Dott. Marco Papalino Psichiatra

Dott. Marco Papalino Psichiatra Il benessere mentale dell’individuo è importante per una vita vissuta al massimo delle possibilità.

Per questo,nella mia pratica clinica, miro a prevenire, fare diagnosi precoce e intervenire tempestivamente per la restituzione del completo benessere. Le sedi dove sarà possibile richiedere un colloquio con Dottor Marco Papalino: Bari-Fasano

Un padre. Tre figlie.Una malattia conclamata che attraversa la famiglia, andando ben oltre i confini della persona che n...
10/04/2026

Un padre. Tre figlie.
Una malattia conclamata che attraversa la famiglia, andando ben oltre i confini della persona che ne è affetta, disegnando traiettorie a cui ciascunə prova a dare un senso, costruendo — nel tempo — il proprio modo di stare al mondo.

E poi una nuova diagnosi. Improvvisa. Inattesa.
Capace di mettere in discussione quegli equilibri che sembravano consolidati, ridefinendo ruoli, certezze, quotidianità.

“La figlia conforme” di Francesca Cavallone parte dall’esperienza di una, ma intreccia — insieme — le storie di un’intera famiglia.
Un sistema che si rende visibile proprio nel momento in cui si scompone, mostrando quanto ogni vissuto individuale sia, in realtà, profondamente connesso agli altri.

Un racconto che attraversa il tema della malattia, ma anche quello dell’identità, dell’appartenenza e delle diverse possibilità con cui ciascunə prova a trovare il proprio posto.

📍 Sabato 11 aprile 2026 – ore 17:30 presso il Cinema Il Piccolo di Matera ci sarà l’occasione per incontrare l’autrice Francesca Cavallone, in dialogo con le dott.sse Antonella De Biasi e Maria Giovanna Lotito, all’interno della rassegna organizzata dal Centro Studi Metereon.

08/04/2026

/sò-gno/

C’è un “sogno” che ci muove,
che orienta, che dà una direzione.

C’é un “sogno” inteso come desiderio, come obiettivo, come aspirazione rispetto a ciò che vorremmo essere, diventare o come vorremmo vivere.

E infine c’è un “sogno” che é quello che prende forma nella notte; uno spazio in cui ritornano esperienze già vissute o si affacciano prospettive possibili, scenari che generano emozioni — paura, entusiasmo, attesa.

A volte è un rifugio.
Altre, un luogo meno prevedibile, in cui emergono pensieri e immagini che non possiamo controllare.

Ci sono notti in cui il sogno accompagna, e altre in cui si attende soltanto che passi, che arrivi il mattino a riportare ordine o a lasciare spazio a qualcosa di nuovo.

Forse è proprio in questo che il sogno trova il suo senso: nel tenere insieme ciò che siamo e ciò che, ancora, stiamo provando a diventare.
Manteniamo vivo il sogno.

Ci sono legami che ci tengono ancorati e altri che, invece, chiedono di essere messi in discussione.Crescere, evolvere, ...
25/03/2026

Ci sono legami che ci tengono ancorati e altri che, invece, chiedono di essere messi in discussione.

Crescere, evolvere, vivere - in generale - non è un movimento lineare; a volte significa prendere le distanze da quello che é noto, rinegoziare ciò che abbiamo ricevuto o che abbiamo precedentemente definito, capire cosa continua a rappresentarci e cosa no.

“Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi attraversa proprio questo spazio: quello in cui identità, appartenenza e autonomia si incontrano — e si scontrano.

Una lettura che invita a fermarsi e a interrogarsi su ciò che siamo, su come ci definiamo, su quali spazi scegliamo di abitare — dentro e fuori di noi.

Che realtà ha il dolore?L’esperienza di ognunə di noi ci dice che non é possibile ridurlo ad un mero meccanismo biologic...
05/03/2026

Che realtà ha il dolore?

L’esperienza di ognunə di noi ci dice che non é possibile ridurlo ad un mero meccanismo biologico; quello che facciamo, ciò che sentiamo, ciò che pensiamo mentre lo attraversiamo può influenzare la sensazione dolorosa.

Nel corso del 30° Congresso della Società Italiana di Psicopatologia ho provato a partire da qui: dal passaggio dal segnale al senso.

Le neuroscienze ci dicono che il dolore non è un’esperienza lineare, non è mai solo il risultato di una trasmissione periferica.
È il risultato dell’integrazione di componenti sensoriali, emotive e cognitive: aspettative, attenzione, contesto, stato emotivo possono tutte amplificare o, comunque, modulare ciò che percepiamo.

Lo stesso stimolo può essere vissuto in modo diverso.
Dalla stessa persona, in momenti diversi.
Da persone diverse, nello stesso contesto.

Questo non rende il dolore “meno reale”. Lo rende più complesso; proprio per questo un approccio integrato — farmacologico e psicoterapeutico — non è un’opzione possibile, ma una necessità clinica.
Integrare i livelli biologici e quelli emotivi significa ridurre la sofferenza e prevenire la cronicizzazione.

