Dott.ssa Silvia Petruzzelli - Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Silvia Petruzzelli - Biologa Nutrizionista Laurea specialistica in scienze della nutrizione umana. Master II livello in nutrizione clinica per il Microbiota. Ciao a Tutti e benvenuti nella mia pagina!

Si occupa di nutrizione oncologica, per dislipidemia, resistenza insulinica, diabete, osteoporosi, disbiosi, steatosi epatica non acolica… Sono Silvia Petruzzelli, nutrizionista (con approfondimenti in epigenetica e chetogenica), tecnologo alimentare. Sono autrice del libro Grani Antichi e Pasta Madre, dove si parla di salute e Consapevolezza. Coautrice de Il Cibo della Gratitudine. Ho collaborato

alla stesura del libro Medicina da Mangiare di Franco Berrino, curando la parte relativa alla prevenzione e contribuendo con numerose ricette di “Cibo Medicina”. Curo io sito http://www.ilcibodellasalute.com

Gestisco il B&B il Melograno Nano, a Barga (LU). Con l'Associazione Chicco di Riso, organizzo Corsi di cucina naturale, conferenze, fornendo suggerimenti e ricette sull'alimentazione, allo scopo di sensibilizzazione e promuovere la cultura del cibo sano e della sostenibilità ambientale. Ricordando anche l'importanza di nutrire emozioni ed anima,
ritornando alla nostra umanità. Ed acquisendo maggiore consapevolezza. Per costruire un mondo migliore.

21/05/2026

Avviso. Da venerdì 22 maggio al 3 giugno non sarò raggiungibile, tra visite a Roma e cammino del Salento

21/05/2026

Ricordiamo che la carne rossa è da limitare, in particolare se lavorata.

20/05/2026

Non esiste l'intolleranza alle proteine del latte. Esiste invece l'intolleranza al lattosio, dose dipendente

20/05/2026

Colesterolo alto? Hai verificato la tiroide? Che, ricordiamo, ha bisogno dello iodio per funzionare… quindi alghe marine tutti i giorni

Chissà perché, quando si parla di carne rossa, a molti non piace la raccomandazione che recita "𝐋𝐈𝐌𝐈𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐋𝐄 𝐂𝐀𝐑𝐍𝐈 𝐑𝐎𝐒𝐒𝐄"...
20/05/2026

Chissà perché, quando si parla di carne rossa, a molti non piace la raccomandazione che recita "𝐋𝐈𝐌𝐈𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐋𝐄 𝐂𝐀𝐑𝐍𝐈 𝐑𝐎𝐒𝐒𝐄". Che siano grass-fed o meno, sono comunque da limitare.

Il punto fondamentale è l'eccesso di proteine (in particolare con BCAA) e il ferro EME.

Vero è che oggigiorno ci sono tanti fuffa guru, al soldo di big Pharma e degli allevamenti intensivi che promuovono un ritorno al passato. Per giunta fatto male, senza un minimo di cultura della storia dell'alimentazione umana, visto che nel periodo paleolitico l'essere umano era prevalentemente raccoglitore.

La caccia rappresentava decisamente un evento particolare. Si andava a caccia con arco e frecce, si rincorreva la preda.. e non sempre si aveva successo nell'impresa. A volte i paleolitici dovevano accontentarsi delle carcasse di bestie uccise da animali predatori.

Oltretutto, non vi erano i supermercati e non vi era il frigo dove conservare la carne (che è un alimento molto deperibile).

E comunque l'essere umano si è poi evoluto con il Neolitico, quando ha iniziato a mangiare cereali integrali e legumi, che per millenni hanno donato salute. E' aumentata l'aspettativa di vita media.

Poi è arrivata l'era industriale e l'aspettativa di vita sana si è ridotta. Del resto, diciamo grazie ai prodotti industriali, processati. Senza considerare che, nel nuovo millennio, il consumo di carne è decisamente aumentato.

𝐀𝐍𝐍𝐎 𝟏𝟗𝟐𝟒. Il consumo procapite annuo di
👉 frumento era di oltre 180 kg
👉 carne era di circa 5 kg

𝐀𝐍𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟏𝟒. Il consumo procapite annuo di
👉 frumento era di circa 47 kg
👉 carne era di circa 80 kg

Quindi, dal 1924 al 2014 si è ridotto il consumo di frumento ed è aumentato NOTEVOLMENTE (di 16 volte) quello di carne. Nel mentre sono aumentate le malattie cardio metaboliche, tra cui il diabete t2 e le malattie cardiovascolari.

