23/01/2026
Il corpo tossisce. Starnutisce. Piange.
Per espellere ciò che non gli appartiene.
Perché non tutto ciò che entra è degno di restare.
Polvere, batteri, fumo, tossine.
Il corpo ha i suoi rituali: convulsi, rumorosi, a volte violenti.
Ma sono riti di purificazione.
La saggezza animale che ancora ci abita.
E l’anima?
L’anima non ha bronchi. Non ha trachea.
Ma ha soglie.
E quando qualcosa di tossico vi entra -
una menzogna, un tradimento, una catena,
un amore finto, un dio venduto, una vergogna imposta - l’anima cerca un’uscita.
E allora come tossisce l’anima?
A volte grida nel sonno.
A volte scrive poesie che nessuno leggerà.
A volte rompe tutto, senza sapere perché.
A volte si isola, per non infettare.
A volte smette di parlare, perché ogni parola sarebbe veleno.
A volte urla. O danza. O canta a squarciagola nel buio. O lascia. O parte. O si ribella.
Oppure ama di nuovo, con uno strappo.
Ma il suo vero colpo di tosse è il pianto sacro.
Non quello domestico, non quello educato.
Quello che viene da dentro.
Quello che non si può fermare.
Quello che ti svuota e ti salva.
Lì, l’anima sta sputando il male.
Il corpo tossisce. L’anima trasforma.
E quando non riesce a espellere il male, l’anima si ammala.
Diventa servile. Si rattrappisce. Fa sogni senza luce.
Diventa triste, ma non sa dire perché.
Per questo non va mai fermata la tosse dell’anima.
Va ascoltata.
Onorata.
Lasciata uscire.
(Manuele Dalcesti - da "I Sentieri del Lupo")
Immagine: Opera di Paul Klee - "Mythical Flower" (watercolor)