Forse la domanda non è solo “quanto fa male?”, ma anche “che significato sta assumendo questo dolore nella mia storia?”.

Ed è lì che il lavoro clinico diventa incontro.

/e-qui-lì-bri-o/ & /e-qui-li-brì-smi/Chi siamo quando ci spogliamo del nostro ruolo?Cosa rimane, fuori dai contesti che ...
10/02/2026

/e-qui-lì-bri-o/ & /e-qui-li-brì-smi/

Chi siamo quando ci spogliamo del nostro ruolo?
Cosa rimane, fuori dai contesti che ci definiscono?
Quanto confondiamo il fare con l’essere?

A volte i confini tra vita personale e lavoro diventano così sfumati da non riuscire più a distinguere dove finisce l’uno e inizia l’altra.
Gli impegni si allungano oltre l’orario, le scadenze invadono i pensieri, e ci ritroviamo a vivere — più che a scegliere — il tempo.

Sperimentiamo sentimenti contrastanti: entusiasmo, senso di colpa, gratitudine, frustrazione.
E ci sembra che tutto debba entrare, allo stesso modo, nello stesso giorno.
Ma è davvero così?

Forse la prima domanda da farci è questa:
dove sono i miei confini?
Quanto spazio lascio a me stessə?
Quanto permetto agli altrə — o alle cose — di occuparlo?
E quanto pretendo che anche chi ho intorno faccia lo stesso?

Qualche tempo fa mi sono svegliato con la sensazione di essere in ritardo…
…ed erano solo le 6:30.

Riscoprire il senso dei ruoli, del tempo, dei limiti non è disimpegno.
È cura.
È equilibrio.
O, forse, il primo passo per costruirne uno nuovo.

29/01/2026

/so-glì-e/

Ci sono momenti in cui ci sentiamo su una soglia.
Non più nel luogo da cui veniamo, ma ancora lontani da quello verso cui stiamo andando.

Non sappiamo cosa ci aspetta, se saremo all’altezza, se riusciremo a restare saldi, se andrà come speriamo…se, se, se…

Ma sappiamo che qualcosa sta cambiando.
E questo basta per sentirci un po’ spaesatə.

In questi passaggi, spesso pieni di domande, è facile cercare risposte immediate.
Ma non sempre ci sono.
A volte, l’unica cosa che possiamo fare è trovare un punto fermo — dentro o fuori di noi — verso cui muoverci.

Un riferimento.
Un confine che ci aiuti a non perderci.
Un passo, poi un altro.
Con pazienza. Con cura. Con ascolto.

Perché anche nelle transizioni più incerte, c’è sempre qualcosa che possiamo fare:
continuare a camminare.

Radici. Lasciti familiari. Ri-Costruzione. Queste le parole con cui proverei a riassumere le pagine che mi hanno accompa...
07/01/2026

Radici. Lasciti familiari. Ri-Costruzione.

Queste le parole con cui proverei a riassumere le pagine che mi hanno accompagnato nelle scorse giornate durante la lettura di Malbianco.
Un viaggio, quello di Marco Petrovici, alla scoperta delle proprie “radici” attraverso la strenua ricostruzione delle origini della propria famiglia come cura al proprio stesso male.
Una ricerca di verità a colmare i vuoti, i silenzi, i non detti ma soprattutto volta a riconoscere quelle “ripetizioni” che tornano da una generazione all’altra: nomi, gesti, errori che si tramandano come un’eredità, come un lascito invisibile.
Un viaggio che è anche una ricostruzione di un periodo che non può essere più attuale di quello presente: una guerra mondiale, la seconda, descritta attraverso le vicende di due fratelli, Vladimiro e Demetrio Petrovici, impegnati in una lotta tanto esteriore, quella alla sopravvivenza, quanto interiore, nei confronti della vergogna, del dolore, della rinuncia, del tradimento.

Un racconto, quello di Desiati, che tocca corde emotive che, chiusa l’ultima pagina, lascia addosso una domanda che forse ci riguarda tuttə: “E io? Da dove vengo io?”. Una domanda colma del desiderio di comprendere quali sono le proprie radici, cosa abbiamo ereditato, cosa vorremmo tenere e cosa, invece, lasciare andare o ri-costruire.

Per chi avesse il piacere di ascoltare l’autore, Mario Desiati sarà il primo ospite della rassegna “Orizzonti che si incontrano” organizzata dal Centro Studi Meteoron che si terrà presso il 📍 Cinema “Il Piccolo” di Matera questo sabato 10 gennaio 2026 alle ore 17:30.

31/12/2025

/e-vo-lu-zió-ne/

É una parola che mi piace, perché non rappresenta una frattura con il passato, ma un senso di continuità tra ciò che é stato, ciò che é e quello che potrebbe essere.