Ci sono numerosi studi che ci mettono in guardia da un consumo eccessivo di carne, in particolare di carni rosse lavorate. Studi pubblicati su riviste scientifiche di altissimo livello.

Sempre più evidenze scientifiche mostrano l’importanza di ridurre il consumo di carne per la salute [1].

Il consumo di carne potrebbe influenzare il rischio di diabete di tipo 2 attraverso diversi meccanismi causali che peggiorano la sensibilità all’insulina, la funzionalità delle cellule β pancreatiche o entrambe [2].

La carne è caratterizzata da un elevato contenuto proteico e alcune ricerche hanno indicato una potenziale associazione tra un elevato consumo di proteine ​​animali e un aumento del rischio di diabete di tipo 2 [3, 4, 5].

Ogni 70 grammi di carne rossa non trasformata e carne lavorata che viene consumata quotidianamente aumenterebbe il rischio di malattie cardiache del 15% e di diabete del 30% [6].

Un’iperattivazione costante nel tempo del pathway di mTOR (attivato da un eccesso di proteine, in particolare di origine animale) porta a secrezione di insulina difettosa, stress del reticolo endoplasmatico e ridotta sopravvivenza delle β-cellule [7].

Una meta analisi pubblicata su Lancet (settembre 2024), una rivista con impact factor non paragonabile a “lo dice mio cuggino”, condotta su quasi 2 milioni di partecipanti in 20 paesi, ha evidenziato un significativo legame tra consumo di carne e l’aumentato rischio di diabete t2 [8].

Il consumo quotidiano di salumi comporta un incremento del rischio di mortalità totale (+15%), cardiovascolare (+15%) e oncologica (+8%) secondo una meta-analisi su Public Health Nutrition [9].

Le persone che consumano più frequentemente carni lavorate presentano un rischio di morte per tutte le cause del 23% più alto rispetto ai consumatori occasionali [10].

Il consumo di salumi è associato a rischio aumentato di tumori colorettali, con un incremento stimato del 18% per chi ne consuma in quantità elevate [11].

Il ferro EME è il è l'attore principale in diversi aspetti dell'insorgenza e della progressione del tumore [12].

Possiamo scegliere di NON farci manipolare dalle Vanna Marchi 2.0... da chi ha solo a cuore gli interessi economici e poco a cuore la salute della collettività.
Possiamo scegliere la salute a lungo termine.

La scelta è nostra.

P.S. Vengono classificate come carni rosse: manzo, vitello, maiale, cavallo, capra, pecora e agnello.

Per carni lavorate si intendono salumi (come prosciutto, pancetta...) e insaccati (salsicce, salami, mortadella...)

BIBLIOGRAFIA

[1] Li, C., Bishop, et al (2024). Meat consumption and incident type 2 diabetes: an individual-participant federated meta-analysis of 1·97 million adults with 100 000 incident cases from 31 cohorts in 20 countries. The lancet. Diabetes & endocrinology, 12(9), 619–630.

[2] Zheng, Y et al. (2018). Global aetiology and epidemiology of type 2 diabetes mellitus and its complications. Nature reviews. Endocrinology, 14(2), 88–98.

[3] Malik, V. S. et al. (2016). Dietary Protein Intake and Risk of Type 2 Diabetes in US Men and Women. American journal of epidemiology, 183(8 ), 715–728.

[4] Fan, M., Li, Y., Wang, C., Mao, Z., Zhou, W., Zhang, L., Yang, X., Cui, S., & Li, L. (2019). Dietary Protein Consumption and the Risk of Type 2 Diabetes: ADose-Response Meta-Analysis of Prospective Studies. Nutrients, 11(11), 2783.

[5] Li, J., Glenn et al. (2022). Dietary Protein Sources, Mediating Biomarkers, and Incidence of Type 2 Diabetes: Findings From the Women’s Health Initiative and the UK Biobank. Diabetes care, 45(8 ), 1742–1753.

[6] Papier, K. et al. (2021). Meat consumption and risk of 25 common conditions: outcome-wide analyses in 475,000 men and women in the UK Biobank study. BMC medicine, 19(1), 53.

