23/04/2026
Quando è nata CiaoLapo non esistevano i social: le parole viaggiavano lentamente, le persone scrivevano lunghi post nei forum in rete, si incontravano a gruppetti nei caffè e nelle piazze per scambiarsi frammenti delle loro storie di lutto e di vita dopo il lutto. C’era un tempo per gestire questa intricata massa che è il post lutto più lento, meno orientato a “superare” più orientato a condividere, a stare, a coltivare la propria elaborazione, prendendosi cura della ferita e anche della vita che ci sta intorno. Questo tempo di prima aveva un ritmo più consono al viaggio interiore che tutte e tutti devono fare quando stanno elaborando un lutto (che si sa, dannazion, non si elabora con lo schiocco di dita, con un pacchetto di 5 magiche sedute di qualcosa, con un altro figlio, una crociera etc, perché è un processo non lineare, articolato e composito: servono tante cose per compiere un’elaborazione, e serve il tempo per farle proprie, tempo che non è mai perso, ma sempre guadagnato). Poi sono arrivati i social, tanti, e in tante forme: sono comparse le storie, i video con le musiche, i trend dei colleghi che mimano il dolore con le mossette, i caroselli con le frasi a effetto per colpire “la pancia”, quella stessa pancia che con estrema fatica cerchiamo di amare di nuovo e che andrebbe protetta con amore e gentilezza. Dal silenzio ingiusto e stigmatizzante dei primi anni duemila quando di non si poteva parlare e i giornali ci dicevano che era un argomento troppo di nicchia per scriverne (!!!!) siamo passati alla sovraesposizione del tema: migliaia di post, di video, di hashtag, inondano ogni giorno le nostre bacheche, creando spesso un rumore di fondo che confonde le idee, amplifica l’onda d’urto per chi sta ancora elaborando, e rende difficile distinguere le informazioni appropriate dalle banalità erronee buttate lì per fare engagement.
I social sono un vortice e questo vortice non si muove con la velocità che è necessaria alla mente e al corpo per stare bene. , dentro e fuori dai social, coltiva da venti anni spazi lenti, lavora con tanti piccoli gruppi, e si prende cura delle ferite, ogni giorno, col tempo che ci vuole. 💫