È il filo che tiene insieme ciò che siamo statə e ciò che scegliamo di diventare.

Ogni passaggio, anche quello che oggi fatichiamo a comprendere, porta con sé il seme di qualcosa.
Un errore, una rinuncia, una ferita: tutto può essere terreno fertile.
Perché evolvere non significa cancellare, ma accogliere.
Accogliere ciò che c’è stato, riconoscerne i limiti,
e decidere — passo dopo passo — cosa portare con sé e cosa lasciar andare.

C’è sempre la possibilità di un cambiamento e ogni giorno, anche il più simile al precedente, può essere il primo di una nuova direzione.

Un abbraccio A chi oggi sorride e a chi trattiene una lacrima.A chi si sente colmə di graditutudine, e a chi porta un vu...
25/12/2025

Un abbraccio

A chi oggi sorride e a chi trattiene una lacrima.
A chi si sente colmə di graditutudine, e a chi porta un vuoto.
A chi ama condividere, e a chi oggi ha bisogno di raccogliersi.
Perché se c’è una cosa che le feste ci ricordano,
è il valore dei sentimenti.
Tanti cari auguri e un forte abbraccio 🫂❤️

17/12/2025

Respira.
Rallenta.
Rifletti.

Circondati
di suoni, non di rumori.
di momenti, non di attimi.
di pause, non solo di impegni.
di emozioni, tutte — non solo di paure.
di persone, non di gente.
di ricordi, non solo di scatti.

A volte, basta fermarsi
per accorgersi di essere già circondatə
da ciò che conta davvero.

Essenziale, non minimo.
Semplice, non vuoto.
Vero.

🧬 Congresso Nazionale sulla Sindrome dell’X Fragile. “Ricerca, cura, inclusione”🗓 9 ottobre 2025 | Università degli Stud...
16/10/2025

🧬 Congresso Nazionale sulla Sindrome dell’X Fragile. “Ricerca, cura, inclusione”

🗓 9 ottobre 2025 | Università degli Studi di Bari

Ci sono condizioni che con più difficoltà arrivano all’attenzione dei più.
Condizioni che, pur avendo un impatto profondo sulla vita di molte persone e famiglie, faticano a trovare uno spazio, una voce, una risonanza.

Parlare di Sindrome dell’X Fragile significa affrontare una realtà complessa, che accompagna la persona per tutta la vita, e che in età adulta si arricchisce di nuove sfide: la comparsa di comorbidità psichiche, la ricerca di autonomia, la costruzione di legami sociali più solidi e inclusivi.

La cura diviene, quindi, un processo delicato, integrato, sempre rispettoso dei bisogni del soggetto e dei suoi caregivers.

Una gestione farmacologica personalizzata, affiancata da interventi psicologici e supporti relazionali e occupazionali diventano la strategia più efficace non per “normalizzare” la differenza, ma per vivere appieno la propria individualità.

Ogni confronto tra professionisti, ogni occasione di ascolto, è un atto di cura. E ogni cura — quando è davvero tale — è anche un’assunzione di responsabilità condivisa.

Grazie all’Associazione Italiana Sindrome X-Fragile e a tutto il comitato Organizzativo per l’invito, un ringraziamento alle famiglie e ai ragazzə, nonché a chi continua a rendere questi spazi di riflessione non solo possibili, ma necessari.

10/10/2025

🧠 10 ottobre – Giornata Mondiale della Salute Mentale

Ci sono ambiti dei quali ci prendiamo cura senza esitazione:
se l’immagine si sfoca, se le lettere non sono più nitide, andiamo dall’oculista;
se ci viene suggerito di indossare un paio d’occhiali nessunə ci dice che dovremmo impegnarci di più per vedere meglio.
Nessunə ci accusa di mancanza di volontà.
Nessunə ci fa vergognare per il difetto di vista.

Perché, allora, è così diverso quando a sfocarsi è il nostro mondo interno?

Quando è la psiche a vacillare,
quando sono l’ansia, la paura, la tristezza o il senso di vuoto a farsi spazio,
improvvisamente cambia tutto.
Ci sentiamo giudicatə.
Sminuitə.
Invitatə al silenzio o, peggio, a “farcela da solə”.

Eppure, anche la Salute Mentale richiede Cura.
Anche i pensieri, le emozioni, i comportamenti, come la vista,
hanno bisogno — a volte — di supporto, di ascolto, di attenzione.

In un tempo che ci espone ogni giorno a emozioni forti, mutevoli, talvolta più difficili da contenere,
fermarci per prenderci cura di ciò che sentiamo non è debolezza.
È responsabilità.
È presenza.
È possibilità.

Per questo giornate come quella di oggi hanno senso:
per condividere, per parlare,
per riconoscere che anche quando non si vede bene,
anche quando tutto sembra sfocato,
c’è un altro modo di guardare.
E c’è sempre un modo per ricominciare a vedere.

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