicato

Il desiderio sessuale è influenzato da diversi fattori ormonali:

Testosterone (anche nelle donne) → contribuisce alla spinta del desiderio.

Estrogeni → modulano la lubrificazione, l’eccitazione e la connessione emotiva.

Cortisolo → se troppo alto, inibisce il desiderio.

Prolattina → può aumentare in periodi di stress o dopo la gravidanza e abbassare la libido.

Questi cambiamenti non dipendono dalla volontà: non è possibile “decidere” di avere più desiderio.

🔹 3. Componenti depressive e calo del desiderio

I sintomi depressivi incidono profondamente sulla sessualità.

In particolare, la depressione “disattiva” i circuiti dopaminergici, fondamentali per motivazione, ricerca di piacere e desiderio.

🔹 4. La trappola della colpa femminile

Attribuire il calo del desiderio alla donna significa ignorare: la complessità neurobiologica, la distribuzione dei carichi mentali, la pressione emotiva e relazionale, il contesto psicologico, la qualità del legame.

💚Il desiderio si può recuperare
con terapia, educazione sessuale, regolazione emotiva e — quando serve — valutazione medica.

✨️In terapia si lavora per integrare corpo, mente e relazione, restituendo al desiderio spazio, sicurezza e tempo.

Riflessione scaturita da alcune sedute di questi ultimi giorni con tematica ricorrente del vuoto e dell' ansia per il se...
19/11/2025

Riflessione scaturita da alcune sedute di questi ultimi giorni con tematica ricorrente del vuoto e dell' ansia per il sentire di non avere un "progetto di vita" ancora chiaro... per cui vorrei trasmettere ai giovani adulti che attraversano momenti di fragilità psicologica o identitaria, che si sentono sbagliati perché non hanno tutto chiaro, che il sentirsi confusi, in bilico o in ricerca non è un fallimento.
È parte di un processo di costruzione del sé che oggi è inevitabilmente complesso, fatto di pressioni, cambiamenti rapidi e richieste costanti di coerenza e lucidità.

A volte la sensazione di non distinguere cosa è “vero” da ciò che spaventa, o il sentirsi travolti da pensieri e percezioni intense, è il modo in cui la mente cerca di proteggersi da stress profondi, anche quando non riusciamo a riconoscerli.

C'è una cosa importante che spesso non vi è stata detta: non tutti possono, subito, avere un progetto di vita definito.
Per qualcuno, in certi momenti, è già molto riuscire a respirare, stare, chiedere aiuto, capire cosa si prova davvero.
In questi casi, il primo passo non è “decidere chi essere”, ma mettere insieme i pezzi... incuriosirsi a sé: osservare senza giudizio ciò che emerge, ascoltare le emozioni, notare come il corpo reagisce.

Perché molte difficoltà identitarie nascono proprio dalla distanza tra quello che pensiamo di dover essere e quello che il corpo e il sentire ci stanno dicendo.
L’integrazione passa dal ritrovare un filo tra pensieri, emozioni e sensazioni, e dal permettersi di essere in cammino, senza pretendere di avere già la meta.

A volte la cura, la crescita, la ripartenza iniziano così: non da una grande decisione, ma da un piccolo gesto di curiosità verso la propria storia.

Indirizzo

Via Imperatore Federico II, 44
Bagheria
90011

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Martedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 15:00 - 20:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00
Sabato 15:00 - 20:00

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