Dott.ssa Tiziana Di Scala Psicologa Psicoterapeuta - Ischia

Dott.ssa Tiziana Di Scala Psicologa Psicoterapeuta - Ischia Psicologa Psicoterapeuta cognitivo comportamentale.Ischia (NA) Psicologa ad orientamento cognitivo comportamentale a Ischia (NA)

Molte persone non vanno in terapia perché temono di trovare nello psicologo una figura simile a quelle con le quali si c...
09/12/2021

Molte persone non vanno in terapia perché temono di trovare nello psicologo una figura simile a quelle con le quali si confrontano ogni giorno. Hanno paura che lo psicologo sia un coach, un trainer, che li spinga semplicemente a mettersi alla prova e a buttarsi.
Io lo chiamo "approccio alla Gianni Morandi". Dire al paziente semplicemente "DAI CHE CE LA FAI", può essere un'esperienza devastante. È una vita che glielo dicono tutti. Genitori, insegnanti, sorelle, fratelli, amici, sconosciuti. È circondato da persone che banalmente gli ripetono "DAJEEE TUTTAAA, SPACCA TUTTOH! VAI BOMBER! BUTTATIII, MA COSA CI PERDI?? NIENTEEE! DEVI ESSERE CORAGGIOSOH! DAI CHE CE LA FAIII!" ".

Tanto, alla fine, se ti fai male cazzi tuoi, sai a me che me ne fotte.

Esistono cose che noi, semplicemente, non riusciamo a fare. Perlomeno adesso. Questo vale per tutti, anche per noi terapeuti. Ed è terapeutico per il paziente anche sapere che può non farcela. Sarà il lui, a tempo debito, a tentare cose che prima non aveva fatto.

Il compito del terapeuta è portare il paziente ad essere più consapevole del perché di questo blocco. Ne capirà l'origine e la funzione protettiva. Scoprirà anche che, oggi, questa funzione protettiva si è persa e che alcuni comportamenti continua a metterli in atto come un automatismo.

Detto ciò, lui può continuare a non fare nulla. Il terapeuta comprende, supporta e moderatamente incoraggia, rispettando i tempi e le paure della persona, senza mai fare il Gianni Morandi della situazione.

Tutto va contestualizzato: una spintarella può essere fondamentale in un certo momento della terapia, rovinosa in altri.

La mia esperienza personale è che a volte il paziente fa tutto da solo, a tempo debito.

Ricordate: il cambiamento è come il Natale, quando arriva, arriva.

Servirà una doppia seduta.
21/08/2021

Servirà una doppia seduta.

«E’ difficile non misurarsi con quello che gli altri pensano di te, tra internet e social media. Voglio star bene. Ho tu...
28/07/2021

«E’ difficile non misurarsi con quello che gli altri pensano di te, tra internet e social media. Voglio star bene. Ho tutti addosso. Voglio uscire da qui sulle mie gambe, non su una sedia a rotelle.
Non mi sono mai sentita così prima di una competizione e non potevo rovinare la gara delle mie compagne. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa… e lì ci sono démoni con cui devo confrontarmi. Per questo mi sono fermata.
Non ho la fiducia in me stessa che avevo una volta. Non so se è l’età che avanza o la fatica della ginnastica. So che non mi diverto più come negli anni belli. Qual è adesso il mio obiettivo? Pensare a star bene. La vita vale più dello sport».

Simone Biles sfida un tabù, quello della salute mentale, di cui ancora si parla troppo poco. Sceglie di non nascondersi dietro una bugia. Niente generici problemi di salute non meglio definiti.
"Mi sento il peso del mondo addosso".
Simone si ferma perché è umana, perché anche i campioni a volte si spezzano e devono prendersi cura di se stessi.
Come succede anche a noi, come succede a tutti.

Le Olimpiadi ci offrono tante storie: tristi, felici, commoventi, di rinascita, di successo. Ma sono storie da cui trapela tutta l'umanità degli atleti. Paura, vergogna, ansia, delusione, senso di colpa, felicità, voglia di rimettersi in gioco, ma anche coraggio di ritirarsi, per poi magari tornare.

Vedo intorno a me troppo troppo odio per i nostri corpi. Osservati, scrutati, scansionati pezzo per pezzo alla ricerca d...
04/07/2021

Vedo intorno a me troppo troppo odio per i nostri corpi. Osservati, scrutati, scansionati pezzo per pezzo alla ricerca del difetto. Giudicati, insultati, offesi, disprezzati. Fonte di disgusto e odio.