[7] Augsornworawat, P., Velazco-Cruz, L., Song, J., & Millman, J. R. (2019). A hydrogel platform for in vitro three dimensional assembly of human stem cell-derived islet cells and endothelial cells. Acta biomaterialia, 97, 272–280.

[8] Li C, Bishop TRP, Imamura F, et al. Meat consumption and incident type 2 diabetes: an individual-participant federated meta-analysis of 1·97 million adults with 100 000 incident cases from 31 cohorts in 20 countries. Lancet Diabetes Endocrinol. 2024;12(9):619-630. doi:10.1016/S2213-8587(24)00179-7

[9] Wang X, Lin X, Ouyang YY, et al. Red and processed meat consumption and mortality: dose-response meta-analysis of prospective cohort studies. Public Health Nutr. 2016;19(5):893-905. doi:10.1017/S1368980015002062

[10] Larsson SC, Orsini N. Red meat and processed meat consumption and all-cause mortality: a meta-analysis. Am J Epidemiol. 2014;179(3):282-289. doi:10.1093/aje/kwt261

[11] Farvid MS, Sidahmed E, Spence ND, Mante Angua K, Rosner BA, Barnett JB. Consumption of red meat and processed meat and cancer incidence: a systematic review and meta-analysis of prospective studies. Eur J Epidemiol. 2021;36(9):937-951. doi:10.1007/s10654-021-00741-9

[12] Fiorito V, Chiabrando D, Petrillo S, Bertino F, Tolosano E. The Multifaceted Role of Heme in Cancer. Front Oncol. 2020;9:1540. Published 2020 Jan 15.

19/05/2026

Ho tolto i cibi industriali e sto meglio... non è merito della paleolitica, ma di Grazia, Graziella e soprattuto grazie al...

19/05/2026

I carboidrati possono essere raffinati? No! Sono molecole che non vediamo. Ad essere raffinato è il cibo, non le molecole.

19/05/2026

I legumi sono importanti: mangiarne di più riduce il rischio cardiovascolare e di infarto

Vi prendono in giro con il Claim “a basso indice glicemico”.Peccato che l’indice glicemico è un concetto molto relativo....
19/05/2026

Vi prendono in giro con il Claim “a basso indice glicemico”.

Peccato che l’indice glicemico è un concetto molto relativo. A influenzare realmente la glicemia è il carico glicemico.

Possiamo avere un alimento ad alto indice glicemico (le carote cotte ad esempio) ma a basso carico glicemico, perchè il carico glicemico dipende annche dalla quantità di carboidrati dell’alimento.

Quindi, se mangio 100 gr di carote cotte, il carico glicemico sarà basso. E se le salto in padella con olio extravergine di oliva, mi arricchisco di antiossidanti come il beta carotene.

Pubblicizzano poi la pasta a basso indice glicemico. Perché più ricca di fibra solubile. Questa è veramente una presa in giro.
Perché in cottura l’indice glicemico aumenta. Più si cuoce, più aumenta.

Generalmente è pasta con amido resistente… che deriva dalla retrogradazione degli amidi… che poi in cottura gelatinizzano… quindi si riducono… oltre a ridursi nell’acqua di cottura visto che si tratta di fibra idro-solubile.

“Ah ma tanto è a basso indice glicemico” dirà qualcuno caduto nella trappola del marketing… ne mangerà tanta e la glicemia aumenterà parecchio… visto che è il carico glicemico che conta… quindi la quantità di cibo. E oggi il punto è che si mangia troppo!

Poi saranno grani moderni, magari dal Canada, che potrebbero favorire permeabilità intestiale.

Non facciamoci prendere in giro dal marketing.
Per millenni non abbiamo avuto bisogno di parlare di indice glicemico. Tanto meno di carboidrati, proteine, lipidi.

Per millenni l’essere umano ha saputo cosa mangiare. Prima che, con l’industria, arrivassero tutte le malattie che ci sono oggi.

Torniamo a mangiare cibo vero.
Senza claim.

Non siate polli!! 🐓

19/05/2026

Ha senso promuovere cibi a basso indice glicemico? No! Perché quello che impatta sulla glicemia è il carico!

18/05/2026

Sai che le gallette sono cibi ultraprocessati? Quindi non salutari?

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