05/03/2026
Che realtà ha il dolore?
L’esperienza di ognunə di noi ci dice che non é possibile ridurlo ad un mero meccanismo biologico; quello che facciamo, ciò che sentiamo, ciò che pensiamo mentre lo attraversiamo può influenzare la sensazione dolorosa.
Nel corso del 30° Congresso della Società Italiana di Psicopatologia ho provato a partire da qui: dal passaggio dal segnale al senso.
Le neuroscienze ci dicono che il dolore non è un’esperienza lineare, non è mai solo il risultato di una trasmissione periferica.
È il risultato dell’integrazione di componenti sensoriali, emotive e cognitive: aspettative, attenzione, contesto, stato emotivo possono tutte amplificare o, comunque, modulare ciò che percepiamo.
Lo stesso stimolo può essere vissuto in modo diverso.
Dalla stessa persona, in momenti diversi.
Da persone diverse, nello stesso contesto.
Questo non rende il dolore “meno reale”. Lo rende più complesso; proprio per questo un approccio integrato — farmacologico e psicoterapeutico — non è un’opzione possibile, ma una necessità clinica.
Integrare i livelli biologici e quelli emotivi significa ridurre la sofferenza e prevenire la cronicizzazione.
Forse la domanda non è solo “quanto fa male?”, ma anche “che significato sta assumendo questo dolore nella mia storia?”.
Ed è lì che il lavoro clinico diventa incontro.