Tutto viene fatto nella più totale inconsapevolezza. Automaticamente diciamo "non posso mettere questa gonna perché ho le gambe grosse" come se ci fosse di base qualcosa che non va nell'averle grosse (o meglio, nel non averle sottili). Abbiamo talmente interiorizzato gli standard estetici culturalmente proposti (irraggiungibili, per la cronaca) da non riuscire neppure più a vederli. Sono realtà. Non vanno nemmeno spiegati. Non ci interroghiamo nemmeno più sul perché stiamo odiando quella parte del nostro corpo che non ha niente che non va. Anzi, restiamo sbalorditi nel momento in cui qualcuno ce lo fa notare e ci dice che POSSIAMO NON ODIARE I NOSTRI CORPI. Possiamo lasciarli così come sono e non cambiarli.

Fat Shame - Lo Stigma del Corpo Grassodi Amy Erdman FarrellFat Shame è il primo saggio sulla grassofobia ad uscire in It...
04/07/2021

Fat Shame - Lo Stigma del Corpo Grasso
di Amy Erdman Farrell

Fat Shame è il primo saggio sulla grassofobia ad uscire in Italia. La Farrell mostra come dietro allo stigma del corpo grasso ci siano pregiudizi che associano il grasso alla pigrizia, alla mancanza di autocontrollo, alla stupidità e alla mancanza di volontà. Tali pregiudizi sono oggi parzialmente camuffati dietro una preoccupazione per la salute e per i rischi legati all'obesità. La Farrell mostra come in realtà questi fenomeni siano precedenti alla scoperta dei rischi sulla salute del peso eccessivo, e siano legati maggiormente alla discriminazione razziale, di genere e di classe. Esiste un'immagine del "corpo civile", l'unico giusto e meritevole di accedere alle risorse, ai diritti politici e al potere.
L'attenzione ai pericoli del grasso procede in assenza di una parallela attenzione ai rischi legati alle discriminazioni, come ad esempio quelli sulla salute mentale e fisica. Trascuriamo come i messaggi che ogni giorno ci bombardano influenzino le esperienze di vita delle persone grasse.
Persone grasse che chiedono un trattamento dignitoso, il diritto a non essere continuamente giudicate e istruite, rivendicano il proprio diritto ad essere ciò che sono (in questo senso si è sviluppato il movimento del Fat Activism).

Fat Shame è una lettura che consiglio a tutti. Come dice Maura Gongitano, "il nostro corpo dovrebbe essere un territorio di libertà, scoperta e autodeterminazione, ma la società in cui viviamo stabilisce canoni e misure che portano a considerarlo semplicemente giusto e normale oppure. Se il nostro corpo non è conforme, la società ci fa capire che abbiamo qualcosa che non va, qualcosa di cui dovremmo vergognarci e cercare di cambiare a tutti i costi. Fat shame è il primo saggio sulla grassofobia a uscire in Italia, e ha quindi il compito di aprire una riflessione, spiegando l'origine di questa cultura, mostrando quanto siano profondi pregiudizi nei confronti delle persone grasse e spingendo a cambiare finalmente lo sguardo sul proprio corpo e su quello degli altri"




"Vigilanza, acquiescenza, sospettosità paranoide, manipolazione, ingannevolezza, seduttività; ma anche psicopatia, intim...
02/07/2021

"Vigilanza, acquiescenza, sospettosità paranoide, manipolazione, ingannevolezza, seduttività; ma anche psicopatia, intimidazione, induzione di sensi di colpa, autosufficienza, incapsulamento, ritiro nella fantasia, pseudomaturità, conformismo, amnesia, depersonalizzazione, esperienze extracorporee, stati di trance, compulsività, abuso di sostanze, possono essere interpretati tutti come rappresentanti della ampia gamma di soluzioni di cui dispone l'individuo per affrontare l'ombra dello tsunami e conservare un fragile senso di continuità per personale - o la salute mentale stessa, nei casi più estremi. (...) L'elaborazione di un trauma precoce è fondamentalmente relazionale: non libera il paziente da quello che gli è stato fatto nel passato, ma da quello che deve fare a se stesso e ai altri al fine di convivere con quello che gli è stato fatto nel passato. Per questo motivo è nella relazione che questa dissociazione tra stati del se viene mantenuta, e non è possibile abbandonare l'uso difensivo senza l'aiuto di una persona in grado di riconoscere gli "effetti relazionali" della dissociazione".

