09/03/2026
Caso studio: PMA e insulino-resistenza
Nina (nome di fantasia per tutelarne la privacy), 34 anni, normopeso, si è rivolta a me dopo due tentativi falliti di PMA.
Gli esami che aveva eseguito risultavano nella norma, con una glicemia a digiuno lievemente borderline (101 mg/dL).
Mi racconta però di non riuscire a perdere peso da tempo, nonostante un’alimentazione corretta, e di avere da mesi valori glicemici tra 100 e 103 mg/dL.
Un’analisi più attenta suggeriva la possibilità di un’alterazione metabolica non ancora evidente negli esami standard.
In accordo con il suo medico curante abbiamo deciso di approfondire con curva da carico glicemica e insulinemica.
Il risultato è stato interessante:
glicemia nei limiti, ma curva insulinemica significativamente alterata.
Questa condizione viene definita insulino-resistenza compensata: l’organismo riesce ancora a mantenere la glicemia normale, ma lo fa producendo quantità maggiori di insulina.
Questo aspetto può avere un ruolo importante nei percorsi di fertilità.
L’insulina infatti non regola solo la glicemia: a livello ovarico interagisce con la funzione follicolare e con i processi di maturazione dell’ovocita.
Diversi studi indicano che livelli cronicamente elevati di insulina possono:
* alterare il microambiente follicolare
* aumentare lo stress ossidativo
* favorire uno stato infiammatorio di basso grado
* influire sulla qualità ovocitaria
In altre parole, una glicemia normale non esclude un’alterazione della sensibilità insulinica.
Con Nina abbiamo lavorato per circa 10 settimane su:
✔ modulazione del carico glicemico dei pasti
✔ distribuzione strategica dei carboidrati
✔ stabilizzazione dell’insulina durante la giornata
✔ alimentazione ricca di nutrienti antiossidanti
Senza approcci restrittivi, ma con una strategia nutrizionale mirata.
Dopo questo periodo si è osservato un miglioramento del profilo insulinico e della risposta alla stimolazione ovarica.
Nei percorsi di PMA la stimolazione ormonale è solo una parte del quadro: anche l’ambiente metabolico conta.
Per questo motivo, nei percorsi di fertilità, può essere utile valutare non solo la glicemia, ma anche la sensibilità insulinica.