Bromberg "L'ombra dello tsunami"

"Dice Bromberg, per la mente prigioniera di processi dissociativi il "passato", o "passato traumatico", smette di esiste...
24/06/2021

"Dice Bromberg, per la mente prigioniera di processi dissociativi il "passato", o "passato traumatico", smette di esistere come esperienza interna:la sensazione di paura continua ad essere sentita come reale, e viene percepita non come quello che è accaduto, ma come un'aspettativa di ciò potrebbe accadere o che sta accadendo. Il risultato è la necessità di stare sempre all'erta per un pericolo che si sta per presentare, piuttosto che per il ricordo di un pericolo. È la continua minaccia di soccombere al flusso di affetti disregolati, insieme alla necessità di controllarli, che descrive l'ombra dello tsunami"

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L'ombra dello tsunami, P. Bromberg

Prova de che??Ogni anno ritorna, puntuale come un tormentone di Alvaro Soler, la cara vecchia prova costume.Proposta da ...
13/06/2021

Prova de che??

Ogni anno ritorna, puntuale come un tormentone di Alvaro Soler, la cara vecchia prova costume.
Proposta da riviste, TV, social e praticamente quasi da chiunque come una NECESSITÀ, la prova costume ci spinge ad osservare i nostri corpi alla ricerca del DIFETTO, che ha come unico effetto finale quello di farci sentire inadeguati.

Se Joel, in "Se mi lasci ti cancello", aveva detto che San Valentino è una festa inventata dai fabbricanti di cartoline d'auguri per far sentire di m***a le persone, così la prova costume è un'invenzione sociale fatta per far sentire di m***a le persone.

La diet culture ci ha spinto nei decenni a focalizzarci sempre di più su ciò che non va nei nostri corpi, insegnandoci che caratteristiche assolutamente normali e sane sono in realtà elementi da modificare. La prova costume, inoltre, ci spinge ad affrettarci a perdere peso, come se il problema fosse il MOSTRARE il nostro corpo in spiaggia così com'è.

Da CENT'ANNI sappiamo che uno stile di vita attivo TUTTO L'ANNO, tanto movimento e un'alimentazione bilanciata (pianificata magari da un bravo nutrizionista) sono tra i principali pilastri della nostra salute. Davvero c'è chi non lo sa o lo nega?
C'è chi nega che l'obesità rappresentanti un problema di salute?
Il problema è che la diet culture va OLTRE il bisogno di mantenere il corpo in salute, anzi: spesso si nasconde subdolamente dietro un falso ideale di salute. Non si spiegherebbe altrimenti il vissuto di vergogna, di disgusto per il nostro corpo, di terrore del giudizio che si accompagna frequentemente alla scelta di fare una dieta.

La prova costume, insegnandoci che c'è un test da superare per i nostri corpi, danneggia la salute sia fisica che psicologica. Gioca sulle nostre insicurezze, ci insegna che facciamo bene a vergognarci, che è giusto farlo.

Questa non è salute.
È una questione estetica.
È un atteggiamento tossico che va combattuto e dobbiamo iniziare noi a rifiutarci di odiare i nostri corpi.

01/06/2021

UN PO' STRESSATI?

La parola "stress" deriva dal latino strictus che significa compresso, stretto, serrato. È diventata una parola di uso comune a partire dagli anni '30, quando divenne oggetto di studi sistematici grazie alle ricerche di Hans Selye. Selye definì lo stress come "la risposta non specifica del corpo ad ogni richiesta, reale o percepita, effettuata su di esso".

Le richieste di cui parlava Selye sono di diversa natura. Vengono generalmente definite "stressor" e sono tutti quegli stimoli che esercitano pressione sull'organismo. Possono essere PSICOSOCIALI, quando ciò che ci stressa sono le pressioni sociali, le aspettative di status, le convenzioni sociali, le regole e le norme, l'educazione e le relazioni. A volte sono AMBIENTALI: ad esempio può stressarci l'isolamento, la lontananza o l'eccessivo affollamento della propria abitazione. Altre volte gli stressor sono COGNITIVI (pensieri, obiettivi confusi, indecisione, incapacità decisionale, mancanza di assertività).

Lo stress ha effetti deleteri sull'organismo : indebolisce le difese immunitarie, determina disturbi del sonno, gastrointestinali, malattie epidermiche, difficoltà di concentrazione, tensione muscolare.

Come possiamo intervenire?

Ovviamente, potremmo rimuovere o ridurre i fattori stressanti agendo direttamente sulla situazione stressante... Ma ciò non è sempre possibile. Di grande aiuto sono anche gli esercizi di rilassamento, tra cui il Training Autogeno e il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson. Fondamentale sarà cambiare lo stile di vita agendo sull'alimentazione, il sonno e l'attività fisica. Infine, ma essenziale, sarà un lavoro psicologico, agendo ad esempio sul perfezionismo, le capacità di comunicazione assertiva o sullo sviluppo di un atteggiamento mindful.

FERMO LÌ.Buono.⬇️⬇️⬇️⬇️A parte gli scherzi....A volte i pazienti rimuginano non solo durante le loro giornate ma anche i...
05/05/2021

FERMO LÌ.
Buono.

⬇️⬇️⬇️⬇️
A parte gli scherzi....
A volte i pazienti rimuginano non solo durante le loro giornate ma anche in terapia. Spesso diventa una sorta di automatismo: neppure si rendono conto di farlo.
Rimuginare è una strategia di coping: è il modo in cui ci illudiamo di poter gestire l'ansia, pensando di poter prevedere tutti i possibili esiti degli eventi e di prepararci a fronteggiarli quando si verificheranno. L'effetto finale è un'amplificazione del vissuto di ansia.
È importante che la preoccupazione, l'ansia, la paura del paziente venga accolta, ma al tempo stesso che la seduta non diventi la sede fissa di un co-rimuginio.

Trova il Breton. Livello medio.
02/05/2021

Trova il Breton.
Livello medio.

BASTA POCO, CH C VO'.La tentazione di liquidare la sofferenza altrui con un consiglio a volte è troppo forte e ci casco ...
02/05/2021

BASTA POCO, CH C VO'.

La tentazione di liquidare la sofferenza altrui con un consiglio a volte è troppo forte e ci casco anche io. Una persona si apre con noi confidandoci la sua difficoltà. Non trovo lavoro, sto ingrassando, i miei figli urlano continuamente e io non so che fare. Il consiglio, banale, immediato, e ovviamente completamente inutile, è manda curriculum, vai in palestra, stabilisci regole. Bell e buon tutti consulenti, personal trainer e mariemontessori.

"Basta poco, ch c vo'", diceva Giobbe Covatta (guardate un po' chi vi ho tirato fuori dal cascione! Giobbe Covatta! Ma che fine ha fatto?)

Vabbè, torniamo a noi.

Come se poi uno non c'avesse già pensato a come risolvere i suoi problemi, come se avessimo di fronte un id**ta, come se non glielo avessero già detto in mille di fare così.

Spesso, quella persona, non sa cosa farsene dell'ennesimo consiglio sempre uguale. Anzi, quel consiglio, proprio perché banale (e a volte anche giusto, per ca**tà!) lo vive come un'esperienza invalidante. Si sente fallito due volte: perché sta fallendo e perché è scemo a fallire con la soluzione al suo problema già pronta, come l'ultimo dei cretini in mezzo ad un mondo di persone che, al contrario, ce la fanno e senza difficoltà.

Peccato che dietro un'amica che non trova lavoro ci sia spesso una persona talmente sfiduciata e pietrificata dall'incertezza del futuro, che lo sa pure come si manda un curriculum, ma non ce la fa a inviarlo. Che dietro un uomo che ingrassa ci sia una persona che si butta nell'unica consolazione attualmente disponibile, il cibo, perché le altre non sono raggiungibili. Che dietro una madre che non riesce a gestire i figli ci sia una stanchezza così intensa, profonda, che anche se sa perfettamente cosa andrebbe fatto, non ha le energie per iniziare.

Spesso, quello di cui più si ha bisogno, è un'esperienza di autentica comprensione.

"Ti capisco. So come ci si sente. Può succedere. Non è facile. Posso aiutarti in qualche modo?"

Oggi più che mai ci vogliono meno giudizi, consigli spiccioli e sollecitazioni, e più empatia, comprensione e offerta di aiuto.

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Barano D'Ischia
80070

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